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Grosseto, la provincia più “rinnovabile” della Toscana Ambiente

Legambiente ha presentato alla IV edizione del Forum QualEnergia, conclusasi ieri sera a Firenze, il rapporto 2011 sui "comuni rinnovabili" della Toscana . L'evento di rilievo nazionale, promosso da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Provincia di Firenze, è dedicato al confronto e al dibattito sulle energie rinnovabili  dalla tre diverse prospettive: economia, politica e scienza. Secondo il rapporto la Toscana si pone tra le prime regioni per l'impiego delle fonti rinnovabili: la diffusione delle fonti rinnovabili vede un totale di 9.226 impianti, 1.417,2 megawatt installati e 6.943 Gwh/a totale di energia prodotta, e la copertura del 34% dei consumi totali (consumo elettrico al 2010: 20.263,2 GWh, dati Terna). I dati dei segmenti solare fotovoltaico, solare termico e geotermico sono da buoni a molto buoni, ma vi sono opportunità di avanzamento in altri segmenti delle rinnovabili non ancora esplorate e ancora da valorizzare: geotermia a bassa entalpia, eolico, biomasse e biogas.
"Il caso forse più significativo in tal senso è l'eolico dove resistono – dice Piero Baronti presidente Legambiente Toscana  – posizioni ideologiche ostative allo sfruttamento di questa energia, pulita per eccellenza e rinnovabile, provenienti in particolare dalla Regione. Ma in generale – prosegue Baronti – resta il problema dei tempi delle procedure ammnistrative e di autorizzazione che possono arrivare in alcuni casi  fino a ben due anni dalla domanda di chi è interessato a realizzare un intervento".
Il ruolo della politica e della amministrazione pubblica è dunque fondamentale. Dove queste sono sensibili, senza preclusioni ideologiche, fortemente orientate alla green econpomy, ed anche fattive in termini di efficienza delle procedure amministrative e autorizzative, i risultati arrivano all'eccellenza con risultati importanti anche su scala nazionale. "E' il caso della provincia di Grosseto – sottolinea Baronti –  dove si conseguono risultati non solo nel campo della geotermia, in cui questo territorio è leader, da sempre ma anche nel solare fotovoltaico, nel solare termico, e nell'eolico. Gioco di squadra fra Provincia e Comuni fanno la differenza":
Dai 180 MW di impianti geotermici presenti nei comuni di Monterotondo Marittimo (100 MW), Montieri (60 MW) e Santa Fiora (20 MW) che producono energia elettrica e termica in abbondanza per alcuni comuni, il grossetano è andato oltre: impianti fotovoltaici sono presenti in 27 comuni della provincia sui 28 totali; nell'eolico un impianto da 20 MW nel comune di Scansano insieme a 70 kW di mini eolico a Grosseto soddisfano il 22% dell’energia elettrica necessaria alle famiglie residenti nella provincia, con un risparmio di emissioni CO2 stimato in 38 mila tonnellate di CO2; nelle bioenergie ci sono impianti a biomassa che producono circa 117 mila MWh/ anno di energia elettrica per soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 46.500 famiglie, pari al 66% delle famiglie. E ancora impianti idroelettrici nel comune di Grosseto (470 KW) e nel comune di Castell’Azzara (1.680 kW). "Nella realtà grossetana l'amministrazione provinciale svolge un ruolo determinante – sostiene Piero Baronti –  perchè coadiuva i comuni nel selezionare e nel promuovere la realizzazione dei progetti più competitivi nel settore delle rinnovabili, in particolare fornendo linee guida di pianificazione che danno certezze a chi investe in impianti energetici o nell'edilizia sostenibile".

In generale il quadro toscano che emerge dal rapporto Comuni rinnovabili 2011, ci conferma Baronti,  può dirsi pienamente affermato, oltre che per la geotermia, anche sul versante del solare fotovoltaico (tutti i 286 comuni della Toscana) e del solare termico (229 comuni), ancorchè la minor diffusione del termico sul fotovoltaico è un dato anche della scala nazionale.
Eolico, idrolettrico, geotermia a bassa entalpia, biogas e biomasse restano indietro, mentre possono dare un contributo importante e giocare un ruolo significativo, come dimostra il caso della provincia di Grosseto.
Eolico: 13 i comuni con impianti eolici di varia dimensione e potenza. Scansano (Gr) al primo posto (20 MW) seguito dal comune di Montecatini Val di Cecina (9 MW) e Pontedera (8 megawatt) un raro esempio di sfruttamento dell'energia del vento in area pianeggiante dellì'entroterra. Il caso più interessante nel minieolico è quello nel Comune di Campiglia Marittima (LI) dove sta nascendo il primo “Gruppo di Acquisto Sociale” di energia da minieolico.
Idroelettrico: 40 i comuni Toscani con impianti mini idroelettrici (ino a 3 MW) per una potenza complessiva di 45,4 MW. Questo segmento dell'energia vedrà un incremento con il progetto in corso di recupero delle vecchie briglie dell’Arno e la loro trasformazione in piccole centrali idroelettriche: 13 interventi individuati lungo l’asta del fiume nel tratto Valdarno fiorentino – Comune di Signa. Un progetto pilota attualmente che – osserva Baronti – potrebbe essere esportabile in altri grandi fiumi della Toscana come il Magra e il Serchio ad esempio.
Geotermia a bassa entalpia e biogas: mentre la geotermia ad alta entalpia è un settore più consolidato in Toscana (26 comuni), con al primo posto il comune di Pomarance che ha la più alta intensità territoriale di impianti, la geotermia a bassa entalpia (in 18 comuni) è ancora in gran parte da esplorare e da valorizzare in particolare per le applicazioni nell'edilizia sostenibile. Analoga potenzialità si registra per la produzione di energia da biogas (in 25 comuni), sia derivata da impianti delle discariche di rifiuti, sia dalla zootecnia. Tre esempi di impianti su discariche: al primo posto il comune di Sesto Fiorentino con 3 MW di impianti (discarica Case Passerini), comune di Rosignano Marittimo con 2,7 MW (discarica Scapigliato) e Monsummano Terme con 1,3 MW (discarica Fossetto).
Biomasse. 15 i comuni con impianti a biomasse che alimentano reti di teleriscaldamento, e 26 i comuni dove impianti a biomasse producono energia in loco per edifici pubblici e imprese. Anche nel segmento delle biomasse ci sono possibilità di sviluppo, a partire dagli scarti della selvicoltura per legname da opera, dalla arboricoltura a rapido accrescimento (short rotation forestry), dalle colture erbacee a fini energetici e dai residui organici.

Foto www.ecoseven.net

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