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Google e la Palestina: polemiche virtuali per un problema reale Opinion leader

Botta e risposta tra i relativi portavoce, del Ministero degli Esteri israeliano e del responsabile della comunicazione di Google. Il primo prende le distanze da una scelta definita “sorprendente”. Il secondo replica che prima di introdurre il nuovo nome sono state consultate fonti autorevoli quali l'ONU, il garante dei nomi per i domini internet e l'organizzazione internazionale per la standardizzazione.

Insomma Google fa capire che non è stato un sondaggio internet ma un voto al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a condizionare la decisione. Mentre imperversa la guerra civile in Siria, l'Iraq è ancora nella morsa del terrore, i fondamentalisti di Hamas, Hezbollah e dei Fratelli Musulmani sono al potere ai confini d'Israele. L'Iran prepara il nucleare. Il processo di pace tra israeliani e palestinesi è morto e sepolto. Un semplice adeguamento dell'intestazione nella home page crea divergenza e polemiche. Futili? Forse, certamente inadeguate alla fase storica. Ricordiamo che Palestina è un nome dai troppi significati: politici, geografici, religiosi, storici e diplomatici. È un termine ambivalente: “Lo status giuridico, politico e istituzionale della Palestina storica al giorno d'oggi è tuttora controverso. È l'oggetto di uno dei più gravi conflitti della storia contemporanea, dando luogo ad uno stato di ostilità internazionale, con una serie di confronti militari, tuttora aperto da circa sessant'anni.” Scrive la pagina in italiano di Wikipedia.

Avvolgiamo il nastro della storia, mettiamo da parte la rete e facciamo un passo indietro. La parola è coniata dall'ebraico antico per indicare la terra dei Filistei. È durante l'Impero romano che, per la prima volta, il nome Palestina viene riferito ad una provincia. In modo convenzionale la Syria Palaestina segnava una terra che andava dalle coste del Mediterraneo alle acque salate del Mar Morto. Dalle sorgenti del fiume Giordano alle spiagge del Mar Rosso. Dal deserto del Sinai alla Foresta dei Cedri. Da Gerusalemme a Palmira. Una terra che nel corso degli anni venne inglobata dall'Impero di Bisanzio e poi per oltre quattro secoli in quello Ottomano. Sino al radicarsi del nazionalismo arabo e sionista che contraddistinse il mandato britannico sulla regione a cavallo delle due Guerre Mondiali. Nascono gli stati di Giordania, Libano, Siria, Egitto, Israele e infine giorni nostri l'ultima entità: i Territori Palestinesi della West Bank e di Gaza. Tutti e nessuno sono la vecchia Palestina.

La Palestina non esiste più, come non esiste più la Terra Santa dei crociati e la Terra Promessa di Mosè. Mentre un discorso a parte merita l'estensione del termine Territori Palestinesi Occupati che si trasforma dopo l'ultima risoluzione ONU in stato osservatore. Lo stato di Palestina è ufficialmente riconosciuto il 29 novembre del 2012, non senza qualche mal di pancia. Il nuovo status tuttavia non modifica la situazione politica in essere e non influisce sui negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. La Palestina odierna resta quindi una scatola vuota. Non proprio vuota in quanto vi vivono circa quattro milioni di persone. La maggioranza dei quali formalmente e giuridicamente sono palestinesi. È il diritto di un popolo ad esistere. Anzi di due, l'altro stato sovrano è ovviamente Israele.

Sulla questione si può essere neutrali, faziosi, osservatori, studiosi, appassionati, cronisti o semplici lettori. Comunque voi la pensiate l'importante è non lasciarsi mai trascinare dall'odio e dall'antisemitismo. Non confondete le ragioni, le cause e gli effetti di ciascuna parte. Altrimenti si finisce per alimentare la violenza e la contrapposizione. E tutto diventa un calderone di discussione, conflittuale, tra sordi e miopi. Così è accaduto appena resa nota la decisione di Google e così domani sarà per qualche altra banale cosa. Quello che deve essere attivato non può essere solamente la tageline di un indirizzo internet ma un nuovo negoziato tra le parti. Meglio allora che tutti abbassino i toni, come ha detto pochi giorni fa ad Assisi, ancora una volta Shimon Peres.

Alfredo De Girolamo

Enrico Catassi

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