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“Home restaurant” al Parlamento? La Crusca non ci sta Breaking news, Cultura

Firenze – Anche questa volta la Crusca non ci sta e con il suo gruppo Incipit lancia l’allerta linguistica per il termine “home restaurant” usato per la tanto attesa proposta di legge, la C. 3258, che il 17 gennaio scorso è stata approvata dalla Camera dei deputati e che ora passerà al vaglio del Senato. La legge in questione riguarda infatti la disciplina dell’attività di ristorazione all’interno di una abitazione privata, un fenomeno in crescita che solo nel 2014 avrebbe fatturato, secondo le stime della Federazione Italiana dei pubblici esercizi e di Confesercenti 7, 2 milioni di euro, tuttavia una cifra irrisoria rispetto ai dati complessivi della ristorazione italiana che nel 2015  arriverebbero  a 76 miliardi di euro. Alla legge il compito di garantire trasparenza, tutelare i consumatori e la leale concorrenza nell’ambito dell’economia della condivisione, ma anche di valorizzare il cibo tradizionale di qualità. “È tuttavia sorprendente che per definire tale attività il legislatore italiano debba ricorrere all’anglismo “home restaurant” (art. 2), – fa sapere il gruppo  Incipit costituito da Michele Cortelazzo, Paolo D’Achille, Valeria Della Valle, Jean-Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Luca Serianni, Annamaria Testa, in un comunicato stampa-  quasi che l’arte culinaria casalinga del nostro Paese abbia origini oltre Manica e la lingua italiana non disponga di un termine per designare ciò che si potrebbe senz’altro denominare “ristorante domestico”. Questo termine risulta non solo immediatamente comprensibile per tutti, ma riunisce semanticamente tutti gli elementi della definizione che il testo di legge fornisce dell’attività in questione.” Il gruppo Incipit che ha nella sua mission l’esame e la valutazione di neologismi  ‘incipienti’, scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituenti italiani e che si adopera per una migliore coscienza linguistica e civile, nel suo comunicato “ invita pertanto i membri del Senato, ora investito dell’esame del testo di legge, a valutare criticamente l’opportunità di introdurre nella legislazione un termine straniero che, oltre a non apportare alcuna chiarezza supplementare, pare in netto contrasto con gli obiettivi della normativa.”Numerose le proposte di sostituzione avanzate in precedenza tra cui ricordiamo Centro di identificazione per  Hot spot,  Collaborazione volontaria  per Voluntary disclosure,Lavoro agile per Smart working,  Salvataggio interno per Bail inAdozione del figlio del partner per Stepchild adoption,  Allertatore civico per Whistleblower, difficile però quantificarne l’accoglienza.

 

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