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Hans Hartung, il grande astrattista informale, alla Galleria Farsetti Cultura

Non c’è veramente un filo conduttore nelle mostre che dalla sua apertura a Firenze, la Galleria Frediano Farsetti propone al pubblico, forse perché i quattro giovani che la gestiscono, e che sono figli dei fondatori, stanno cercando un dialogo con visitatorie collezionisti  di altro tipo. Cecilia, che si occupa della parte amministrativa, lo spiega nella ricerca di alternative, nel cogliere stimoli diversi e fare mostre dove mettere maggior entusiasmo, tutto allo scopo di “abbracciare l’arte in senso ampio”. Si è appena aperta una esposizione di trentadue opere scelte di Hans Hartung, un artista decisamente astratto, anzi informale (1904-1989), allievo della Bauhaus, dove insegnò anche l’eccelso Kandinsky. In galleria i pezzi più emozionanti sono i più vecchi, ad esempio quello del 1947 a carboncino e pastelli, le chine su carta del 1956, l’olio su tela intitolato T 1959-6, molto noti e molto apprezzati. Si percepisce che Hartung sia stato un abile incisore, e nelle opere esposte, nei molti  acrilici degli anni Ottanta, risalta la forza, i dinamismo e la passione, trasmessi dall’ondeggiare e l’intrecciarsi dei segni neri, sempre comunque lievi e calligrafici, quasi trasparenti. Hartung, che era nato a Lipsia,  ebbe una vita molto difficile, segnata dalla guerra e dalle sue conseguenze sul suo corpo, oltre che dalla povertà, e cominciò ad esporre in età matura nel 1947 a Parigi. Nel 1960 raggiunse il successo con il gran premio alla pittura ottenuto alla Biennale veneziana. Nella sua carriera ha continuato ad alternare pittura e grafica, eccellendo nella litografia. Un aspetto particolare del suo lavoro, lo si ritrova proprio nelle scelte fatte alla Farsetti, tra cui si distinguono pastelli con contrasti cromatici gialli e blu, acrilici con accostamenti di pennellate giallo su turchese, o giallo e nero su blu, caratteristici degli anni Settanta.  Nel suo saggio in catalogo Chiara Stefani evidenzia che l’immediatezza della pittura di Hartung è soltanto apparente e che invece ciò che la contraddistingue “è un’estrema meditazione sulla costruzione architettonica dell’opera, su un continuo studio dei rapporti tra segno e spazio, tra superficie e gesto, tra colore e linea”. L’artista che amava il segreto degli astri e i loro bagliori notturni,  ha creato opere tra le più liriche di tutto il secolo trascorso. La mostra è visibile fino al 28 aprile.

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