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Guida di Natale all’arte festiva Cultura

Andiamo a vedere Rembrandt con gli occhi di Morandi al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi per capire il segreto della loro particolare “vicinanza”: questo l’intento della mostra al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dove la visione delle opere è più apprezzabile grazie al nuovo impianto di illuminazione. Che Morandi, proprio agli inizi della sua formazione autodidattica come incisore, si fosse interessato a Rembrandt è risaputo. Nella sua biblioteca non mancavano pubblicazioni sull’artista olandese, mentre nella collezione figuravano almeno cinque incisioni. Morandi, dunque, deve aver tenuto sotto gli occhi a lungo quegli autentici capolavori di bravura tecnica tesi a descrivere la complessa ricchezza della realtà fenomenologica, ma poi, quando si risolse a incidere, parve, con un colpo d’ala improvviso, liberarsene: all’opulenza tecnica e descrittiva di Rembrandt (foto 2) oppose l’estrema rarefazione della “sua” natura, rinunciando a ogni complicata commissione di acquaforte, puntasecca e bulino per puntare quasi esclusivamente, dopo le sperimentazioni tecniche degli anni fra il 1921 e il 1923, sulle acqueforti. Il punto di incontro con Rembrandt, Morandi lo rintraccia, soprattutto, sul piano della verità del segno, che non vuol dire ricerca di una vicinanza iconografica, stilistica o morale, ma emulazione delle potenzialità espressive della linea incisa (foto a fondo articolo).

Alla Villa Medicea di Cerreto Guidi c’è Amore vittorioso ed altre storie. La mostra fa seguito a quella tenuta lo scorso anno, “Restauri in Villa”, che presentava i lavori restaurati tra il 2009 ed il 2010. Il percorso espositivo delle opere d’arte restaurate proposto quest’anno ha essenzialmente due finalità. La prima vuole valorizzare quell’enorme serbatoio di opere d’arte che è l’Eredità Bardini, i cui preziosi materiali vengono ogni anno restaurati e proposti al pubblico; la seconda è mettere in risalto la felice sinergia che si è creata con Cerreto Guidi, il suo territorio e le sue istituzioni ed associazioni. Quest’anno sono presentate opere d’arte restaurate come il bel dipinto raffigurante Amore Vittorioso, attribuito a Giovanni Martinelli, che mostriamo alla critica ed al pubblico. Giovanni Martinelli è un pittore operante a Firenze e in Toscana tra il terzo e il sesto decennio del Seicento ed è artista da considerare tra gli esponenti più significativi della grande stagione della pittura fiorentina del Seicento. Il dipinto presenta caratteristiche peculiari della maturità dell'artista, colori soffusi, bruniti, una luce che proviene da sinistra ed illumina con toni caldi e soffusi il corpo dell'Amore vittorioso. Amore sembra emergere da un fondo appena scorciato e mostra in primo piano strumenti musicali, libri, oggetti scientifici dipinti con eccellente capacità di resa ottica.

Alle Reali Poste L’alchimia e le arti. La fonderia degli Uffizi, da laboratorio a stanza delle meraviglie, è la più curiosa e particolare mostra appena aperta. Fu Cosimo I a stabilire la prima fonderia in Palazzo Vecchio e dei suoi interessi per l’alchimia resta una vivida testimonianza in alcuni manoscritti redatti da personaggi della sua corte. Con suo figlio Francesco I, il laboratorio fu trasferito nel Casino di San Marco, dove artisti, artigiani, distillatori e alchimisti poterono sperimentare, oltre a segreti farmaceutici, anche ricette per la porcellana, per la fusione del cristallo di rocca, per la lavorazione del vetro, della maiolica e del porfido. In seguito, a partire dal 1586 e per circa duecento anni, l’officina di distillazione di medicinali ebbe sede agli Uffizi nei pressi dell’attuale stanza dove per decenni è stato esposto il Tondo Doni. La fonderia fu trasferita in questi ambienti da Francesco I che nutriva per l’arte alchemica una forte passione attestata dal racconto stupito di prestigiosi visitatori e riflessa in alcuni dipinti del suo celeberrimo Studiolo di Palazzo Vecchio. In mostra s’incontrano manoscritti alchemici legati a Cosimo e Francesco I, un ritratto di quest’ultimo eseguito in porcellana – secondo la ricetta elaborata nella sua fonderia – e, tra gli altri, un testo a stampa del medico Leonhard Thurneysser impreziosito da incisioni acquerellate. Thurneysser fu mago, astrologo e ciarlatano e condusse per il cardinale Ferdinando un celebre esperimento di trasmutazione di un chiodo di ferro di cavallo in oro, citato da tutti i visitatori stranieri della Galleria nei secoli successivi.

