energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Greeneconomy, Legambiente: “equità e natura al centro” Ambiente

Un’economia verde inclusiva e fondata sull’equità sociale, sul lavoro dignitoso per tutti, sul rispetto dei diritti. Questo il tema promosso da Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, al convegno Da Rio +20 a Firenze 10+10, che si è tenuto oggi a Firenze nell’ambito di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità.  Rio+20 sarà l’occasione, a vent’anni dal primo Earth summit delle nazioni unite su ambiente e sviluppo, per affrontare il tema della crisi economica e il fenomeno della liberalizzazione dei mercati che ha caratterizzato decisamente questi decenni. “La Green economy che vogliamo rispetta l’ambiente e la sostenibilità ha detto Giubbotti -, ma anche i diritti di tutte le popolazioni e la dignità dei lavoratori”. Legambiente, nel suo convegno, ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica il senso profondo del primo Summit di Rio (1992), ossia la conversione del modello tradizionale di sviluppo economico ad un nuovo modello, quello dello sviluppo sostenibile. Sottolineando come in realtà nei due decenni che ci separano da quell'evento, dall'inizio di quel processo, molto si sia perso per la strada. L'attuale paradigma economico è ancora insostenibile, diritti umani e della natura non sono al centro delle politiche di sviluppo. Soltanto affermando con forza questi diritti, strettamenti interdipendenti tra loro, potremmo voltare pagina fino in fondo e aprire una nuova stagione, quella della vera sostenbilità.
"L'equità globale è possibile –  spiega Legambiente – , il multilateralismo ha un ruolo da svolgere, la cooperazione e la solidarietà tra i paesi e i popoli è necessaria e fattibile. Sono quindi indispensabili impegni seri e tangibili a livello globale e locale a garanzia dell'equità della transizione, prevedendo in particolare un piano di protezione sociale per tutte le persone e rafforzando gli sforzi nei paesi più poveri". In Italia sono tre gli ambiti della green economy su cui Legambiente chiede che venga fatta luce e che siano governati gli interventi per un'economia verde: trasparenza delle filiere, il mercato delle materie prime, la liberalizzazione dei mercati. Le azioni prioritarie che individua Legambiente per fare il salto di qualità sono: promozione degli investimenti verdi dei privati, welfare adeguato ai bisogni umani e alla conversione green dell'economia, priorità alle fonti energetiche rinnovalbili, uso efficiente delle risorse naturali, tutela dei più deboli e garanzia di partecipazione dei cittadini alle decisioni.

Trasparenza delle filiere. Legambiente chiede che ci si trasparenza sulle filiere dei settori green. "Produrre moduli fotovoltaici o componenti per l’eolico in un quadro di sviluppo sostenibile – spiega l'associazione ambientalista nella nota – non significa necessariamente che la sostenibilità sia totale. Le filiere produttive, ancora troppo spesso opache ed intangibili, non consentono di conoscere le condizioni di lavoro e di sfruttamento dei lavoratori così come gli effetti ambientali dell’utilizzo di sostanze chimiche nei processi produttivi".
Il mercato delle materie prime. Molte tecnologie verdi si rifanno all’utilizzo di alcune componenti, come le “terre rare”, fortemente inquinanti al momento della loro estrazione e di limitata disponibilità. Le politiche di accaparramento di queste materie prime fondamentali per la Green economy (basti pensare ai motori ibridi o ad altre come l’Indio ed il Gallio per le nuove generazioni di moduli fotovoltaici) sta portando a vere e proprie tensioni internazionali così come a politiche neocoloniali da parte dei vecchi e dei nuovi attori della globalizzazione.
Le politiche di liberalizzazione dei mercati. La spinta da parte della Wto perché s’accelerino gli scambi all’interno del mercato delle tecnologie verdi, senza intaccare la prevalenza della difesa della proprietà intellettuale e della sua dimensione commerciale, rischia di trasformare la Green economy in un nuovo cavallo di battaglia per le multinazionali detentrici del brevetto, capaci di investire ovunque convenga mantenendo però nella casa madre know-how e competenze.

