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Goldoni alla Pergola: felice festa del ritorno del teatro Spettacoli

Firenze – Metti un gruppo di giovani attori di talento e passione, quel po’ di euforia per la fine di 430 giorni senza teatro e un Goldoni minore, ma molto rappresentativo di ciò che è alle origini del teatro moderno. Eravamo purtroppo in pochi e ben distanziati ieri sera alla Pergola a vivere la festa del ritorno che Marco Giorgetti, direttore del Teatro della Toscana, rientrato nelle vesti di regista, ha costruito con sapienza e buon gusto.

La donna volubile, testo mai realizzato dopo la prima rappresentazione di 270 anni fa nel 1751, ha un carattere  sperimentale, di prova di artista piuttosto che di opera compiuta. Il commediografo veneziano si è esercitato sui  meccanismi e sulle dinamiche dei caratteri, delle maschere e delle situazioni trasmessigli dalla commedia dell’arte che saranno gli elementi base dei suoi capolavori.

Per renderla fruibile al pubblico di oggi Giorgetti l’ha messa a confronto con il repertorio di base della musica barocca della prima metà del settecento:  basso continuo e variazioni in tempi diversi più o meno elaborati degli archi, sottolineando il concetto registico del continuo mutare proprio della natura umana. Poi ha adattato il testo, esaltandone la comicità con un’azione drammatica il più possibile dinamica per mantenere costante l’attenzione del pubblico.

Lo spettatore entra in una platea – palcoscenico allestita con una grande pedana, due panche rococò, un lampadario semplice a quattro bracci. Qui si muove Rosaura la donna volubile, un po’ smorfiosa, un po’ maliziosa, contenta di essere sempre al centro dell’attenzione, costringendo padre, sorella, amiche, potenziali fidanzati, servette maliziose e ingenue e servitori malandrini a un continuo mutare di desideri, rapporti, emozioni. Alla fine tutti si stufano e la lasciano sola, ma lei non è così disperata. Si è tanto divertita, la furbetta.

Come gli spettatori che hanno goduto della presenza di un gruppo di attori della Scuola l’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino che hanno messo in mostra una già matura capacità tecnica nell’uso degli accenti dialettali più diversi, soprattutto romano e napoletano, voluti da Giorgetti per potenziare la vis comica dei dialoghi, nell’uso del corpo che li trasforma in danzatori continuamente in movimento e nella recitazione che richiedeva cambiamenti continui di registro.

La conclusione della vicenda della donna volubile è la metafora del tanto atteso ritorno a teatro dopo il gelo del lockdown. Alla fine gli attori salgono sul palco, il sipario si riapre e il loro ringraziamento finale, accompagnato dall’approvazione incondizionata del pubblico, è un grande abbraccio: “bentornati allo spettacolo dal vivo”. Una festa del ritorno che Giorgetti ha voluto sottolineare con un omaggio a Franco Battiato, scomparso due giorni fa, combattente mai esausto sul fronte della qualità del prodotto artistico come trasmissione dei valori che rendono meno faticoso il cammino dell’esistenza.

Alla Pergola fino al 23 maggio

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