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Gualcheria di Coiano, nasce l’Associazione per salvarla Cronaca

Prato – Un gruppo di cittadini pratesi, molto attento al recupero delle testimonianze architettoniche e urbanistiche che hanno in tempi lontani caratterizzato il territorio locale, da circa un anno ha posto all’attenzione degli assessorati competenti lo stato di abbandono in cui versa la Gualchiera di Coiano,di proprietà del Comune di Prato,che l’acquistò negli anni novanta, luogo in cui fino a una ventina di anni fa veniva praticata la follatura.

È la storia dei tre mulini della famiglia Naldini, sorti nelle vicinanze del Cavalciotto, nella zona di Santa Lucia (qui fin dal Medioevo confluivano le acque del fiume Bisenzio da cui dipartivano un sistema di canali, le 4 Gore) e del recupero di un solo edificio, oggi purtroppo in totale abbandono, vicinissimo agli orti sociali e con un giardino circostante, nelle cui stanze ci sono ancora tutti gli strumenti (pulegge,albero di trasmissione principale e alberi di rinvio alimentati da una unica sorgente di forza motrice che, fino agli inizi del secolo scorso, era costituita dalla turbina idraulica che prendeva  le acque dal canale il  Gorone accanto all’ex mulino), per conferire ai tessuti di lana compattezza e in alcuni casi impermeabilità attraverso l’infeltrimento, una antica tecnica nota come follatura.

Una importante presenza di “architettura del lavoro”, così l’ha definita la scrittrice Valentina Ciolini in un saggio omonimo di recente pubblicazione, sul territorio pratese che ha avuto origini medievali, quando la città di Prato rappresentava uno dei punti di forza dell’industria laniera Toscana e italiana, grazie alla notevole presenza e concentrazione di quei corsi d’acqua che permettevano di utilizzare al meglio l’energia idraulica necessarie al funzionamento di gualchiere e magli, ma anche di incrementare una fiorente pastorizia che poteva, in parte, contribuire all’approvvigionamento della materia prima (la lana).

Non a caso sono stati rinvenuti da alcuni studiosi del distretto tessile cittadino importantissimi documenti risalenti al quattordicesimo e quindicesimo secolo, conservati nell’archivio Datini che hanno evidenziato la posizione privilegiata di Prato rispetto ad altri comuni assoggettati alla città di Firenze, sia  per la stragrande le varietà di lane che qui vi confluivano (citate nelle fonti documentarie dell’epoca: “inglesi, provenzali, minorchine, maiorchine, fiamminghe, della Barberia, ed infine, fra quelle nazionali, le romagnole, distinte in settembrine e maggesi”, e per la produzione del “panno scarlattina” autentica specialità pratese che tanto piaceva a Luigi II D’Angió, al punto da commissionarne al mercante Datini, negli anni 1409 e 1410, una gran quantità.

Appare chiaro che l’intera comunità locale non può, allora, non identificarsi ancora una volta con l’antica immagine dell’attività tessile, durata secoli, profondamente radicata nella storia collettiva dei suoi cittadini che non vogliono assolutamente perdere le testimonianze del loro passato legato ai valori del mondo del lavoro e della fabbrica, ed è per questo che, attraverso questa nuova Associazione (pare abbia già il nome: “Insieme per il recupero della Gualcheria di Coiano”), intendono riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica e degli enti preposti la  tutela e la valorizzazione del “piccolo opificio” ancora parzialmente integro e che ha mantenuto intatta  la sua funzione dagli inizi del Trecento ad oggi. Infatti salvaguardare la rete delle gualchiere, che nel Medioevo tolsero di mezzo il vecchio procedimento della follatura dei tessuti, significa anche voler individuare e raccontare alle future generazioni quel particolare momento di svolta nell’industria laniera del territorio, che ha contribuito nel recente passato a cambiare l’economia e l’identità stessa della città e di cui gli stessi pratesi vanno fieri perché ne ha esportato l’immagine positiva e produttiva nel mondo.

gualcheria p2Anche l’assessore all’urbanistica  Valerio Barberis in una intervista di qualche tempo fa parlò della necessità di salvare l’ex mulino: “Un progetto di recupero esiste già. Potrebbe diventare uno spazio ricreativo legato al Museo del Tessuto.Io sto lavorando a un progetto complessivo sulle Gore di Prato e sul Gorone che ancora  è quasi interamente scoperto.Intanto ho già messo qualche soldo per la manutenzione dei corsi d’acqua dal Cavalciotto alla Gualcheria.L’obiettivo è però lavorare su un piano organico che tenga insieme questi spazi dal punto di vista storico,ambientale ed energetico.La Gualcheria si trova in un’area particolare dove non si può parlare solo di trasformazione in area creativa e per questo è necessario inserirla in un progetto complessivo”.

Un invito dunque a partecipare all’assemblea  pubblica il 2 febbraio alle 21.15 nell’ex salone consiliare della Circoscrizione Nord in via VII marzo a Prato, alla presenza dell’assessore all’urbanistica Valerio Barberis, anche per sostenere, tra le varie iniziative proposte dall’associazione, quella del recupero di un’area che potrebbe dar vita a un museo dell’archeologia industriale, prima che i crolli del tetto e l’acqua che ne ha invaso le stanze decretino la sua scomparsa per sempre.

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