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I debiti e i crediti di Ataf spaccano il Pd Politica

«Siccome in questo Comune, come ho detto e come ribadisco agli atti, non c'è democrazia, io prendo, vi auguro buona giornata e me ne vado». La sedia su cui è seduta Cecilia Pezza dondola ancora quando la giovane consigliera del Pd, dopo un diverbio con il collega di gruppo Maurizio Sguanci, abbandona la commissione Lavoro riunitasi per parlare di Ataf e delle sue problematiche in questa fase di transizione da pubblico a privato. Ennesima riprova delle tensioni interne causa primarie, l'uscita della Pezza divarica ancora di più la frattura in seno al Pd di Palazzo Vecchio.

Ma cosa è successo? Facciamo un passo indietro. La commissione Lavoro è riunita per chiedere all'assessore alla Mobilità Mattei e al presidente di Ataf Filippo Bonaccorsi (in carica fino al 29 ottobre) di riferire sulle voci dei 270-280 esuberi ai quali il passaggio di proprietà dal Comune a Busitalia potrebbe condurre. Sul tavolo anche la questione dell'esternalizzazione del servizio mensa, la nuova gara per la gestione delle pulizie (che caleranno in ore del 40%) e, soprattutto, le difficoltà di Opitec, impresa meccanica che fornisce servizi di manutenzione ai veicoli di Ataf.

Il debito di Ataf verso Opitec: 800 mila euro – Il presidente della commissione Stefania Collesei spiega che «le rappresentanze sindacali di Ataf» hanno riferito a lei e ai colleghi che l'azienda di trasporti fiorentina ha maturato «un debito di 1 milione e duecentomila euro» verso Opitec. A metà agosto sarebbe stata pagata una rata di circa 400mila euro che ha permesso di ridurre tale disavanzo a 800mila. Pur sempre qualcosa ma che, secondo la Collesei, apre comunque a due questioni fondamentali: quella relativa alla «sicurezza dei mezzi» e quella della possibile «crisi occupazionale» dell'azienda di manutenzione. Da un lato, infatti, se Opitec non riceve il canone mensile di 300 mila euro che Ataf gli deve versare «la sua sussistenza finisce in pericolo» e si può creare «un serio rischio occupazionale» per i suoi 45 dipendenti. Dall'altro, la mancata corrispondenza del canone «potrebbe comportare il blocco della fornitura dei pezzi di ricambio», in quanto Opitec non sarebbe in grado di pagare i suoi grossisti.

Perché Ataf non paga. «Ataf ha spiegato alle rappresentanze sindacali che non trasferisce soldi a Opitec perché è in attesa di ricevere 10 milioni dal comune di Firenze», riferiscono all'unisono la Collesei e il consigliere di Sel Tommaso Grassi. La natura di questi dieci milioni è avvolta nel mistero. Per Grassi si prospetta il «serio rischio» che essi siano quanto il presidente Bonaccorsi stia attendendo «dai ricorsi presentati contro il Comune per avere un riconoscimento maggiore degli obblighi di servizio». Ma dieci milioni sono una cosa e il debito di neanche uno cha Ataf ha nei confronti di Opitec un'altra. Per questo motivo la Collesei ha chiesto all'assessore Mattei cosa significasse che il Comune «deve soldi ad Ataf», se tale quota fosse «veramente pari a 10 milioni» e se questo sia veramente «l'elemento che impedisce ad Ataf di pagare Opitec», poiché, come noto, Ataf ha entrate anche di tipo differente.

Intanto Mattei, “abbandonato” da Bonaccorsi, media, incassa e prende nota. Riferirà al presidente quanto chiesto dai membri della commissione e per quanto di sua competenza risponde alle domande che gli vengono poste. Poi, prende parola Grassi, e si accende il putiferio.

Sguanci: Cecilia, “Ma da che parte stai?” – Sulla versione dei fatti sono tutti d'accordo. Sulla sostanza, no. Il consigliere di Sel, spina nel fianco di Mattei, sta chiedendo spiegazioni all'assessore proprio sui dieci milioni, quando la Pezza gli sussura «bravo», come dire, riferirà dopo, «quella domanda la volevo fare anche io». Maurizio Sguanci (Pd), arrivato in commissione dopo che la presidente Collesei aveva già posto le sue problematiche, si gira verso la Pezza che gli siede a fianco e domanda: «Ma stai col Comune o con il Grassi»?. La consigliera Pd a questo punto si alza di scatto e scatena la sua invettiva contro il compagno di gruppo. «È una domanda legittima» la difende subito la presidente, mentre Mattei si affretta a dire che la commissione è «si è svolta nella maniera più corretta possibile» ma la frase della consigliera Pezza «è qualcosa di pesante» dalla quale non si può che dissociare.

I commenti nel dopo-commissione si sprecano e ambedue le parti si accusano di pensare più alla contesa Renzi-Bersani che all'azione politica del Pd in Consiglio. «Un conto è militare nell'opposizione, un conto è di stare nella maggioranza», spiega Sguanci. La democrazia nel gruppo «non si può dire che non c'è» e la Pezza ne sarebbe la dimostrazione stessa, in quanto «è l'unica che si permette di fare gli show». L'unica – conclude il consigliere – che «quando prende parola cerca di attaccare questa amministrazione solo ed esclusuvimanete perché Matteo corre. Ma le due cose devono rimanere distinte». Dello stesso avviso, ma da un punto di vista diametralmente opposto, è Cecilia Pezza che accusa Sguanci di interessarsi unicamente a «dimostrare chi sta da una parte o dall'altra, fregandosene del resto».

Ma su una cosa, come in un film a lieto fine, sono tutti d'accordo. Bonaccorsi a breve dovrà presentarsi a Palazzo Vecchio e chiarire entità e motivazioni del debito contratto verso Opitec, affrontare la questione della mancata clausola sociale nella gara per Ataf (dalla quale potrebbe derivare una maggiore facilità negli esuberi per i nuovi proprietari), natura e consistenza dei presunti dieci milioni che reclama al Comune, riduzione del 40% delle ore dedicate alle pulizie di pensiline e bus. Come ha ricordato Mattei, «gli autobus sporchi sono il primo segno del declino di una città». E, forse, anche di quello del suo costume.

(foto: Ataf.net)

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