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Grande distribuzione, dalla Regione anticipi di riordino territoriale Ambiente

Se la nuova legge del governo del territorio resta per ora "top secret" in Regione, la conclusione positiva dell'iter della proposta di legge che modifica la legge regionale 28 (meglio conosciuta come Codice del Commercio) e della Legge 1 sul governo del territorio, potrebbe fungere da anticipazione di quello che ci si potrebbe aspettare. Sinteticamente, le linee guida che sovrintendono al generale riordino della materia appaiono, come sottolineato anche dallo stesso assessore regionale all'ambiente Anna Marson, la pianificazione sovracomunale delle grandi strutture di vendita con priorità al riutilizzo di strutture già esistenti, nuovi criteri di valutazione circa la sostenibilità e la perequazione degli oneri di urbanizzazione a livello intercomunale.

Insomma, l'installamento delle grandi strutture di vendita dovranno passare da un esame preventivo che riguarda non il solo Comune sul cui territorio insistono, ma la sostenibilità dell'insediamento  valutata in ambito sovracomunale; e, nel caso di nuova edificazione, la valutazione dovrà riguardare anche la possibilità o meno di riutilizzare e riorganizzare insediamenti e infrastrutture già esistenti. E chi dovrebbe procedere a tale valutazione? Il Comune interessato dovrà convocare una conferenza di pianificazione cui partecipano le strutture tecniche dei comuni appartenenti all'ambito sovracomunale, della Regione e della Provincia, nonchè dei comuni  confinanti pur ricadenti in altro ambito sovracomunale. Questi soggetti uniti in conferenza dovranno verificare la coerenza delle previsioni con le prescrizioni e gli indirizzi del Pit. Inoltre, sarà comunque necessaria una specifica destinazione d'uso e (Lr1) si stabilisce che il PIT deve indicare le prescrizioni e gli indirizzi per la pianificazione territoriale in questo settore. A tali prescrizioni le province ed i comuni devono conformarsi nei loro strumenti di pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio.

Ma interessante, in vista soprattutto della nuova legge per il riordino del territorio, è il ruolo della Regione rispetto alla fase decisionale. Infatti, in sede di conferenza di pianificazione, il parere negativo della Regione avrà effetto vincolante. Perchè? Per il carattere estremamente complesso della valutazione che rende la Regione il solo attore in grado di eseguirla. Tant'è vero che il parere della Regione se negativo risulterà vincolante anche in sede della conferenza dei servizi (per insediamenti superiori a 5mila metri quadri), che dovrà valutare il progetto. Fra i criteri di valutazione e verifica dell'impatto ambientale  risultano molto stringenti quelli che mirano a eliminare il problema dei cosidetti "food desert" ovverossia l'incidenza sulla permanenza di esercizi commerciali in zone scarsamente popolate oltre ai criteri di verifica sui caratteri specifici dei centri storici.

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