Cosa ne è stato della vera anima dello sviluppo sostenibile? Emergenze ambientali, sociali e umanitarie sono collegate
A oltre 20 anni dal primo Summit di Rio, che ha avuto la capacità di focalizzare le interazioni tra ambiente e sviluppo, ponendo le basi per la nascita della Convenzione quadro Onu sul clima, il concetto di sviluppo sostenibile è diventato un mantra buono per tutte le stagioni. Il concetto di sostenibilità per molti Paesi emergenti, è poco correlato agli aspetti ambientali e molto a quelli sociali, incarnando nel termine anche il concetto di “equità”. In questo senso giustizia climatica e giustizia sociale vanno di pari passo. Lottare contro il cambiamento climatico impone politiche coerenti e fortemente basate sull’equità sociale. Il debito ecologico e sociale, che i Paesi industrializzati devono pagare alle zone più povere e rapinate del pianeta, deve essere risarcito mediante politiche di sostegno alla mitigazione e all’adattamento, attraverso lo stanziamento reale e concreto di risorse economiche. L’ottica dovrà essere quella di sostenere un’economia locale orientata al benessere della popolazione, alla sovranità alimentare, alla tutela delle risorse naturali. In caso contrario, si rischiano gli impatti pesantissimi del cambiamento climatico su intere comunità umane, con l’aumento del numero dei profughi ambientali a livelli inimmaginabili; uno scenario che dovrebbe imporre ripensamenti anche alle politiche di gestione dei flussi migratori, che assumeranno sempre più il carattere dell’emergenza umanitaria. Occuparsi di cambiamento climatico, quindi, non può più prescindere da un’azione diretta e concertata anche sui temi dell’agenda commerciale internazionale, per questo Legmabiente auspica che la prossima Conferenza possa segnare uno spartiacque profondo nel cambiamento dell'attuale modello di sviluppo globalizzato al fine di porre al suo centro i diritti fondamentali dell'umanità nel rispetto del Pianeta e dell'ecosistema, bene comune universale.

L'agenda di Legambiente: azioni prioritarie da intraprendere
– un’equa transizione che mobiliti risorse pubbliche e promuova gli investimenti privati nella fase di implementazione.
– un solido quadro di riferimento a garanzia della partecipazione della società civile, dell'accesso alle informazioni e ai meccanismi di giustizia.
— un sistema di welfare state rapportato a bisogni di donne e uomini e di accompagnamento alla riconversione produttiva in green economy.
– la garanzia che le persone più vulnerabili abbiano adeguato accesso alle risorse naturali e che siano tutelati i loro diritti sull’uso di queste risorse, dal momento che queste risorse rappresentano spesso l’unica fonte di sostentamento per le popolazioni che vivono in aree rurali.
– l'uso efficiente delle risorse naturali, assicurando un’equa ripartizione degli oneri tra Paesi a livello globale, applicando anche al tema del consumo delle risorse il concetto di “fair shares”.
– la priorità alle fonti rinnovabili, alla internazionalizzare dei costi sociali e ambientali, a cicli di vita virtuosi dei prodotti, ad azzerare progressivamente le emissioni ed i rifiuti.

Green economy in Italia
Occupati in Italia nel settore delle fonti rinnovabili: oltre 100 mila che potrebbero diventare 250 mila al 2020 o addirittura 600 mila considerando il comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia (fonte: CNI).
Anche per quanto riguarda il comparto delle imprese, la green economy sembra possedere una marcia in più, tanto che nel 2011 il 38% delle assunzioni programmate in Italia è riconducibile alla sostenibilità ambientale. Si tratta di più di 220.000 assunzioni sul totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nel 2011. Di queste circa la metà (97.600 assunzioni) sono legate a professioni green in senso stretto (legate agli ambiti delle energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica). (Fonte: Rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e Unioncamere).

Print Friendly, PDF & Email

Translate »