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Gormley torna con Essere e punta al cuore del Rinascimento Breaking news, Cultura

Firenze – Event Horizon, un uomo in piedi sul bordo della terrazza degli Uffizi, sopra la Loggia dei Lanzi, basta alzare lo sguardo e subito siamo rapiti da questa scultura, uno dei lavori più celebri di Antony Gormley, ospite in passato di altre location e di grattacieli in tutto il mondo. Insieme a Another time, affacciata alla finestra nella Galleria delle Statue e a Settlement, in dialogo con l’Ermafrodito dormiente nella sala 43, hanno anticipato di qualche giorno l’apertura di Essere, la mostra dedicata all’artista inglese e accolta nella Sala Magliabechiana fino al 26 maggio, al piano terra del museo.

Dodici opere in tutto tra cui “Passage” una maxi installazione metallica, un tunnel in acciaio nero, lungo 12 metri, con la sagoma della figura umana che permette di entrarvi, in assoluto l’opera più grande mai ospitata nel museo fiorentino. I temi sono quelli prediletti dal maestro inglese, il corpo nello spazio e il corpo come spazio. Nato a Londra nel 1950 Antony Gormley torna a Firenze per la terza volta, in molti ricorderanno la grande esposizione nel 2015 per la riapertura al pubblico di Forte Belvedere mentre è del 2010 l’installazione Clearing VI alla Strozzina che esplorava la tensione tra contemporaneo e architettura rinascimentale.

Poste al centro della Sala Magliabechiana, Passage (2016) e Room, opera del 1980, dialogano per contrasto affrontando il tema dello spazio del corpo, accanto al tunnel dalla forma umana un recinto quadrato, non accessibile, sei metri per sei, formato da un nastro ottenuto dal taglio di vestiti. Altre opere sono state realizzate per l’occasione come Veer II, un’evocazione tridimensionale in ghisa di un sistema nervoso e Breathe, un’opera ricoperta di piombo che applica i principi del Big Bang al corpo soggettivo. “Quando arriva qui, il visitatore ha già fatto il giro degli Uffizi – ha detto Antony Gormely- e si rilassa. Passage è una silohuette umana e si può girare intorno, è un invito a partecipare fisicamente con lo spazio dell’opera. Altra opera importante è Room del 1980, quando ho provato, in un altra maniera, a reintrodurre il concetto di corpo nell’arte, attraverso i vestiti tagliati a strisce e in relazione con il corpo dell’architettura. Un’ altra opera è Sense, un blocco di cemento armato che sta ad indicare la posizione del corpo nello spazio. Il titolo della mostra Essere sta per l’esistenza, è la vita di ogni spettatore, la mia scultura è una piattaforma per pensare sul futuro, non cattura il passato, la mostra non è finita, si propone come una meditazione.”

“Sulla scia dell’installazione del 2010 alla Strozzina, Clearing VI, che esplorava la tensione tra creatività contemporanea e architettura rinascimentale, e della sua mostra “Human” al Forte Belvedere nel 2015 – ha commentato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – che ha instaurato un legame tra le sue sculture e la città in una lontana, quasi petrarchesca prospettiva dello spirito, Antony Gormley torna ora al cuore dell’arte e della città, il Rinascimento, interpretato simbolicamente come la culla della modernità. Abbiamo messo a punto la mostra in collaborazione con l’artista, modellandola sia sulla sua carriera personale sia sullo spazio del museo, tenendo conto dei capisaldi della storia dell’arte che ha l’onore di ospitare. Il cuore della mostra sarà nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi, mentre altre tre opere saranno distribuite in vari punti della Galleria. L’uomo è al centro dell’esperienza, ma Gormley rifiuta ogni mimesi, ogni scontato riferimento casuale alla Natura. Le sue creazioni in ghisa, acciaio, tessuto, cemento e argilla interagiscono in modo coinvolgente con lo spettatore, diventando oggetti-soggetti che attirano l’attenzione, offrendo stimoli inaspettati per azione e reazione riflesse e affrontando il digitale con il rendere fisico il pixel”. Nell’occasione l’artista inglese ha donato uno suo autoritratto per la collezione degli Uffizi che troverà spazio insieme agli altri nel nuovo allestimento previsto al primo piano della Galleria.

Nella foto  l’opera Settlement 

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