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Hacker, Anonymus colpisce banca dati famaci Aifa Internet

Roma – La banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) è stata hackerata nella notte dagli attivisti di Anonymous, che hanno sostituito la pagina web con un comunicato nel quale rivendicano il gesto e attaccano il business farmaceutico di cui sono vittime i malati, anche gravi, a causa degli alti prezzi  dei farmaci. Nel caso dei farmaci cannabinoidi, che alleviano le sofferenze indotte da cure come le chemio, il malato ricorre alla auto-coltivazione di varietà terapeutiche di cannabis, o perché i prezzi sono eccessivi o perchè gli viene negata la cura con questi farmaci.

“L’8,6 % del Pil italiano viene impiegato nel settore sanitario. Uno dei nostri ex monarchi ed attuale senatore a vita, Mario Monti, dichiarò che la sostenibilità della sanità stava divenendo difficoltosa. Non a caso tagliò i finanziamenti sanitari, penalizzando personale e infrastrutture – spiega il comunicato degli attivisti Anonymus – . Però lo stato non ha, oppure non ha voluto, riflettere sul prezzo dei farmaci. Non ci pare ragionevole che ci sia un business dietro alla nostra salute, compriamo per svariati euro farmaci che sono stati prodotti ad un prezzo veramente ridicolo”.

“Il malato – scrivono gli attivisti di Anonymous – è il cliente di suddetto business, che spesso spende la gran parte dei suoi averi spinto dalla paura. Dietro le dubbie e costose pratiche della medicina allopatica possiamo benissimo notare come le grandi case farmaceutiche abbiano dalla loro parte diversi bilioni”.

“Per quanto l’uso medico della cannabis sia riconosciuto in un numero crescente di paesi e per quanto anche nel nostro paese siano autorizzate le cure con farmaci a base di cannabinoidi, sono tantissimi i malati di fibromialgia, leucemia, sclerosi multipla, cancro (e non solo) che, a causa delle difficoltà nel vedersi riconosciuto il diritto alla cura, scelgono di violare la legge auto-coltivando cannabis di varietà terapeutiche per alleviare dolori, spasmi muscolari e malessere da chemio” ma “nonostante le autorizzazioni del CNR di Rovigo e, in particolare, dello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze“, prosegue il comunicato,”ammettere la coltivazione, il possesso e il consumo personale della cannabis terapeutica darebbe un vero taglio all’acquisto a prezzi proibitivi di farmaci cannabinoidi, che attualmente sono prodotti solo all’estero, talvolta anche in paesi dove la cannabis ad uso medico resta di fatto illegale”.

“Il governo, tuttavia, concede licenze alle società farmaceutiche consentendo loro di crescere cannabis per lo sviluppo di nuovi farmaci. Pur riconoscendo gli effetti collaterali decisamente innocui e molto blandi se confrontata con altri farmaci convenzionali utilizzati nelle medesime terapie – accusano gli attivisti – la cannabis terapeutica è ancora contemplata solamente come alternativa ai farmaci già disponibili in commercio per quanti non ne abbiano
ottenuto benefici. Da antiproibizionisti esigiamo che le leggi tutelino il diritto all’assunzione e alla coltivazione personale di marijuana, sia per scopo terapeutico che ricreativo”.

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