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“Hunger Games – La ragazza di fuoco”, la teatralità del massacro Cinema

Katniss Everdeen torna a casa incolume dopo aver vinto la 74ª edizione degli Hunger Games, insieme al suo amico, il "tributo" Peeta Mellark. La vittoria però vuol dire cambiare vita e abbandonare familiari e amici, per intraprendere il giro dei distretti, il cosiddetto "Tour della Vittoria". Lungo la strada Katniss percepisce che la ribellione sta montando, ma Capitol City cerca ancora a tutti i costi di mantenere il proprio controllo mentre il Presidente Snow sta preparando la 75ª edizione dei giochi, la cosiddetta Edizione della Momoria, una gara che potrebbe cambiare per sempre le sorti della nazione di Panem.

Un anno e mezzo fa avevamo lasciato Katniss e Peeta, entrambi vincitori e sopravvissuti degli Hunger Games grazie ad un trucco: si sono finti innamorati. Ma ciò comporta portare avanti una finzione nella vita di tutti i giorni. Questo perché la loro vita e quelle delle loro famiglie dipendono da questo. Inizia così un raffinato gioco politico, che sebbene fosse già presente nel primo episodio, qui si fa molto più incisivo. Scopriamo cosa significhi essere il vincitore degli Hunger Games, passare da assassino a pedina politica che va sbandierata e plasmata secondo i propri fini per contenere uno scontento che si alza di giorno in giorno. La teatralità della politica che sfrutta i giochi come mezzo di repressione verso il proprio popolo. La teatralità di un massacro perpetrato di anno in anno con continua e tremenda razionalità.

Questo secondo capitolo segue la stessa struttura del primo: una prima parte lunga che analizza al meglio i giochi e le emozioni dei personaggi e una seconda parte ambientata durante i giochi maggiormente dedita all'azione. Un escamotage più che buono visto la lunga durata del film, quasi due ore e mezzo, che però non si sentono affatto proprio grazie a questo cambio di registro nella seconda parte. Iniziamo così una profonda analisi del personaggio di Katniss, vittima di stress post traumatico in seguito alla sua vittoria nel primo capitolo. Una ragazza segnata nel profondo dalla morte di persone a lei care e dall'essere stata obbligata ad uccidere. Questo secondo capitolo è un film sulle conseguenze: da una parte quella umana, il significato che ha togliere la vita a qualcuno; dall'altra quella politica, Katniss diventa il simbolo di una speranza che il popolo brama ferocemente. Ma con il proseguire nella seconda parte non solo ci troviamo nel mezzo degli Hunger Games ma ci troviamo di fronte a diversi nuovi personaggi. Ogni tributo, ogni partecipante è una persona che ha ucciso compagni, amici e nemici nei giochi precedenti, una persona segnata come e più di Katniss e ognuno porta questo peso a modo suo. Chi decide di continuare ad uccidere e godere e chi si prepara a cambiare il proprio futuro. Tutti questi pesanti elementi psicologici sono gestiti davvero al meglio dal regista Francis Lawrence, che lavora con la camere da presa sempre vicina ai volti dei suoi protagonisti per scrutare i loro intimi turbamenti. I volti dei protagonisti diventano il tramite verso l'esterno delle loro emozioni più profonde e non a caso il film si chiude con il primo piano della bravissima Jennifer Lawrence il cui sguardo si trasforma da addolorato a pieno di odio, un odio che sarà catapultato verso Capitol City e tutta quella politica che ha fatto della morte un mezzo di propaganda. Ma per questo dovremo aspettare gli ultimi due capitoli in uscita nei prossimi anni.

Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Michael Arndt, Simon Beaufoy
Genere: Drammatico, Azione
Nazione: USA
Durata: 146'
Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Philip Seymour Hoffman, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Lenny Kravitz, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Amanda Plummer, Lynn Cohen
Fotografia: Jo Willems
Montaggio: Alan Edward Bell
Produttore: Color Force, Lionsgate

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