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Honegger e Prokof’ev chiudono il Maggio Spettacoli

Firenze – Ultimo appuntamento nel calendario dell’LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino, che dopo quasi due mesi vedrà calare il sipario (per un brevissimo periodo: il cartellone estivo riprende dal 5 luglio con tre titoli lirici in programma per tutto il mese) con il concerto del maestro Daniele Gatti, in programma il 26 giugno alle 20, ultimo degli oltre 120 eventi che hanno caratterizzato il festival di quest’anno. Il Maestro dirigerà l’Orchestra del Maggio nella Sinfonia n. 3 H. 186 Liturgique di Arthur Honegger e Aleksandr Nevskij op. 78, cantata per mezzosoprano, coro e orchestra dalla musica per il film di Sergej Ejzenstejn di Sergej Prokof’ev. Mezzosoprano Olesya Petrova. Maestro del coro, Lorenzo Fratini.

Arthur Honegger – Sinfonia n. 3 H. 186 Liturgique. Membro del gruppo dei Sei, cenacolo musicale dell’avanguardia parigina degli anni Venti aperto alla sperimentazione più provocatoria, Arthur Honneger assorbì tutte le esperienze della musica a lui contemporanea (neo-classicimo, nuova oggettività, musica motoristica, jazz, musica d’intrattenimento) filtrandole in un  linguaggio eclettico e personale.

A differenza dei colleghi del gruppo votati a un’estetica volutamente disimpegnata, come Auric e Poulenc, Honneger sentì il bisogno di tornare a una concezione razionalistica ed etica della musica e dell’impegno compositivo. Ne è esempio emblematico la Terza Sinfonia ‘Liturgique’, composta tra il 1945 e il 1946 alla fine della guerra. Pagina colma di tristezza e di drammatici conflitti sonori, sottolineati da una scrittura continuamente dissonante dai colori lividi e corruschi, la Sinfonia n. 3 vuole rappresentare, come descritto dallo stesso autore, ‘la reazione dell’uomo moderno all’ondata di barbarie, stupidità, sofferenza, meccanizzazione e burocrazia’ in un periodo storico di grande sofferenza. E così nei tre movimenti dai titoli di ispirazione religiosa – Dies Irae, De profundis, Dona nobis pacem – Honneger trasferisce in musica il conflitto dell’animo umano diviso tra disperazione e anelito alla felicità e alla pace in un percorso spirituale che conduce alla catarsi finale.

Sergej Prokof’ev – Aleksandr Nevskij op. 78.  Nel 1938 Prokof’ev riceve l’incarico di scrivere la colonna sonora dell’Alexander Nevskij di Sergej Ejzentejn, film dedicato alle gloriose gesta dell’eroe medioevale che aveva guidato il popolo russo in numerose battaglie, da quella contro l’invasione mongola a quella sul fiume Neva contro gli svedesi, fino alla gloriosa vittoria sui Cavalieri Teutonici nella battaglia sul lago ghiacciato dei Ciudi. Dalla colonna sonora il compositore estrapola in seguito una Cantata per mezzosoprano, coro e orchestra in sette movimenti, in cui riassume in maniera concisa la vicenda senza sacrificarne la portata narrativa, che diventa in breve opera di propaganda stalinista. La rievocazione di eroi del passato consente infatti di esprimere al meglio i sentimenti di patriottismo e nazionalismo, elementi comuni a molte cantate composte durante il periodo bellico, e il valore mostrato da Alexander Nevskij e dal suo esercito in battaglia diventa quindi metafora perfetta dell’impegno richiesto al popolo russo dinanzi alla minaccia della Germania nazista.

Dando libero sfogo alla propria vena lirico-narrativa, Prokof’ev adotta due stili compositivi diversi nel descrivere le due armate nemiche in lotta. Se per le sezioni che vedono protagonista l’esercito tedesco, ma anche il campo di battaglia disseminato di morti dopo lo scontro, il compositore si avvale di un linguaggio aspro, dissonante e dai ritmi percussivi e meccanici, in quelle dedicate ad Alexander e ai suoi uomini sceglie invece di usare a piene mani canti popolari russi, melodie tonali e corali dal respiro epico, come quello che chiude solennemente la Cantata e sancisce la vittoria del popolo russo sull’invasore.

 

Foto: Daniele Gatti © Marco Borggreve

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