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I Big Data al servizio delle aziende italiane, Pmi ancora in fase di “scoperta” Breaking news, Innovazione, Internet

Firenze – Negli ultimissimi anni sempre più aziende italiane cominciano a fare uso degli strumenti di analisi dei dati, e lo fanno in modo più dettagliato e approfondito rispetto a prima.

I Big Data, lo abbiamo visto negli articoli precedenti, storicamente si sviluppano come un nuovo e rivoluzionario sistema di analisi inizialmente diffusosi fra le grandi corporation americane e nord europee che operano nell’area della finanza delle assicurazioni della grande distribuzione e delle telecomunicazioni; erano solo queste le realtà che si potevano permettere certi tipi di indagini di analisi con expertize e metodologie di lavoro dai costi ancora estremamente elevati; la situazione inizia a cambiare quando emergeranno per questo tipo di servizio delle nuove tipologie di offerta, non solo grandi aziende digitali al servizio delle multinazionali per lo sviluppo di nuovi business, ma anche piccole società innovative incentrate sull’attività di analisi dei dati che svilupperanno quasi dal nulla un offerta del tutto nuova: la business analytics.

Siamo indicativamente nel 2010, anno che da un punto di vista convenzionale è da considerarsi importante per i Big Data poiché è l’anno che in tutto il mondo prende piede la consapevolezza della grande opportunità che possono dare gli strumenti di analisi dei dati. Se vogliamo pensare alla vera scoperta dei Big Data in Italia dobbiamo partire dal 2015, dove un po’ tutti gli indicatori economici e gli studi sul tema hanno iniziato a produrre qualcosa di più consistente da un punto di vista dei numeri e dei risultati.

Ma è l’anno scorso, il 2016, che avviene la vera crescita per l’interesse sull’analisi dei dati, con una crescita complessiva del 15% e un giro di affari di oltre 900 milioni di euro; la richiesta più gettonata è l‘analisi predittiva, cioè capire in anticipo il valore e l’impatto del prodotto o servizio, anche se dobbiamo precisare che continuiamo sempre a parlare di aziende di grandi dimensioni.

Ma se prendiamo come punto di riferimento le Pmi, cioè le aziende che vanno dai 10 ai 250 dipendenti abbiamo risultati molto differenti, considerando il fatto oltre tutto che il tessuto italiano è costituito da aziende in larga parte sotto i 10 dipendenti.

Per questo ci viene in aiuto l’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano, che ha svolto un’ indagine prendendo come riferimento di studio quasi mille imprese italiane, di cui 150 grandi aziende e le restanti piccole e medie imprese, divise e incasellate a loro volte in settore di produzione e di territorio; per l’anno 2016 troviamo solo un 8% delle aziende italiane che utilizza i Big Data in maniera già consona e ben collegata alla sua attività, collocandosi a un alto livello di maturità, mentre il 26% è in una fase iniziale di valutazione dei benefici che questi potrebbero contribuire a dare. Situazione completamente differente per il restante 66% delle aziende analizzate che non solo non adottano nessuna tecnologia di analisi dati, ma non sono a conoscenza dello strumento quindi non possiedono nemmeno la minima idea delle opportunità che ne potrebbero ricevere.

Un altro studio ha dimostrato che l’utilizzo dei dati come strumento di gestione aziendale non riscontra alte performances, solo un’azienda su tre adotta modelli di descriptive analytics e solo il 16% di queste lavora e investe su analisi predittive.

Per dare una valutazione generale possiamo però affermare che l’Italia fra i paesi europei non si colloca così male, siamo sopra la media europea e sempre più possiamo avvicinarci ai grandi paesi europei come Germania e Francia. Secondo alcuni studi i Big Data possono fare aumentare la produttività dell’azienda fino al 10% rispetto a chi non li usa.

In Italia esistono ancora tutta una serie di tipologie di imprese, soprattutto quelle del settore del manifatturiero, che hanno una organizzazione a carattere ancora familiare dove la verticalizzazione delle decisioni resta ancora in mano a una sola persona e dove si fa molta fatica a fare passare il concetto di innovazione digitale e quindi anche, a maggiore ragione, gli strumenti di analisi dei Big Data.

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