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Google Inc. mette in vetrina il “Made in Italy” Internet

Google Inc,  principalmente nota per il motore di ricerca Google, per il sistema operativo Android e per una serie di servizi via web come Gmail, Google Maps, YouTube e molti altri, diventa alleata del Made in Italy delle regioni d'Italia. Per la Toscana sono 14 le eccellenze made in Tuscany, tra prodotti tipici e artigianato, pubblicizzati a livello globale da “Google” nell’ambito del nuovo progetto:  una mega vetrina formata da 102 mostre digitali italiane curata dal Cultural Institute di Mountain View in partnership con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Unioncamere si pone l’obiettivo di promuovere e valorizzare le principali eccellenze italiane e allo stesso tempo di combattere attraverso il web e la conoscenza da parte degli utenti-navigatori, i prodotti contraffatti – http://www.google.com/culturalinstitute/project/made-in-italy?hl=it

Nell’elenco dei prodotti tipici presentati dal portale – fa sapere Coldiretti Toscana troviamo 4 delle più famose produzioni agroalimentari toscane: il Chianti Classico, il Farro della Garfagnana (nell'immagine a sinistra), il Prosciutto Dop e l’olio “Terre di Siena” Dop. Le schede realizzate da Google descrivono (in lingua italiana ed inglese) i prodotti mediante l’utilizzo di immagini ad alta definizione, video, documenti storici, racconti, riferimenti storici esaltando con la geo localizzazione il legame con il territorio ed il contesto ambientale dove sono realizzati, vero valore aggiunto dei nostri prodotti.

“Abbiamo trovato un importante alleato internazionale nella lotta al falso Made in Tuscany alimentare che costano, solo per il nostro agroalimentare, 6 miliardi di euro l’anno e 30mila posti di lavoro nella filiera”: spiega Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana nel commentare il progetto "Made in Italy: eccellenze in digitale" che coinvolge anche i 259 prodotti alimentari italiani riconosciuti dall’Unione Europea come denominazioni di origine (Dop/Igp) e le 23 Specialità Tradizionali Garantite (Stg). “E’ un segnale positivo – spiega ancora – di attenzione e grande rispetto nei confronti dei nostri prodotti in vista dell’ Expo che deve rappresentare l’occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italianoall’estero dove il nemico maggiore – sostiene – sono le imitazioni low cost con il cosiddetto “Italian sounding” che colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale”.

A fianco di vino, formaggio, farro e olio, Google ha “selezionato” 10 prodotti dell’artigianato, alcuni molto famosi, altri meno, e proprio per questo da conoscere, come le selle di Grosseto o “sella buttera”, l’arte orafa aretina e aretina, la porcellana di Doccia, i piatti musicali di Pistoia, il vetro di Empoli, il cappello di paglia di Signa, la ceramica di Montelupo, la seta Lisio e la concia toscana.

All’estero, negli scaffali della grande distribuzione ed anche sul web, non è difficile imbattersi in aberranti imitazioni. Coldiretti ha smascherato solo una parte di questitarocchi tra cui ricordiamo il "Tuscan Moon" spacciato per un vino sangiovese ma di toscano non ha nulla; il "Forest Ville", con etichetta che riporta la scritta "Sangiovese – Chianti" ma è prodotto nella Napa Valley. Oppure il kit per pseudo Chianti in bustina venduto online per farsi in casa il vino. Poi c'è il "Toscano", salame prodotto in qualche paese sconosciuto degli Usa, il "Fennel Pollin Saleme"; la "Palenta" prodotta in Serbia, la "Finocchiono", e l'olio extravergine che sfrutta immagini e riferimenti della toscanità, come per esempio Firenze, per commercializzare confezioni il cui olio è la somma di miscele provenienti da paesi europei.

L’“agropirateria” internazionale – prosegue Coldiretti – utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale e frena le potenzialità del nostro export che vale il 6,5% del totale delle esportazioni toscane. Sul piano internazionale questo fenomeno – conclude  Coldiretti – va combattuto con l’informazione ma va anche cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto e facendo chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.

Immagine: www.google.com

 

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