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Grand Tour, storie di grandi viaggiatrici Breaking news, Cultura

Firenze – Il Grand Tour (itinerario culturale  che  dal XVII  al XIX secolo  era  un  must  delle classi elevate, soprattutto inglesi  e che aveva per meta in particolare l’Italia) per il mondo femminile,  non fu  solo occasione di formazione culturale e di svago, ma  ha rappresentato  molto spesso  un momento cruciale dell’esistenza e ha incarnato un drammatico gesto di liberazione. Lo rileva il recente libro  Le viaggiatrici del Grand Tour (Il Mulino 2020)  di *Attilio Brilli (uno dei massimi esperti di letteratura di viaggio), scritto con la collaborazione di  Simonetta Neri.  

Parlando delle loro esperienze di viaggio, dame settecentesche e poi esponenti della borghesia, da Anne-Marie du Boccage a Madame de Staël, a Mary Shelley, raccontano romantiche storie d’amore, ma anche intrighi degni di un romanzo nero, sullo sfondo di panorami naturali e artistici che risaltano nella loro luminosa impassibilità. Come insegnano Sydney Morgan o Anna Jameson, le viaggiatrici manifestano una sensibilità che sa insinuarsi nelle pieghe più riposte di un paese per ascoltarne senza pregiudizi le voci, indagarne le condizioni politiche, gli usi e i costumi e scoprirne le insondate ricchezze.

Tra molte le vicende narrate nei singoli capitoli, troviamo, ad esempio, Venere fra cardinali e cicisbei, In carrozza con il cantante e il clavicembaloLe mogli gemelle, Il viaggio mancato. L’oracolo delle viaggiatrici, La scia iridescente della lumaca,  Il viaggio politico di una giacobina,  Conversazioni col fantasma,  Finale di viaggio in nero,  Soffrire è diverso sotto questo cielo    

I viaggi, afferma  Anna Miller nel 1776, ci invitano a sbarazzarci di quei pregiudizi talmente radicati nel nostro modo di vedere da impedirci di giudicare in maniera imparziale coloro che, vivendo in paesi lontani, sembrano essere diversi da noi.

E  a questo proposito  è stato posto in esergo  all’inizio del libro una frase  di Mary Shelley:

“Il nome dell’Italia contiene una magia in ogni sillaba, ogni luogo nominato soddisfa qualche desiderio e risveglia cari ricordi”.     

Nel sottolineare la necessità di scrollarsi di dosso fisime polverose tipicamente inglesi, Mary Berry denuncia i limiti della decantata, orgogliosa insularità britannica. Infatti, dopo aver risieduto per quattro o cinque anni in Inghilterra, “siamo portati a dimenticare – sostiene-   l’esistenza del continente europeo con la sua varietà, le sue bellezze e le sue attrattive, almeno finché   non ci mettiamo piede di nuovo”.

 Brilli e Neri sottolineano anche che nel parlare dei loro viaggi, le scrittrici che  hanno parlato delle  loro vicende  nel Gran Tour  raccontano in realtà momenti cruciali delle loro vite.  Le loro appassionate, sofferte, drammatiche narrazioni coprono l’arco di un secolo, da Anne-Marie du Boccage che giunge in Italia nel 1757, a Jessie E. Westropp che esplora insondate mete turistiche nel 1854, e, rappresentando “ il progressivo accesso al viaggio di nuove classi sociali, illustrano i mutamenti che, in cento anni, sono intervenuti  negli scopi, negli itinerari e nelle modalità del muoversi entro i confini del mondo occidentale”. 

Molte di queste viaggiatrici, inoltre, hanno offerto “inedite inquadrature dei paesi, delle civiltà e delle popolazioni incontrate e rivelano una mentalità sorprendentemente moderna.” 

Naturalmente –  si legge in questo libro  –  l’autonoma, solerte presenza femminile nella consuetudine dei viaggi e nella letteratura che ne scaturisce non è stata indenne da sarcasmi e ironie, per non dire da velenose maldicenze.  Tant’è vero che  “delle dame inglesi in partenza per il continente si soleva affermare che la loro condotta, irreprensibile in patria, diventava tutt’altra non appena mettevano piede a Calais”.

Nel saggio introduttivo si rileva che  per  quanto sporadici, non mancano comunque apprezzamenti delle risorse intellettuali delle donne e del loro diritto all’autonomia.  E  che   “nel 1845, quando i viaggi femminili sono diventati ormai una consuetudine relativamente consolidata anche presso le classi intermedie, Elizabeth Rigby, esperta d’arte e collaboratrice del marito Charles Eastlake, direttore nella National Gallery londinese, tira le somme del fenomeno ponendo in evidenza come, in poco meno di un secolo, le viaggiatrici abbiano acquisito una capacità di osservazione […..]  una volta fuori dell’ambiente domestico e poste in grado di comunicare le loro idee trasfondendole in lettere, diari e manuali, le donne hanno espresso tutta la loro originalità di visione, di analisi, di interpretazione e di giudizio”. 

*Attilio Brilli  è autore di molti libri   tra i quali Il grande racconto del viaggio in Italia (2019)

Gli ultimi viaggiatori nell’Italia del ‘900 (2018)  Il grande racconto delle città italiane   (2016)  Il grande racconto dei viaggi d’esplorazione, di conquista, d’avventura (2015). Tra i  numerosi libri  di Simonetta Neri  ne ricordiamo  due  relativi  ai  viaggi : Un americano a Roma. La guida di un newyorchese alla città del 1844   e   Valnerina.Itinerari tra natura,storia e mito. Invito al viaggio. 

 

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