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Governo, niente incarichi si va avanti con Monti Politica

Di fronte all’impossibilità di sciogliere il rebus del nuovo governo, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scelto la via non solo più saggia ma soprattutto quella costituzionalmente più corretta. Le tre forze politiche più rappresentative in Parlamento non hanno i numeri necessari per esprimere un esecutivo stabile e dunque, nell’impossibilità di poter sciogliere le Camere (Napolitano è a scadenza di mandato), si dovrà attendere l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Nel frattempo un governo in carica c’è (quello Monti) e il Parlamento uscito dalle ultime elezioni potrà procedere fino alla soluzione del rebus. Insomma è ciò che i soloni della politica e del giornalismo fino a ieri definivano fuori dal mondo.
Lo avevamo scritto il 10 marzo scorso su STAMP. Nell’impossibilità di formare un nuovo governo quello attuale è sempre in carica e il Parlamento nel pieno delle sue funzioni può legittimamente operare. A norma della Costituzione.

Solo ieri Beppe Grillo nel suo blog, sotto il titolo “Il Parlamento è sovrano – Si può fare”  parlava di una proroga al governo Monti con il recupero della centralità di Camera e Senato. Una possibilità sostenuta con forza dal MoVimento 5 stelle impegnato a sottrarsi al gioco della fiducia-non fiducia. La proposta? Semplice: andiamo avanti così e votiamo in Parlamento le leggi necessarie prima di tornare al voto.
Su questo la maggioranza degli osservatori ha impiegato giorni e giorni a spiegarci che ciò era impossibile. Che se non a Bersani l’incarico lo avrebbe dovuto avere una personalità riconosciuta. No, certo non un governo tecnico ma semmai un governo istituzionale… un governo del Presidente (le definizioni in questi giorni frenetici si sono sprecate). Sempre con un occhio a Pd e Pdl e sempre bollando come peregrina l’ipotesi proroga del governo Monti (proroga naturale visto che per la nostra Costituzione ogni governo rimane sempre in carica fino alla nascita del nuovo che ne prende il posto).
Invece il Capo dello Stato (che molti volevano addirittura dimissionario per anticipare il ritorno al voto) ha colto di sorpresa tutti. Mostrandosi attento interprete e garante della Costituzione.

Non può sfuggire agli italiani e all'opinione internazionale che un elemento di concreta certezza nell'attuale situazione del nostro paese è rappresentato dalla operatività del governo tuttora in carica, benchè dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento – ha osservato Napolitano – Esso ha annunciato e sta per adottare provvedimenti urgenti per l'economia, d'intesa con le istituzioni europee e con l'essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della Commissione speciale presieduta dall'on. Giorgetti”.
Insomma, un governo c’è e c’è pure un Parlamento (semmai qualcuno se ne fosse scordato).

“Pur essendo ormai assai limitate le mie possibilità di ulteriore iniziativa sul tema della formazione del governo – ha proseguito il Capo dello Stato – posso fino all'ultimo giorno concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita tra posizioni inconciliabili''.

Per questo Napolitano ha anche annunciato  la formazione di “due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze” con il compito “di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche. Ciò potrà costituire comunque materiale utile: voglio dire anche per i compiti che spetteranno al nuovo Presidente della Repubblica nella pienezza dei suoi poteri''.
Di fronte a una situazione di stallo, Napolitano ha scelto così la soluzione più corretta. D’altronde che fare di fronte al no secco del M5S a Bersani e al no del Pd al Pdl? Bersani i numeri non li aveva. Da non vincitore si sarebbe presentato al Senato per ricevere una non fiducia annunciata. Un rischio comunque. E il governo istituzionale poi nient’altro sarebbe stato (almeno nella percezione) che una riedizione dell’accordo Pd-Pdl che aveva portato Monti al governo del Paese.

I veti incrociati non lasciavano altre strade aperte.
Sgomberato il campo della questione governo diventa fondamentale a questo punto l’ormai prossima elezione del nuovo Capo dello Stato. E’ qui che si misurerà davvero la reale voglia di cambiamento espressa dalle urne. La scelta del nuovo Presidente non sarà indifferente. Toccherà a lui essere il nuovo garante della Costituzione. Toccherà a lui riconsultare i gruppi parlamentari alla ricerca di un possibile governo e toccherà a lui sciogliere eventualmente le Camere per tornare a nuove elezioni.
Con una speranza. Che l’attuale Parlamento (a questo punto libero dalla mannaia “fiducia al governo”) riesca almeno a varare poche ma essenziali leggi fondamentali per il futuro del Paese. A cominciare dalla legge elettorale.

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