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Grandi campioni: l’epopea di Celina Seghi, regina delle nevi Opinion leader, Sport

Pistoia – Sembra proprio inesauribile il successo dei nostri atleti, che in questo 2021 continuano a raggiungere i gradini più alti del podio in tutte le discipline in cui si vanno a cimentare – anche quelle extra sportive, come per esempio il panettone! – facendoci condividere pienamente l’orgoglio di sentirci italiani. Orgoglio che, però, talvolta sfuma se chi ci rappresenta – o, almeno, dovrebbe farlo – ingrana bruscamente la retromarcia. Per esempio, sui diritti civili.

Diventa, allora, doppiamente attuale la storia di una donna che di vittorie ne ha raccolte molte, su diversi fronti: in primis, per un palmares di tutto rispetto, ma non da meno per aver rappresentato una vera e propria icona di genere.

La donna in questione è Celina Seghi, campionessa mondiale di sci alpino che conta all’attivo 37 medaglie (la prima delle quali conquistata a soli 14 anni, nello slalom speciale ai Campionati italiani del 1934): 25 oro, 7 argento e 5 bronzo, ottenute con la consapevolezza che i risultati arrivano se si è capaci di mantenere costanti allenamento e concentrazione. E anche con la sensibilità di riconoscere i propri vantaggi quando questi esistano: come ci ha raccontato sua nipote Maria Giovanna, Celina ricorda sempre con gratitudine la mamma per averle permesso, già da giovanissima, di partecipare a competizioni importanti, anche se questo significava farla partire verso mete lontane. Stiamo parlando di fine anni ‘30 inizio ‘40, quando era soltanto una ragazzina e quando coprire le distanze fra l’Abetone, dove Celina abitava, e Cortina o Saint Moritz non era certo una passeggiata.

Sulle piste la chiamavano tutti “Topolino rosso” per la salopette rossa che sempre indossava e che valorizzava il fisico minuto e scattante, proprio come quello di un topolino che scappa dal gatto che lo vuole acchiappare: nel suo caso il “gatto” era il coetaneo – e non meno famoso – Zeno Colò, che lei amava seminare per aspettarlo a fine pista e prenderlo in giro allegramente. Tempi d’oro per l’Abetone, con Celina, Zeno e poi Vittorio Chierroni e Gualtiero Petrucci, i “Magnifici quattro” che sulle piste sono stati protagonisti vincendo un po’ di tutto.

E lei, Regina delle nevi, è stata donna antesignana di una libertà di genere sempre le è piaciuto rappresentare. Significativo, di questo atteggiamento, è che pur essendo nata il 6 marzo, ha spacciato la data del compleanno dichiarandola per l’8, giorno dedicato alla festa della donna: e proprio l’8 marzo 2020 la sua Abetone l’aspettava per i festeggiamenti solenni del 100° genetliaco, organizzato dal Sindaco della cittadina.

Ma il Covid non lo ha permesso e Celina si è dovuta accontentare di una visita a domicilio da parte di Gabriele Magni, allora Assessore allo Sport del Comune di Pistoia, Vittoriana Gariboldi, Presidente del CONI Pistoia, e Francesca Bardelli, Presidente nazionale dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport: dal giorno successivo ci trovammo tutti rinchiusi, e la festa abetonese – sul momento rimandata a settembre – sta ancora aspettando Celina.

La vivacissima Celina campionessa sulle piste e di una vita che l’ha vista protagonista, ha continuato a trovare dimostrazioni di consenso e simpatia fino a pochi anni fa. Francesca Bardelli ricorda la standing ovation con cui fu accolta al Regio Teatro di Parma per l’edizione 2011 di “Sport civiltà”, quando fu invitata a ritirare la “Benemerenza sportiva” proprio per il coraggio dimostrato andando contro le convenzioni che limitavano le opportunità di una donna.

A questa leggenda è titolata la sezione pistoiese dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport, benemerita del CONI, un dato di fatto che sottolinea ulteriormente il suo valore: è l’unica a portare il nome di una donna, per di più vivente e pronta a impersonare di nuovo un simbolo, questa volta la fiaccola ardente dei valori sportivi rappresentata nel logo della Unione Veterani, e a testimoniare la propria esperienza portando la sua voce nelle scuole, allo scopo di tramandare ai giovani la tradizione sportiva come deve essere, quindi sana, etica, corretta, fatta di impegno e dedizione. In queste occasioni ha sempre fatto un’ottima scena, i ragazzi l’hanno apprezzata, ascoltandola con attenzione malgrado rappresenti un tipo di sportivo in cui un ragazzino si identifica con minore facilità. Sempre per portare un messaggio significativo ai giovani, è stata madrina del “Pinocchio sugli sci”, evento dedicato ai piccoli sciatori che lei ha vissuto come una sorta di rito al quale teneva a prendere parte, condividendo con entusiasmo la propria storia con i tanti che volevano ascoltarla. E non c’è da stupirsene, è la storia di una donna che ha saputo distinguersi salendo su podi innevati, ma anche segnando significativi passi avanti per la libertà di genere.

Chi vive a Pistoia era abituato a vederla in centro, perché ogni mattina faceva la sua passeggiata andando a trovare una nipote alla libreria dove lavora: impeccabile come sempre, con indosso pantaloni un po’ larghi in fondo e giacca sportiva, scarpe a tacco quadrato ma alto, con l’inconfondibile caschetto biondo, e poi rossetto e smalto rossi, occhiali da sole. Prima del Covid: oggi, comprensibilmente, i nipoti preferiscono che non si esponga ad alcun possibile contagio. Ma a noi piace pensare che sia stata lei a contagiare noi, con l’esempio di una vita leggendaria.

Foto in alto: Celina Seghi, proprietà della famiglia

Le foto sotto sono tratte da www.italianialleolimpiadi.altervista.org

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