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Gli occhiali di Simone Cristicchi Rubriche

 

Partirono in 220.000, tornarono decimati: in 20.000, una pagina di storia da non dimenticare. Atipico, imprevedibile, eclettico, Simone affronta un argomento su cui riflettere, come con Ti regalerò una rosa, la canzone che ha vinto il Festival di Sanremo nel 2007, ispirata alla sua esperienza di volontario in un centro di igiene mentale. Ma prima di scoprire la vena di cantautore e di cimentarsi nella recitazione, il suo primo amore sono stati i fumetti. Mi racconta la sua adolescenza e il rapporto di simbiosi che ha con i suoi immancabili occhiali, che sono stati il suo più grande cruccio. Collezionista e ammiratore di Jacovitti, al liceo decise di imparare il disegno a china buttandosi a capofitto in questa attività. Passava ore e ore chino sulla scrivania, in compagnia di fogli, inchiostro e pennino, curandosi poco di tutto il resto, illuminazione compresa.  In quel periodo, suo malgrado, dovette mettersi gli occhiali. Non riusciva proprio ad accettarli, oggi sono compagni inseparabili che lo caratterizzano e parlano di lui.
Soprattutto sono la testimonianza di un periodo importante, in cui muoveva i primi passi da artista, alla ricerca della sua identità. Gli ricordano un amico e un maestro di cui parla con gratitudine. A sedici anni trovò il numero di Jacovitti sull’elenco telefonico e si presentò da lui, con i suoi schizzi. Racconta l’emozione di quell’incontro, la cordialità di Jacovitti che accettò di prenderlo come allievo e gli insegnò non solo la tecnica, ma soprattutto a trovare un suo stile, senza imitare nessun altro, e a lavorare sodo per raggiungere un risultato.
Da allora sono passati anni, ma quegli insegnamenti sono rimasti, come gli occhiali. Col tempo Simone ha imparato a convivere con quei “corpi estranei” che progressivamente sono diventati familiari. Ha cominciato ad apprezzarli, ha capito che poteva giocarci, fare in modo che lo rappresentassero. Oggi senza occhiali si sente quasi nudo, li indossa dalla mattina alla sera. Ne ho otto diversi, sceglie le montature che lo divertono, predilige i colori, gioca con le forme. Non è un vezzo da artista scegliere modelli particolari, non è una trovata per apparire stravagante, dice. Non studia il suo look a tavolino, sceglie sempre quello che lo colpisce istintivamente. Gli preme essere apprezzato come artista: trasmettere un messaggio con le sue canzoni e adesso anche con l’attività di attore, non distinguersi per la sua immagine. Certo anche gli occhiali parlano di lui e riflettono la sua personalità.

 

 

 


 

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