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Agguato all’arcivescovo, si rafforza la pista della vendetta Cronaca

Continuano le indagini della Procura di Firenze sull’attentato di sabato contro l’arcivescovo Giuseppe Betori, nel quale il segretario della guida spirituale della città, don Paolo Brogi, è rimasto ferito da un colpo di arma da fuoco all’addome. Nell'arco dell’inchiesta per tentato omicidio sono state acquisite dagli investigatori anche le lettere anonime di protesta giunte negli scorsi mesi all’Arcivescovado fiorentino, nonché le lamentele contro la Curia fiorentina. Acquisiti, nella giornata di ieri, domenica 6 novembre, anche i filmati delle telecamere dei negozi adiacenti il palazzo arcivescovile di piazza Duomo. Sono stati interrogati anche alcuni tassisti, dato che non è escluso che, dopo aver sparato a don Brogi, l’aggressore si sia dileguato proprio a bordo di un taxi. Intanto la sola cosa sicura è la dinamica degli eventi, che gli agenti della polizia fiorentina hanno accuratamente ricostruito in ogni dettaglio. L’attentatore avrebbe atteso che l’auto sulla quale viaggiava il vescovo rientrasse nella sede della Curia, quindi sarebbe entrato dal cancello automatico seguendo la vettura ed avrebbe chiesto a don Brogi di parlare con Betori. Dato il diniego della richiesta da parte del sacerdote, l’aggressore avrebbe sparato un colpo contro il segretario del vescovo per poi puntare la pistola prima contro la schiena ed immediatamente dopo contro la nuca di Betori. Al momento di fare fuoco, però, l’uomo non avrebbe sparato al vescovo perché l’arma si sarebbe inceppata oppure perché non aveva più colpi o, infine, perché il cancello automatico si stava chiudendo, sbarrandogli ogni altra possibilità di fuga. Tutto questo, confermano gli agenti, è avvenuto in circa un minuto e mezzo. Data la dinamica dell’attentato e la tempestività degli eventi, si ritiene che l’attentatore possa essere una persona che conosceva bene gli orari e le abitudini del vescovo. Ad esempio, era a conoscenza che l’auto sulla quale viaggiava Betori sarebbe entrata nel palazzo della Curia da piazza dell’Olio anziché dall’ingresso principale di piazza Duomo. Si rafforza, dunque, la pista della vendetta di uno squilibrato, o comunque di qualcuno che vive in una condizione di disagio. L’attentatore, spiegano gli inquirenti, potrebbe essere una persona che ha maturato sentimenti di vendetta nei confronti della Chiesa fiorentina, magari per la negazione di un alloggio o di un aiuto di qualche genere. Dopo il rilascio dei 6 clochard fermati nella nottata di sabato 5 ottobre, sta tramontando, però, l’ipotesi che a compiere l’agguato contro il vescovo possa essere stato un senza tetto ubriaco. Nella giornata di ieri, domenica 6 novembre, la polizia fiorentina ha interrogato e perquisito una quindicina di persone che assomigliano alla descrizione dell’attentatore ricostruita sulla scorta delle dichiarazioni dei testimoni e dello stesso Betori. Nel frattempo le condizioni di don Brogi rimangono stabili e la prognosi potrebbe essere sciolta già nella giornata di oggi. Dopo l’intervento, durato circa 90 minuti, di sabato, il sacerdote potrebbe poi essere sottoposto ad un’ulteriore operazione per la rimozione del proiettile che gli ha perforato l’addome. Monsignor Betori, invece, ha confermato tutti gli impegni in agenda, dicendosi sereno ed esprimendo il suo perdono nei confronti dell’aggressore.

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