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Guy Ryder (ILO): livelli occupazionali ante Covid solo nel 2023 Economia

Parigi – Il risanamento dalle conseguenze del Covid non riguarda “solo un problema di salute” ma anche superare i severi danni provocati alle e economie e alle società”. A confermare che lo strascico della pandemia sarà lungo e doloroso per milioni di persone è questa volta il presidente dell’Organizzazione mondiale del lavoro Guy Ryder, nell’annunciare come la crisi abbia spinto verso la povertà nel mondo oltre 100 milioni di lavoratori e abbia azzerato cinque anni di progressi.

Il mondo del lavoro, ha detto, può sperare di ritrovare i  suoi livelli di occupazione solo nel 2023. Alla fine del 2021, secondo l’organizzazione che ha sede a Ginevra, si conteranno ancora 75 milioni di posti di lavoro in meno e anche l’anno successivo i posti di lavoro in meno saranno 23 milioni in meno di quelli che ci si aspettava se non vi fosse stata la pandemia.

Nel suo rapporto, l’ILO prevede che l’anno prossimo i senza lavoro saranno 205 milioni  contro i 187 del 2019, dati che, sottolinea, nascondono in realtà una situazione molto più drammatica in quanto negli anni del Covid le ore lavorate hanno subito una forte riduzione. Nel 2020 si sono evaporate l’8,8% delle ore lavorate nell’ultimo trimestre del 2019, cioè l’equivalente di 255 milioni di posti a tempo pieno. Anche se la ripresa economica dovesse confermarsi in varie aree del pianeta,  mancherebbe sempre l’equivalente di 100 milioni di impieghi a tempo pieno.  La forte riduzione dei posti di lavoro e delle ore lavorate ha già avuto un forte impatto sulla povertà. Rispetto al 2019 108 milioni di lavoratori  sono caduti in povertà, con famiglie che per vivere dispongono di 3,2 dollari al giorno.

Questo deficit di posti di lavoro e di ore lavorate vanno poi ad aggiungersi agli alti livelli di disoccupazione, di sotto impiego e di cattive condizioni di lavoro che precedevano la pandemia” sottolinea l’OIT che auspica fortemente “ uno sforzo per accelerare la creazione di posti di lavoro decenti e di portare sostegno alle fasce più vulnerabili della società”. Il rischio è quello di prolungare gli effetti della pandemia, che ha già provocato la morte di 3,5 miliardi di persone, con  gravi perdite di potenziale umano ed economico e un accentuarsi della povertà e delle diseguaglianze.

Nel documento si rileva infine come se la situazione occupazionale tenderà a migliorare nel secondo semestre di quest’anno, la ripresa economica non sarà generalizzata , anche a causa  del fossato che separa il tasso di vaccinazione tra paesi ricchi e quelli emergenti e in via di sviluppo.

Con la forte riduzione dei posti di lavoro e delle ore lavorate, 108 milioni di lavoratori si ritrovano ora nelle categorie di poveri o molto poveri, con famiglie che dispongono di un reddito di solo 3,2 dollari al giorno.

Tra le categorie più colpite infine il rapporto nomina le donne che hanno dovuto abbandonare il loro lavoro in massa per occuparsi dei figli privati della scuola e il settore informale che contava circa due miliardi di addetti.

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