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La guerra e l’oscurantismo irrompono in Europa Opinion leader

Pisa – L’attentato terroristico al giornale satirico francese Charlie Hebdo è un atto deliberato di guerra. Il massacro di giornalisti, vignettisti e poliziotti parigini da parte, probabilmente, di un commando militare di AlQaeda rappresenta un punto di non ritorno nella storia contemporanea dell’Europa. Per mesi abbiamo visto le immagini della violenza fondamentalista in Siria e Iraq: bombardamenti su civili, uccisioni di massa e giornalisti sgozzati. Immagini terribili, barbarie inaudibili talvolta persino oscurate dai nostri telegiornali perché troppo forti.

In questi mesi qualcuno ha continuato a pensare, e sperare, che quella guerra fosse solo un problema del Medio Oriente e che non ci avrebbe mai interessato, personalmente e direttamente. Invece eravamo già da tempo in uno strisciante conflitto. Nel marzo del 2014 la strage di Tolosa e poi lo scorso maggio il vile attacco alla sinagoga di Bruxelles. Entrambi gli episodi erano stati compiuti da “lupi solitari” ma portavano la firma del fanatismo. Ritenere l’azione della jihad delimitata, localistica e lontana è un’analisi sbagliata, in un era globale come la nostra. E la fiduciosa speranza di restare fuori dalle atrocità dei conflitti che insanguinano Africa e penisola araba è definitivamente crollata in una fredda mattina invernale. A Parigi il terrore ha fatto la sua comparsa con la sua ferocia distruttiva. Parigi come Kobane, Mosul o Aleppo. Morte, paura e dolore.

L’obiettivo, volutamente simbolico, di questo ennesimo attentato è stato il giornale francese che più volte ha pubblicato strisce ironiche nei confronti di Maometto. Vignette irriverenti per taluni e blasfeme per altri. Il giornale parigino era già stato oggetto di minacce e intimidazioni ma non ha mai cambiato la linea editoriale. La libertà di stampa di Charlie Hebdo ha prevalso perfino nelle aule dei tribunali. Fino alle 11.30 del 7 gennaio 2015 quando il settimanale satirico è stato oggetto della vendetta sanguinaria.

L’attentato a Charlie Hebdo manifesta, ancora una volta, l’incompatibilità del fondamentalismo islamico con i principi basilari della democrazia come la conosciamo. Isis o AlQaeda, foreigner fighters o cellule salafite poco cambia, le organizzazioni terroristiche islamiche hanno fatto un salto di strategia nella loro guerra contro l’Occidente. Nel nome dell’oscurantismo della civiltà hanno portato la guerra nel cuore dell’Europa con il dichiarato fine di imporre la supremazia dell’intolleranza.

Oggi il terrorismo di matrice fondamentalista irrompe in mezzo a noi con un nuovo messaggio di orrore. Il vile atto criminale contro i vignettisti di Charlie Hebdo è l’inizio di un nuovo periodo storico e sociale per la Francia e per l’Europa. Siamo alla vigilia di un lungo scontro culturale e militare, dove il fronte non è il deserto o le montagne del Kurdistan ma le città europee, le nostre città e la nostra provincia. Ovunque l’ideologia estremista può prendere forma, viaggia in internet molto di più che nelle moschee, pronta ad esplodere.

La dottrina alla base dell’attentato di Parigi è alimentata dalla follia omicida, dalla degenerazione, dalla perversione, dall’odio per l’ebraismo, per il cristianesimo e per il laicismo. Terroristi armati e addestrati, macchine da guerra che uccidono con freddezza agghiacciante: danno la morte con lunghi affilati coltelli in un macabro rito. Succede lungo le rive dell’Eufrate e da oggi accade a poca distanza da dove scorre la Senna, negli uffici, nelle strade, nelle stanze di un giornale satirico ha risuonato il grido “Dio è grande!”. Seguito da “Maometto è vendicato!” e “Charlie è morto!” Immagini cruente vengono postate su internet. Il video forse più terribile, è fatto con un telefonino, mostra gli ultimi istanti di vita di un poliziotto, forse un gendarme di religione musulmana.

Nelle riprese amatoriali la vittima ferita è a terra supplicante. Il terrorista, volto coperto, a pochi passi dal poliziotto esplode un colpo. Un solo colpo preciso alla testa. Un gesto compiuto con rapidità. L’azione del gruppo terroristico mette in luce una tempistica pianificata nei dettagli e in perfetto stile militare. Il gruppo armato si dilegua tentando di far perdere le tracce nella periferia di Parigi. Da quel momento è iniziata una vera e propria caccia all’uomo. Braccati dalle forze di sicurezza francese gli assalitori sono in fuga da ore. L’identità dei possibili terroristi è resa nota, gli attentatori hanno un nome e un volto. Intanto scatta la solidarietà alle vittime, la reazione del popolo francese. In una Parigi blindata e surreale migliaia di persone convergono in Place de la Republique. Espongono una matita nella mano e un cartello con la scritta: Je suis Charlie. Il cordoglio nazionale diventa internazionale. In Italia cala il silenzio alla Camera. Dalla Russia agli Stati Uniti giungono messaggi di sostegno all’Eliseo. Parla Obama.

C’è la conferenza stampa congiunta della Merkel e Cameron. Matteo Renzi e il ministro Gentiloni entrano a Palazzo Farnese per porgere il cordoglio ufficiale all’ambasciatore francese. L’Imam di Parigi condanna l’attentato, non è la sola autorità musulmana a prendere una netta posizione e far sentire il dissenso per un tale atto terroristico. Papa Francesco invita a pregare per Parigi, accusa la crudeltà dell’uomo. L’attentato a Charlie Hebdo colpisce tutti noi, nel profondo. Nella giornata di mercoledì la libertà d’espressione ha pagato un prezzo altissimo, così come la laicità dello stato. L’Europa si è svegliata in un incubo: un nuovo conflitto per la democrazia e la ragione contro la violenza barbara. L’unica soluzione per vincere questa sfida contro il fanatismo è fare in modo che il mondo islamico abbandoni quel processo puramente politico che automaticamente determina l’avvento del totalitarismo religioso. L’Occidente che crede nella democrazia e nella convivenza non deve dimostrare di essere arrendevole in questa lotta asimmetrica. Tuttavia senza la nascita e diffusione di un pensiero fondato su valori illuministi l’Islam moderno rischia costantemente di cadere nel baratro del fondamentalismo.

vignetta: www.daringtodo.com

 

Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo

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