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Graziano Braschi, mite disseminatore di idee e di umanità Opinion leader

Firenze – Graziano Braschi, il mio carissimo amico Graziano, è scomparso martedì scorso…scomparso?E’ il termine canonico ma, almeno in questo caso, del tutto improprio. Dalla mia menoria, e da quella di molti altri – tantissimi – che gli hanno voluto bene, certo non scomparirà:una delle sue indimenticabili caratteristiche era una disponibilità e uno spessore umani senza dubbio non comuni, per non parlare delle indicazioni, dei suggerimenti e delle idee che ha seminato in vari ambiti di attività. Perché Graziano era una personalità  poliedrica, che si è espressa in vari campi:nella satira grafica, nella narrativa, nell’attività di critico letterario, nell’organizzazione di eventi culturali.Insomma, un uomo con molti interessi, con molte e diverse capacità, con molte curiosità:un uomo “a molte dimensioni”, si potrebbe dire.

L’ho conosciuto parecchi anni fa, quando lavorava come bibliotecario presso il Gabinetto Viessieux, e mi stupì la sua conoscenza, nient’affatto esibita, della narrativa; non solo di quella poliziesca, di cui era forse uno dei più esperti – certamente il maggiore per quanto riguarda il “giallo” toscano” – ma della letteratura in generale: era un grande, onnivoro lettore, di una specie,  come sappiamo, ormai assai rara. Non c’era testo o autore di cui non fosse istantaneamente in grado di richiamare i titoli, le particolarità, l’importanza. Era quindi quasi inevitabile che tale passione trovasse un autonomo sviluppo in una produzione non troppo abbondante, ma significativa, nutrita di intuizioni e trovate felici che potevano anche sconcertare, finchéla scrittur non se ne afferrava il senso nel valore e nell’economia della narrazione.

E’ sulla base della sua cultura e della sua preparazione che con Graziano avevo dato vita a un sodalizio letterario che, purtroppo, ha potuto produrre solo un numero esiguo di risultati, molto meno numerosi delle idee, dei tentativi, delle intenzioni che ci animavano. E’ stato Graziano che mi ha suggerito di riprendere e sviluppare, in un lavoro comune,  un personaggio, Paolo Giunti, di cui è ormai riconosciuta, nel “giallo” toscano, una presenza originale, significativa, che si allontana dai troppi  commissari o ispettori di polizia, dei quali (bisogna dirlo) si può registrare un’inflazione non sempre giustificata.

Ma, al di là di questo riconoscimento personale, e del ricordo di una collaborazione non tanto facile (non è mai facile, credo, scrivere a quattro mani) quanto ricca di stimoli e di contributi creativi, mi piace sottolineare la generosità di Graziano nell’aiutare gli esordienti, nell’incoraggiare, e a volte persino nell’orientare, anche gli autori più affermati, nel valutare disinteressatamente l’opera degli altri scrittori. Un tratto umano che me lo fa ricordare con affetto particolare è la sua mancanza di invidia o di gelosia, e la sua grande mitezza e bontà d’animo: una qualità, di questi tempi, davvero assai poco frequente.

Mi mancherà, Graziano. Era un amico vero, col quale potevo sempre dialogare, discutere, interloquire su una base di sincerità e di onestà intellettuale;col quale potevo anche trovarmi in disaccordo senza ipocrisie, avvertendo sempre un  un   accordo psicologico di fondo.  Che altro dire, quando la consapevolezza di una perdita così inaspettata e dolorosa ancora rende gli occhi lucidi?

Addio, Graziano.

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