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Guenther Uecker, maestro dell’Arte Cinetica, sabato a Firenze Cultura

Artista ormai carico di successi e onori e quindi poco incline a esporre ancora i suoi lavori,  Genther Uecker, conclamato maestro dell’Arte Cinetica, che ebbe seguaci in gran parte d’Europa, Italia inclusa, ha scelto una piccola galleria fiorentina per mostrare da sabato 28 alle ore 12, alcuni lavori tra cui 6 pezzi nuovi. La Galleria Bagnai di via del Sole accoglie dunque, questo pezzo di storia, la mostra personale, curata dal critico e storico ungherese Lorand Hegyi, e intitolata La poesia della distruzione. Uecker è venuto a montarla personalmente, e alle ore 17 sarà al Museo Marino Marini dove si proietterà il film omonimo, che il regista Michael Kluth – anche lui presente – ha dedicato alla sua ricca stagione creativa. Uecker è pittore, scultore e scenografo, e dal 1957 dipinge usando quasi esclusivamente il bianco e il nero – con rare esplosioni di colore intenso nei dipinti più recenti –  disegnando di frequente la superficie della tela con segni calligrafici. Nello stesso periodo inizia a far uso di chiodi e a compiere azioni  in cui utilizza il proprio corpo come una tela e un pennello. L’aspetto complementare che accompagna il suo lavoro, sono i suoi scritti, che denotano la sua grande partecipazione sociale e politica, e anche un profondo bisogno di ricerca interiore, dove l’uomo si espone e assume le sue responsabilità. In apertura del catalogo, Uecker ha voluto scrivere: “Con i mezzo artistici che sono in grado di usare, riesco ad esprimere la mia percezione individuale, il mio sgomento, la mia posizione e ad espormi in prima persona”. Il cineasta Michael Kluth, che documentò i lavori teatrali di Kantor,  torna a Firenze con l’amico Guenther, al quale è legato da fedele amicizia, e racconta che “l’esperimento filmico La poesia della distruzione è nato nel 2004 e consiste di un mosaico di diverse fasi del lavoro e della vita di Uecker. Un lavoro denso, disperato, contraddittorio, indagatore, provocatorio e passionale, sostenuto da un ottimismo militante”. E deve essere vero perché dopo dieci minuti che  si osserva l'imponente artista darsi da fare nel montare i suoi pezzi e sorridere sincero,  sottolineando la sua soddisfazione in tre lingue, la sua personalità si delinea, forte e decisa come i suoi chiodi sprofondati nel legno, ma anche poetica e partecipativa: quella di un artista che si esprime con un’arte “autodistruttiva – spiega meglio Kluth – ma tale da preservare la speranza che possa curare le ferite che ci inferiamo ripetutamente in questo mondo violento”. Il film proiettato al Marini ci mostra Uecker durante i suoi interventi e le sue speculazioni in varie parti del mondo, per esempio in Laos, e lo si può ascoltare mentre racconta le sue azioni e sensazioni. Nella Galleria Bagnai è esposto un grande dipinto di 3 metri per 3, Weiss-Weiss, che appartiene a un ciclo di qualche anno fa, composto di campiture bianche e beige stese su una base che presenta segni calligrafici allungati e grumi di tessuto intrisi di bianco. La condizione bianca, per Uecker “si distingue dal grande dramma della sofferenza”. Sulle altre pareti si mostrano le opere nuove: una serie di assemblaggi di piccole travi, panno bianco e chiodi, simili a croci frantumate e ricomposte. Più un elemento scultoreo di forte impatto, che non vogliamo svelare, per lasciare ai visitatori la sorpresa della scoperta e della propria interpretazione, sabato 28 dalle 12 in poi.

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