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Governo alla fine, colpa grave non aver investito nella formazione Opinion leader

Con l’inizio degli anni ’50 l’ Italia  avvia un processo di sviluppo che in quattro decenni l’ha trasformata da paese semiagricolo  a paese post-industriale con un reddito pro-capite tra i più elevati del pianeta . All’interno  di questo processo si sono sviluppate più dinamiche, diverse tra loro. Alla fine degli anni ’60 inizia ad operare il terrorismo di matrice fascista (p.za Fontana,etc.) cui si “affianca”, all’inizio degli anni ’70, il terrorismo rosso. Nel contempo si sviluppa ed assume un ruolo progressivamente significativo la loggia segreta P2: Sindona ed il caso Ambrosoli; Calvi ed il banco Ambrosiano, etc. Quando nel 1978 le Brigate rosse  rapiscono e quindi uccidono Aldo Moro – allora il politico di maggior rilievo del paese – i tre responsabili dei tre servizi segreti nazionali erano tutti iscritti alla P2.  Silvio Berlusconi – già iscritto alla P2 – nel 1985 ottiene la licenza di trasmissione a livello nazionale per le sue tre reti  TV commerciali. Ciò in contrasto con le scelte degli altri paesi europei che avevano concesso ai singoli soggetti privati una sola rete a diffusione nazionale. Questo perché il fine delle televisioni commerciali è di vendere spettatori agli inserzionisti commerciali. Il contenuto dei programmi quindi è unicamente funzionale a questo obiettivo. Ogni altra logica: informativa, formativa, etc è secondaria .
Nel 1989, con la dissoluzione dell’URSS, l’Italia non è più il paese di frontiera governato per logica internazionale dalla DC ed i suoi alleati. Nel febbraio 1992 prende avvio “la stagione di mani pulite”, cioè le indagini  della magistratura che portarono alla luce il sistema di corruzione, concussione, finanziamento dei partiti esercitato da ministri, parlamentari, imprenditori negli ultimi decenni della “democrazia bloccata”, il cui ceto politico era inamovibile.
Nella  primavera-estate 1992 la mafia uccide i magistrati Falcone e Borsellino. Seguono poi le stragi di mafia del 1993 e dell’aprile 94. Nel  maggio 1994 viene dato l’incarico a Berlusconi di formare il primo suo governo – in carica fino al gennaio 1995 –  per il quale si avvalse anche di più ministri eredi del fascismo.
I governi di centro-sinistra, che seguirono, affrontarono con più decisione i problemi legati alla mondializzazione ormai  affermatasi: flussi di capitali e di merci; migrazioni di popoli attraverso i confini degli stati; lo spazio del Web ormai senza  frontiere; i temi dell’equilibrio dell’ambiente e dell’ingegneria genetica entrati nella vita quotidiana, con conseguente inquietudine e disorientamento per l’opinione pubblica. Le risposte politiche che si cercò di dare scontavano il fatto che i partiti, i sindacati e gli altri protagonisti della vita politica, si erano costituiti e consolidati in funzione degli spazi politici nazionali. Dei risultati comunque si ottennero.
Nel 2001 Berlusconi  riprese la guida del Governo fino al 2006. Dopo due anni di governo Prodi, nel 2008, la destra tornò a guidare il paese fino ad oggi.
Se si considera la politica ed i relativi risultati di questi circa 9 anni di governo, quasi consecutivo, si constata che il PIL italiano è cresciuto  dello 0,6% l’anno a fronte dell’1,6% della media europea. Nel contempo il 10% delle famiglie più ricche del nostro paese ha aumentato il possesso della ricchezza nazionale dal  41% al 48%. Sono alcuni risultati che qualificano  la qualità della politica  del governo di destra.  La responsabilità più pesante e negativa, però, dell’attuale governo è il non aver investito nella formazione dei cittadini. Un passaggio storico, come quello che stiamo vivendo da qualche decennio – di fatto un profondo cambio d’epoca- richiede una adeguata modifica  della mentalità dei cittadini e della società che vive questo passaggio, pena la decadenza del paese. Gli spazi dei capitali, delle merci, dei rapporti interpersonali, dell’informazione, della cultura, sono ormai  quelli del pianeta. Il moltiplicarsi delle informazioni richiede una adeguata capacità di sintesi critica. Questo determina che le peggiori insidie per i singoli cittadini e per la società, sono il frutto dello scarto tra la dinamica della realtà – nella società nazionale ed internazionale – e l’orizzonte culturale, che caratterizza i processi formativi nel nostro paese, così’ legati  al “passato remoto” A fronte di ciò i governi Berlusconi non hanno aumentato le risorse per la formazione, le hanno  “diminuite” in modo significativo.

        

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