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Green Italy: un’idea per lo sviluppo che è già vincente Opinion leader

Intendiamoci bene non è come quando si prende una medicina palliativa che non cura per nulla e ha solo un effetto psicologico.  Qui si parla di un’Italia che esiste e che può superare la recessione economica e la tempesta finanziaria. Chi sapeva, per esempio, che nella provincia di Modena sconvolta dal terremoto, ci fosse uno dei più importanti poli industriali del settore bio-medicale?  Sono tante le scoperte come queste che Green Italy vi fa fare: personaggi, aziende, territori che costituiscono un’assoluta eccellenza mondiale. Un'Italia che fa leva sui suoi punti di forza e conquista i mercati di tutto il mondo. Dunque non siamo di fronte a un manuale di buona volontà e di promesse di palingenesi, così frequenti in tempi di crisi, quando ci si abbandona più facilmente al fascino dell’utopia e dell’illusione.

E’ un libro all’americana, nel solco di una letteratura aziendale, che parla soprattutto attraverso casi di eccellenza, esaminati con i dati e le testimonianze dei protagonisti. Realacci ne individua 25, che costituiscono l’ossatura del volume. Da questi casi l’autore trae la sua conclusione sulla via che l’Italia deve intraprendere per  tornare ad avere il ruolo che le compete e che egli sintetizza appunto in Green Italy. I vari casi (alcuni esempi: la concia al vegetale,  il recupero di varietà cerealicole tradizionali, l’idrogeno per alimentare un’attività l’oreficeria, che ha secoli di storia alle spalle) chiariscono cosa voglia dire fare green economy in un paese come il nostro, nel quale la fortuna dei prodotti dipende anche dalla bellezza dei paesaggi, dalla tradizione, dallo stile di vita.  Si fa buona economia puntando anche sui valori immateriali, diminuendo il consumo di energia e di materie prime.

In questo modo l’autore riesce a condurre in un unico concetto molte delle riflessioni che sono state fatte in questi anni: dalla necessità di considerare, nel calcolare il Pil, anche ciò che attiene ai beni immateriali e alla qualità della vita, ai teorici della decrescita per il quale l’uomo riesce a recuperare i valori dell’esistenza, investendo sulla conoscenza per ottenere più ricchezza con meno consumo di energia e di materie prime: “Vivere meglio consumando di meno e con maggiore qualità”.

Nella costruzione  teorica di un nuovo paradigma produttivo si parte dal grande sviluppo della green economy: quasi un’impresa su quattro ha investito negli ultimi quattro anni in prodotti e tecnologie green, a maggior risparmio energetico o a minor impatto ambientale. Il 35 per cento delle imprese che investe in green vanta una presenza sui mercati esteri , mentre  tra quelle che non lo fanno, il tasso di internazionalizzazione è poco più della metà (18,4%). Quasi un’azienda su tre tra quelle che investono in sostenibilità ha effettuato assunzioni nell’anno scorso, a fronte di un rapporto che scende a una su cinque (19,7) nel caso delle altre imprese.

Insomma per Realacci la Green Italy è quella che investe su “ciò che nasce” (citazione da Aldo Moro) : “Green Italy è un’idea di crescita, di sviluppo che parte dalle qualità e dai talenti italiani e dalle migliori esperienze già in campo. Un modello che punta al rapporto con il territorio e i suoi saperi e lo proietta nel mondo. Si alimenta di nuovi stili di vita e più responsabili forme di consumo”.

A discutere del libro di Realacci saranno sabato il presidente di Confservizi  Cispel Toscana Alfredo De Girolamo, il presidente di Toscana Energia Lorenzo Becattini e il vicepresidente di FederUtility  Mauro D'Ascenzi.

Foto: http://www.ecoeventiroma.it/italia-green-economy/

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