A Palazzo Pitti è stata prorogata La nuova frontiera.  Storia e cultura dei nativi d’America, che piacerà anche ai ragazzi. L’esposizione, la prima in Europa per quantità e qualità di opere presentate consentirà finalmente al grande pubblico di apprezzare testimonianze di civiltà di grande livello come quelle dei nativi d’America, sovente in passato oggetto o solo degli studi degli Antropologi culturali o relegate al mondo fantastico della filmografia americana, tesa soprattutto ad illustrare ed esaltare l’avanzata verso l’Ovest dei coloni. La mostra è suddivisa in due sezioni: una più storica nell’Andito degli Angiolini, l’altra a carattere più antropologico alla Galleria del Costume. Attraverso vedute di territori sconfinati in fotografie e dipinti, oggetti di uso comune e quotidiano, armi, abiti e suppellettili, sarà possibile, per il visitatore, penetrare nella vita di tutti i giorni di quei popoli, gli uomini e i guerrieri, fuori, a caccia del bufalo e le loro famiglie negli accampamenti o nei villaggi, a contatto con una natura fatta assurgere a prima ispiratrice della loro religiosità.

Alla Biblioteca Nazionale Centrale c’è una delle quattro mostre collaterali che affiancano l’esposizione "Anni Trenta. Arti in Italia oltre il Fascismo", fino al 27 gennaio 2013, e si chiama “La porti un bacione a Firenze. Gli anni Trenta fra moda, riviste e caffè letterari”, a cura di Silvia Alessandri, Sergio Marchini, Lucia Milana, Micaela Sambucco, Fulvio Stacchetti, Daniela Vanzi. Vi propone un'immersione nella vita di Firenze in un decennio che ha cambiato la storia del nostro paese e non solo, con l'esposizione di circa duecento documenti dai suoi preziosi fondi, che testimoniano il fermento di un decennio fra i più fertili per Firenze. Il materiale esposto, fra riviste, fotografie, giornali, rare prime edizioni, incisioni, cataloghi di esposizioni, annuari di circoli e società data dal 1929 al 1940. C'è il primo numero di “Topolino”, uscito a Firenze il 31 dicembre 1932 per i tipi della casa editrice Nerbini, c'è un documento prezioso come il dattiloscritto del libretto della “Sacra rappresentazione di Santa Oliva”, andato in scena nel corso del primo Maggio Musicale (1933), dove la penna di Ildebrando Pizzetti schizza una sequenza di note che sono la prima ispirazione delle musiche di scena dello spettacolo. Sempre dal Fondo Pizzetti, un manoscritto autografo del 1935 di “Appunti e scarti dell''Orseolo'”, commissionato al compositore per il secondo Maggio Musicale. Ma c'è spazio anche per la musica leggera, con lo spartito del “Bacione” di Spadaro (1938), oltre che di “Firenze”, del 1929, riprodotto nella locandina della mostra. Importante il capitolo delle riviste di cultura, che proprio a Firenze conobbero una sbalorditiva fioritura e dove gli intellettuali si scambiavano bordate di furibonde polemiche: da Pegaso, a Pan, a l' Universale di Berto Ricci, al Frontespizio del cattolico Piero Bargellini.

E se poi passate le feste negli Stati Uniti, Antonio Natali ha mandato in Georgia al Telfair Museum di Savannah una selezione di dipinti che illustrano diversi aspetti del mistero eucaristico e della redenzione cristiana. La mostra si intitola: Il pane degli angeli.
Al Saint Louis Art Museum è esposto un nucleo di 35 fogli di Federico Barocci (1535-1612) (nella foto 1) che proviene dal ricchissimo fondo degli Uffizi, e altri 20 disegni dello stesso autore sono adesso alla National Gallery di Londra. (PB)

Rembrandt, I musici ambulanti

 

 

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