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Guardaroba Popolare Autogestito, al Circolo “Le Panche” cresce la solidarietà Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Come si costruisce il rispetto e l’integrazione reciproca? Anche attraverso un Guardaroba Popolare. E cosa significa, lo spiegano gli organizzatori di Pap, in primis la giovanissima Sara Bucciolini, che ha il compito di “responsabile” del servizio. Il servizio, vale a dire l’apertura di uno di quegli sportelli che Potere al Popolo apre dal basso, andando incontro alle richieste reali della gente, di strati sociali sempre più impoveriti, soli, esclusi. Ed è difficile se non impossibile, dicono gli organizzatori, capire o credere a parole come economia della conoscenza, comunità intelligenti, inclusione, quando il primo problema che si ha, la mattina appena aperti gli occhi, è quello del freddo, del cibo, dei vestiti. Bisogni primari, che non investono solo le fasce deboli della popolazione, ma anche nuovi, sorprendenti soggetti, che possiamo sintetizzare nella definizione ormai entrata nell’uso di “working poors”: chi lavora ma non guadagna. O perlomeno, non abbastanza per vivere.

Dunque, Guardaroba Popolare Autogestito. Chi vuole, può presentarsi, a partire da mercoledì 25 settembre dalle ore 18,30 e di seguito ogni mercoledì dalle ore 15,30 alle 17,30 e tutti i giovedì dalle ore 10,00 alle ore 12 alla Casa del Popolo “Le Panche” (il Campino) in via Caccini 13B e guardare se il Guardaroba Popolare ha qualcosa che fa al caso suo. Un’iniziativa che nel caso specifico nasce da un’altra esperienza, quella dell’emergenza freddo, portata avanti l’inverno scorso sempre in collaborazione fra la Casa del Popolo e Pap, che aveva segnato un punto importante nella crescita della consapevolezza che la città, quella degli sfrattati e dei senza tetto, ma anche quella del lavoro sfruttato, chiede “minimi atti di solidarietà concreta” per ripartire.

Un filo rosso con le esperienze di mutualità che sin dall’Ottocento si sono distinte sul territorio, in particolare in quella sede, quando nel vecchio borgo delle Panche (così chiamato per le panche che fornivano riposo alle lavandaie che svolgevano il loro lavoro lungo il torrente) i cittadini prestavano vicendevolmente aiuto e soccorso concreto a chi fra loro era in difficoltà, per malattia, perdita del lavoro, ma anche per le persecuzioni politiche che avvenivano e che si sarebbero esacerbate nel Novecento e col fascisimo. Un centro resistente insomma, che nel dopoguerra vide la nascita di quella sede, conosciuta come il “Campino”, come centro di aggregazione e mutualità che raccolse le esperienze di quasi un secolo. Lo stesso nome testimonia la nascita popolare della struttura: infatti deriva dall’acquisto collettivo di un “campino” dove far giocare a pallone i ragazzini del luogo.

Ma se l’esperienza del Guardaroba Popolare gratuito non è del tutto nuova (molti Movimenti in città hanno praticato e praticano iniziative di questo tipo), diversa è la consapevolezza e la visione. Accanto al Guardaroba, sarà presto aperto (verso la prima quindicina di ottobre) un altro sportello, di consulenza gratuita, che riguarda il lavoro. E l’Ambulatorio Popolare rimane comunque un obiettivo aperto. Isomma, a bisogni risposte, dicono da Pap, seppure elementari e per forza di cose limitate, almeno per ora,  “ma importanti perché ricreare lo spirito di solidarietà che in questi tempi sembra smarrito, al di là di razza, sesso o nazionalità, abbattendo odio e intolleranza, è la strada principale per costuire una prospettiva di vita più equa per tutte le persone”. Intanto, anche l’Oltrarno si organizza: il 27 settembre prossimo, assemblea pubblica in piazza Tasso, organizzata dal centro di via del Leone e Pap, per fare il focus sulla situazione dell’Oltrarno circa il tema della gentrificazione. La gente nelle piazze per parlare del suo destino e della città. Anche questo, dicono da Potere al Popolo, è una risposta ad un altro bisogno elementare e imprescindibile, vale a dire:  democrazia.

 

 

 

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