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Hugonnet al Cango: tempo del cuore, tempo del cosmo Spettacoli

Firenze – Che cosa mai potrebbero avere in comune nello stesso giorno, il 1 dicembre,  un convegno dello Stensen sui buchi neri e le onde gravitazionali  e una performance ideata della coreografa svizzera Yasmine Hugonnet al Cango? Il tempo, ovviamente, nelle sue declinazioni fisiche e spirituali, il tempo della danza e il tempo del cosmo, tema suggestivo del best seller del fisico Carlo Rovelli (“L’ordine del tempo”).

L’astrofisica Michela Mapelli con le teorie scientifiche moderne e Yasmine, con le arti antiche della danza, hanno raccontato paradossi e misteri dello stesso concetto. Il tempo fisico non esiste, è una illusione dell’uomo che conta i suoi giorni e li mette in fila nella memoria. Ma anche il tempo del corpo e del cuore può uscire dalla sua gabbia antropocentrica.

Già nel titolo della performance l’artista di Montreux lo destruttura , “Chro no lo gi cal”, e successivamente, insieme a Ruth Childs e Audrey Gaisan Doncel, lo abbandona a una sorta di universo rovesciato a tre, come le stelle raccontate dall’astrofisica che orbitano fra di loro, allontanandosi e avvicinandosi, fondendosi e trasferendo energia.

Gioca  la danza con la sua percezione, dice Yasmine, e lo spazio diventa uno superficie elastica su cui scorre e si flette il tempo, proprio come la rete spazio tempo che si flette in presenza di fusioni di stelle, generando onde gravitazionali.

Alla rovescia è intanto il palco realizzato ideato da Nadia Lauro, che scende verso il fondo del boccascena e non viceversa come nel teatro all’italiana, creando un effetto prospettico di allontanamento. E, soprattutto, le tre danzatrici realizzano un secondo effetto di scomposizione corpo/suono attraverso la tecnica del ventriloquio. Non si capisce da dove vengono quei suoni, quelle parole latine tratte dalle opere di Lucrezio, guardando volti chiusi e lontani, nonostante l’espressione dolce e ironica di chi ha colto anche solo per un momento il mistero dell’universo.

Quei suoni non appartengono a loro, ma arrivano dagli spazi profondi.  Non c’è base musicale nella performance se non il suono che nasce dal di dentro delle perfomer. L’azione coreografica comincia con la ricerca dell’armonia celeste attraverso la tecnica buddista della concentrazione, mentre le braccia si muovono in posizioni diverse e fra di loro sfasate come per segnalare agli spettatori che stanno per partire per un inatteso viaggio interiore.

E’ un percorso che tocca il trascorrere delle generazioni, nonna, madre, figlia, ed è insignificante dove e quando l’eterno ripetersi della vita umana si svolga: le danzatrici portano costumi cinquecenteschi che indossano e tolgono a turno proponendo la durezza della nudità. Fragilità con fragilità, accettazione del tempo e passaggio del testimone dell’esistenza.  Ognuno su questa terra porta a termine il suo compito vitale: “E più non dimandare”.

Presentato al Cango in prima nazionale nell’ambito del festival “la Democrazia del corpo” ideato e diretto da Virgilio Sieni, “Chro no lo gi cal” è andato in scena per la prima volta un mese fa al teatro Vidy di Losanna.  Nel 2015 Yasmine realizzò al Cango Extensions, una coreografia lunga 20 minuti frutto di un percorso di creazione per un gruppo di danzatori italiani.

Foto: Yasmine Hugonnet

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