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Governo scricchiola? Nel Pd la sfida Letta-Renzi è già cominciata Politica

I segnali concreti ci sono: se, e si sottolinea se, il governo andrà a casa, nel Pd scoppierà la vera guerra fra lettiani e renziani. Una guerra toscana dunque, a cui sembrano già prepararsi capi e capetti, portaborse e portavoce, rottamati e non del più grande partito del centrosinistra.

Da un lato, il primo ministro Enrico Letta lascia che emerga la sua sostanziale fiducia nel fatto che il Cavaliere alla fine continuerà a giudicare vantaggioso questo governo sia per le sue vicende personali che per quelle del partito (spiraglio su una grazia che si dà ad  intendere che non verrà richiesta e posizione del presidente della Repubblica tutta pro-larghe intese da un lato; insperata e forse difficilmente riguadagnabile posizione di forza per un Pdl in piena crisi di transizione e di ritorno alle origini con un brand fortemente sfruttato come quello di Forza Italia dall'altro).

Dall'altro lato, un Pd che alle spalle del premier già si arma per approntare piani e diversivi in caso di caduta del governo. Piani e diversivi che cambiano a seconda  dei gruppi di riferimento. Intanto, sembrerebbe sgombrata l'ipotesi che, in caso di caduta di Letta, possa avanzare un nuovo governo con nuove maggioranze. Almeno nel Pd questa possibilità sembra non essre presa in considerazione, anche se si ha la sensazione che sia un po' come fare i conti senza l'oste, un oste che in questo caso si chiama Napolitano. Accetterà Re Giorgio di andare alle elezioni per l'ennesima volta con la stessa legge elettorale? ….
Di sicuro, in caso di elezioni, divamperebbe immediatamente la sfida fra Enrico Letta e Matteo Renzi. Con una logica e immediata conseguenza: sospendere il congresso. Non solo: trasformare le primarie in battaglia per la premiership.

In questo scenario, D'Alema mette il carico: ''Letta è solo un leader di transizione, per il futuro io immagino Renzi a Palazzo Chigi'', prevede parlando con i giornalisti del Fatto, poi accusati di avere scritto un ''resoconto parziale e talvolta distorto” della “chiacchierata” svoltasi a margine di un dibattito alla festa del Pd. Il “carico” potrebbe, come riportato da alcune fonti, aver infastidito e non poco Letta, che si ritrova sotto un giudizio che pesa come una bastonata.

Dall'esterno, non può non avere conseguenze la forte drammatizzazione che il Pdl ha dato alle vicende del suo leader e delle ultime novità politiche. Una drammatizzazione che si scarica naturalmente sul futuro del governo, e, in un gioco di specchi, ricade sulle tensioni interne del Pd. Tant'è vero che mentre il Pd si compatta sulla decadenza di Berlusconi (atto peraltro, in punta di legge, non assoggettabile a discussioni) , sul futuro arrivano in ordine sparso, con qualcuno che comincia a parlare di elezioni anticipate e di un congresso che ovvimanete viene rinviato a data destinarsi. E, naturalmente, con un segretario (Epifani) che tiene il suo posto fino a dopo le elezioni.

'Un nuovo governo lo vedo complicato e alla fine non giusto, arriveremmo azzoppati al semestre europeo mentre serve un governo forte'', sono le parole di uno della squadra di Bersani, Davide Zoggia, che in caso di primarie per la premiership, sostiene Letta, in cui individua ''il profilo giusto''.
Ah, è così? S'infiammano i renziani, che proprio per bocca di uno dei “giannizzeri” di Renzi, il fiorentino ex-vicesindaco Dario Nardella attacca la posizione di Zoggia non per l'eventualità del voto anticipato, ma per la “spirale suicida” che innesca nel Pd il congelamento di un congresso “ormai indispensabile”.

Vietato anticipare il futuro, invece, per l'ala “governista” del Pd. Perché? Sarebbe un modo per indebolire il governo, secondo alcuni degli “istituzionali”, che continuano a ribadire che il governo non è affatto in procinto di cadere, no, o perlomeno, c'è ancora tempo prima che questo accada. Parole che vengono registrate da parte di un deputato lettiano, che tuttavia ammette anche che, in caso che la crisi avvenga, altre maggioranze per sostener eun altro governo appaiono “inammissibili”. Stop dunque a illazioni su maggioranze sorrette da transfughi del centrodestra o grillini.

Per Massimo D'Alema, infine, il voto non è dietro l'angolo perché “Berlusconi sa che siamo 15 punti avanti a lui con Renzi leader''. E carica ancora: ''Letta è solo un leader di transizione per un governo momentaneo  e con un programma di scopo. Non sarà utile una seconda volta. Per il futuro immagino Gianni Cuperlo alla segreteria del partito e Matteo Renzi a Palazzo Chigi''. Torna in auge lo strano asse D'Alema-Renzi? Di certo, per ora, resta solo che la semplice ipotesi rischia di far saltare i nervi alla squadra dei lettiani. I quali a ogni buon conto ricordano che Letta resterà fuori dal dibattito congressuale del Pd salvo che la situazione si estremizzi trasformando la conta sul leader in una conta sul candidato premier.

foto: http://www.affaritaliani.it/

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