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Governo, la crisi diventa vera. Le elezioni ancora no Opinion leader

Firenze – Tanto tuonò che piovve. Stavolta ci siamo davvero e i salvinologhi possono tranquillamente discutere se il momento scelto dal vicepremier per aprire la crisi sia tatticamente per lui più favorevole e più esiziale per la concorrenza.

Se le vicende della politica oggi non fossero così aleatorie e se il favore popolare non fosse così volatile, come si è dimostrato in tutte le elezioni in Europa negli ultimi anni, è abbastanza banale dire che il momento per tesaurizzare i consensi che le indagini assicurano oltre il 36%, dare l’ultima stoccata al junior partner pentastellato e preparare l’avvento di un centrodestra di legislatura, sì, sembra proprio ben calcolato.

Il Movimento 5 Stelle si è suicidato con la mozione contro la Tav che era del tutto minoritaria, offrendo all’ex alleato il pretesto per chiudere un’esperienza che era palesemente finita dopo che le elezioni europee del 26 maggio hanno rovesciato i rapporti di forza.

Qualunque altro punto di rottura sarebbe infatti stato più a favore dei 5 stelle (la irrealizzabile flat tax? Il rimpasto improponibile da parte di chi in parlamento detiene ancora solo la metà dei voti dell’altro? Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti leghisti? E via dicendo fra le mille ragioni del contendere) che al leader della Lega.

Questi avrebbe dato chissà cosa perché la componente gialla rompesse su sicurezza e immigrazione, ma c’è un limite alla dabbenaggine politica. Così, come due pistard che attendono sul posto che parta prima l’avversario per la volata vincente, alla fine è stato il favorito a partire.

Ma riuscirà a tagliare il traguardo delle elezioni subito e della straordinaria vittoria del centrodestra a guida salviniana? Dietro le parole del ministro dell’Interno si intravedono i rischi che sa benissimo di correre ed è per questi rischi che ha atteso così tanto a proclamare il divorzio.

In primo luogo la parlamentarizzazione della crisi voluta da Giuseppe Conte, che in un anno ha avuto il tempo di imparare rudimenti, rituali e comportamenti della politica. Salvini dovrà spiegare da senatore perché ha deciso di togliere la spina al governo, ha detto. Mentre, nel frattempo, al gruppo di maggioranza relativa e alla principale opposizione Pd si aprono spazi di azione imprevedibili, tanto tanto esercitassero un po’ di quella creatività politica di cui il paese è sempre andato fiero.

In queste ore tutti si stanno strappando le vesti e fanno giuramenti di sangue sul fatto che si debba andare subito a elezioni. Molti tuttavia si danno da fare (hanno già cominciato a farlo da tempo di fronte a un governo inesistente) per trovare soluzioni di scopo, alleanze mirate, patti transitori. Con l’obiettivo di contenere l’onda montante dell’avversario.

Guardando solo un momento fuori d’Italia, Helmut Kohl parlò di elezioni anticipate esattamente fino al momento nel quale Helmut Schmidt sciolse la maggioranza convinto che le avrebbe rivinte. Poi aspettò mesi, dopo aver vinto il voto di sfiducia, prima di chiedere lo scioglimento del Bundestag.

A Roma entra ora in campo il vero protagonista delle crisi di governo, il presidente della Repubblica. Il quale farà il suo dovere senza forzare nulla, ma dovrà per sua missione controllare se, prima di sciogliere le Camere, si profilano equilibri diversi. E, soprattutto, se sono tutelati i conti pubblici nel momento in cui si devono affrontare legge di bilancio e manovra finanziaria senza un governo e di fronte a un’Unione europea che in primavera ha assolto l’Italia ma con la condizionale: mettersi a posto con i criteri di contenimento del deficit e rientro del debito. Un aumento dell’Iva sarebbe come la dichiarazione di fallimento che riguarderebbe non solo i governanti uscenti, ma tutti gli italiani.

E se Mattarella optasse per un governo tecnico, che fra l’altro sarebbe anche più garante dell’imparzialità dell’esecutivo nella tornata elettorale che un ministro dell’Interno o un suo vice che è anche il capo di un partito che vuole vincerle? E se questo governo fosse fatto di persone di alta levatura che pensano davvero agli interessi degli italiani e ai valori sui quali è nata e cresciuta la democrazia italiana, conquistando tempo e autorevolezza?

Foto:  Sergio Mattarella

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