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Grillo: “La questione morale è nostra” Politica

da Andrea Martini-Laura Bonaiuti

Firenze – Eccolo, Beppe Grillo. Ed ecco una piazza piena di gente. In Santissima Annunziata è mancato giusto il prode del caso, quello che si arrampica sulla statua e dà, il giorno dopo, di che dire ai paladini del monumento. Oltre tremila persone si sono date appuntamento per la chiusura della campagna elettorale della pentastellata candidata sindaco Myriam Amato, ma dire che lo abbiano fatto per lei è a dir poco surreale.

 

Del resto, alle 20 di ieri sera, con Miriam Amato sul palco e un flebile sole che ancora insisteva su una delle piazze più belle di Firenze, la piazza era riempita di un terzo circa, in attesa del grande pienone (che si è poi verificato) in onore del leader maximo, un’ora dopo. Le parole della candidata? Eccole:  “Nessuno deve restare indietro”, ribadisce, “Non siamo la politica degli slogan ma dei fatti”. E mentre l’aria di festa e di attesa coinvolge via via i nuovi arrivati che cominciano a riempire la piazza, la candidata assume il compito di moderatrice, presenta alcuni candidati, tiene le fila del dibattito prima di tenere il suo discorso. Si parla di rifiuti zero, di partecipazione, di abbattimento dei privilegi.

Ai margini della piazza alcuni comitati locali sono presenti con i loro stand: le bandiere “No inceneritore”, “No Tav” “No al parcheggio interrato di Piazza Brunelleschi” oscillano come tende ai bordi dei gazebo. Si vende vino, boccali di birra con scritto “O noi, o loro”. Ci sono anche gli ambulanti di San Lorenzo, alcuni arruolati nello staff, altri ad ascoltare tra la folla: uno striscione di diversi metri appeso sul lato dell’ex Istituto degli Innocenti ribadisce “San Lorenzo, un mercato ucciso”.

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Ma l’abbraccio e il coro è tutto per lui, l’ormai ex comico che non esita a ventilare di aver buttato a mare la sua carriera nello spettacolo per riconvertirsi leader e per scoprirsi “un uomo felice”. In ritardo anni luce sul gaberiano “libertà è partecipazione”, e forse parafrasandolo un pò, Grillo accende il pubblico transgenerazionale fiorentino dichiarando che “la felicità è condividere le cose con gli altri”, dunque nessun rimpianto: indietro non si torna. Ovazione. Ironizza, Grillo, sulle accuse di populismo, ma è davvero difficile ignorare il “solleticar sotto il mento” che si dispensa a una platea poco impegnativa.

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È su tre-quattro punti che ha edificato un pubblico divenuto poi elettorato, ed è su quei medesimi punti che, a distanza di qualche annetto buono, continua a battere. Redditometro, esistenza web-centrica, abolizione di Equitalia (“baraccone voluto dai partiti tanto di destra quanto di sinistra”), lungaggini processuali e relativa abnormità del numero di avvocati, stampanti 3D come sublimazione di ogni catena di montaggio, matrimonio massoneria-politica e battute colorite del caso. Un copione, quello del leader del Movimento 5 Stelle, o quanto meno un calco fedele di quanto esposto nell’ultima (criticatissima) puntata di “Porta a Porta”, da cui i più accorti avranno potuto riprendere fedelmente la scansione delle battute e la punteggiatura. Qualcuno avrebbe forse potuto ricordargli che se il comizio a Firenze aveva un senso, questo era nel far da volano a Myriam Amato.

Ma su Firenze non una parola è stata spesa. Qualcosina ha fatto lei, in apertura, riconfermando – nei propositi – l’incondizionato dar voce al cittadino e rimettendo ai presenti la decisione su cosa fare di Dario Nardella. “Cosa vogliamo dirgli?”. Fischi. “Vogliamo mandarli a casa?”. Fischi e “siiiiii!”. Captatio benevolentiae e ovvi sventolii di bandiere sono venuti anche da Alessandro Di Battista, apripista al pari della Amato e di Alfonso Bonafede al leader maximo. “Firenze è una città di sinistra, ma non pensate che oggi la sinistra del PD sia quella di Berlinguer o delle lotte sociali“, tuona. ” Oggi il PD è una latrina, e come tutte le latrine si trova in fondo a destra”. E ancora: “Vinceremo alle Europee. Oggi siamo ancora opposizione ma presto saremo al governo e tutti voi sarete parlamentari. È successo a noi, succederà anche a voi”. Vuoi non strappare un’esultanza? Grillo più tardi rifinisce la dichiarazione, arrivando a dichiarare che “quando tutti i cittadini saranno Stato, il Movimento non avrà più ragione di esistere”.

E dà i numeri, il leader, di quel sondaggio che ad oggi vuole i 5 Stelle all’89% nelle previsioni di voto, per arrivare a dirsi “come il meteorite che ha estinto il dinosauro”, dove il dinosauro sono naturalmente tanto la destra quanto la sinistra e ogni opinabile centro, oltreché i corresponsabili del “disastro del paese”: i giornalisti, testa di ponte della triade che Grillo propone di mettere a processo popolare (naturalmente sul web) insieme a politici e imprenditori non appena chiusa la tornata elettorale. E mentre i presenti gridano “A casa!” e “O noi o loro!“, Grillo si autoproclama erede della questione morale di Berlinguer e ribadisce il rispetto del vincolo di mandato, mandandola non troppo a dire a Renzi. “Fare il sindaco è un privilegio. Se sei eletto per fare il sindaco, stai lì, non vai da un’altra parte”.

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