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Mercatino Pulci in piazza Annigoni, tutto bene … se non piove Cronaca

Firenze – “Finché non piove, non tira vento o non batte il sole, si sta bene”. Al Mercato delle Pulci si fa quel che si può. A pochi giorni dal trasferimento da Piazza dei Ciompi a Piazza Annigoni gli umori dei venditori prendono a incanalarsi nelle due grandi famiglie del disfattismo e della fiducia nel futuro. Tempo permettendo, però. Se c’è una nota che accorda ogni commento sulla novità del passaggio, questa è quella delle bizze del clima.

“Quando batte il sole i gazebo diventano invivibili (e siamo solo a febbraio), se tira vento forte vola tutto, se piove, ci allaghiamo”. A non avere un’idea dell’esposizione della piazza, verrebbe da pensare al carattere tipico del fiorentino che non è mai contento. Basta tuttavia osservarla da lontano, o buttare uno sguardo fuggevole sulle tre file di gazebo bianchi “più da fiera di paese che da mercatino storico” per capire che tutti i torti, i 27 stoici, non li hanno. Le strutture, tutte fornite – a pagamento, s’intende – dalla medesima ditta, sono in tela plastificata, cubi con un cappellino piramidale, uno a fianco dell’altro, nel pieno rispetto di tutto ciò che è contrario a un mercato delle Pulci come quello che fu: l’omologazione.

Ma il punto non è questo, si tratta pur sempre di una sistemazione provvisoria di cui ci si può accontentare. Il punto è che il lavoro non è di quelli propriamente fatti a regola d’arte o, almeno, di funzionalità. Solo una piattaforma in legno di pochi centimetri, che ricorda i pancali da ortofrutta, separa i gazebo dalla nuda pavimentazione. Quando piove, l’acqua rimbalza ed entra all’interno, semplicemente. “In piazza dei Ciompi potevano lasciare tranquillamente la merce fuori; i corridoi erano coperti”. Alla prima goccia di pioggia, è tutto un correre in fretta e furia per mettere in salvo libri, riviste, cartoline, stoffe, mobili. Guai, però, ad arrangiarsi con tettucci fai da te. Non si può, le autorizzazioni non ci sono o, se ci sono, non sono chiare.

Sul vento, poco da dire. Quanto dice di tirare forte, come ha fatto nei giorni scorsi, sono dolori. Passi lo sconquasso che fa ballare tutta la baracca; il problema è rappresentato dal pericolo reale che qualcosa voli via; rischio per adesso fugato soltanto dalla buona sorte, quando venerdì un tettino di legno non ha retto a una folata particolarmente intensa e ha decollato, attraversando la piazza e finendo dalle parti del bar. Di assicurazioni non ce ne sono; se avesse accoppato un passante la responsabilità sarebbe ricaduta solo sul proprietario.

Infine il male (per adesso) minore: il calore. La piazza è nuda, quando il sole dice di picchiare, picchia forte e l’effetto – all’interno di un cubo di plastica – può risultare piacevole soltanto in questi mesi freddi. “D’estate come faremo? Si soffocherà. Almeno un ombrellone ce lo faranno mettere, si spera”.

Non mancano, comunque, sprazzi di positività, tra chi ritiene che “tutto sommato la sistemazione non sia sgradevole” e chi la trova “più signorile di prima“, qualche sparuta voce fuori dal coro si può sentire. Il giudizio resta tuttavia unanime sulla “latitanza” dell’amministrazione, che “non fa sapere nulla”. La penuria di informazioni era ed è il dente che duole, la prima causa dell’incertezza dei commercianti e la fonte che pompa scontento. “Siamo senza luce, senz’acqua, senza un servizio WC; alle 17 si chiude, anche perché il giro di clienti è buono fino all’ora di pranzo ma nel pomeriggio qui è un mortorio. Il Comune non ci dice niente, ci ha buttati qui e chiuso il discorso. Ci arrangiamo”. I tempi dell’allacciamento per la fornitura di energia elettrica, malgrado l’attacco sia pronto e a pochi metri, slittano in avanti di giorno in giorno e nel frattempo se ne fa a meno; impensabile, infatti, ricorrere a 27 generatori. “Almeno un bagno chimico ce lo potevano mettere”, ma non c’è e quando invece ce n’è bisogno “si usa quello a pagamento del mercato (60 cent) o si chiede la cortesia al bar”.

La musica non cambia riguardo la sorveglianza notturna, che non è prevista. “La ditta dei gazebo ci ha fornito dei pannelli di legno, che abbiamo messo alle pareti. Ma li abbiamo pagati, eh?! Almeno così si spera di proteggerci un pó”.
Una mano tesa è arrivata con l’abbattimento delle spese per il suolo pubblico, ridotte di 2/3 (da circa 3.300 euro a poco più di 1.000 l’anno), ma per i 27 venditori è poca cosa. “È presto per tirare le somme, ma da quel poco che sappiamo stare qui significherà un’emorragia di soldi. Speriamo solo che rientrino”. Da definire, ma certe, sono le spese per il noleggio e la manutenzione dei gazebo oltre che quelle per l’allacciamento e per la fornitura di energia, quando arriverà. Prima, ci si augura in Piazza Annigoni, di tornare in Piazza dei Ciompi.

 

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