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I dieci comandamenti per una conversione ecologica Opinion leader

Firenze  – Ennio Brovedani, gesuita, presidente della Fondazione Stensen ripropone l’enciclica di Papa Francesco Laudato Sii individuando “dieci comandamenti per una “conversione ecologica”. “L’Enciclica consta di 192 pagine – dice – nessun politico ha il tempo di leggere 192 pagine”.  Così ha deciso non solo di darne una illustrazione, ma soprattutto di riassumerla in dieci chiare indicazioni che possono diventare il vademecum per chi vuole veramente contribuire a una rivoluzione nel rapporto fra l’uomo e la natura, fra l’uomo e i suoi simili: i comandamenti fondamentali per l’umanità del terzo millennio.  

 

L’enciclica Laudato sii di Papa Francesco è stata pubblicata il 18 giugno 2015.

È la sua seconda enciclica dopo la Lumen fidei, pubblicata nell’anno della fede, a pochi mesi dall’inizio del suo pontificato (il 13 marzo2013): il testo era stato iniziato da Papa Benedetto XVI e poi consegnato al suo successore Francesco che ne ha esteso e firmato il lavoro.

In tutti i Documenti Pontifici c’è un ordine di valenza magisteriale, di autorevolezza e quindi di osservanza, a cominciare dalla Costituzione apostolica, a cui segue l’Enciclica, l’Esortazione apostolica, la Lettera apostolica e la Lettera semplice, ― solo per citare quelli più importanti (*).

L’enciclica Laudato sii prende il nome dal Cantico delle creature di Francesco di Assisi (1224), alla cui “ecologia integrale vissuta con gioia e autenticità” (10) Papa Francesco si ispira, assumendo “categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano”. Senza questa apertura francescana allo stupore e alla meraviglia della natura “i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati” (11). Sarebbe, cioè, una ricerca scientifica in funzione esclusiva del dominio della realtà e non della descrizione e spiegazione, per accrescere il nostro sapere e la conseguente meraviglia, che suscita rispetto e contemplazione.

L’enciclica (192 pp.) è suddivisa in 246 Paragrafi raccolti e ripartiti in 6 Capitoli. Fin dall’Introduzione si afferma che non è stata scritta solo per i cattolici ma si rivolge “a ogni persona che abita questo pianeta” (ad ogni essere umano) per “entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” (3).

Per la quantità e vastità dei saperi implicati e sviluppatisi nel corso di questi ultimi decenni è un documento ampio e complesso, pluri e interdisciplinare, che travalica ogni possibile conoscenza personale.

Come si legge nel paragrafo 7, l’Enciclica raccoglie “la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali […] di altre Chiese e Comunità cristiane ― come pure altre religioni ― che hanno sviluppato una profonda preoccupazione […] su questi temi che stanno a cuore a tutti noi”. E’, pertanto, un documento scritto a più mani, la cui impostazione e redazione finale è opera di Papa Francesco che condivide e assume non solo la preoccupazione della comunità scientifica internazionale in merito, ma anche l’ammonimento, più volte ribadito dall’Arcivescovo ortodosso greco Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli:

«Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio» (8).

La Laudato sii è stata concepita ed elaborata come un percorso a salvaguardia dell’integrità della biosfera, con “la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” (13) in quanto “la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti” (14).

La chiave di lettura, di interpretazione e di preoccupazione dell’intera Enciclica si trova formulata nel paragrafo 160:

“Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”

Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in quanto tale (oggetto di studio dell’ecologia), ma rivela il senso di un approccio integrale e globale ai molteplici problemi sollevati nella gestione della nostra “casa comune” (la biosfera) e ― nel rispetto delle diverse opinioni ― conduce a porci ulteriori e previe domande sul significato dell’esistenza e dei suoi valori a fondamento della vita sociale:

“Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?”

Se non ci poniamo queste domande fondamentali, “non credo ― dice Papa Francesco ― che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti.” Sono infatti domande che coinvolgono ogni comunità umana, a prescindere dall’etnia, dalla cultura e confessione di appartenenza o pertinenza.

I temi fondamentali e più importanti che attraversano tutta l’Enciclica sono indicati al paragrafo 16 dell’introduzione e costantemente ripresi e contestualizzati in ogni singolo capitolo:

  1. L’intima relazione tra i poveri e la fragilità del nostro pianeta;
  2. L’integrità della biosfera, ossia, la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso e relazionato;
  3. La critica del nuovo paradigma e delle forme di potere che derivano dalla tecnologia, sviluppata in funzione del dominio e del profitto;
  4. L’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso;
  5. Il valore proprio di ogni essere umano;
  6. Il senso antropologico dell’ecologia;
  7. La necessità di dibattiti sinceri e onesti;
  8. La grave responsabilità della politica internazionale e locale;
  9. La cultura dello scarto e la proposta e condivisione di un nuovo stile di vita.

Come ogni metodologia di approccio ai problemi complessi, il percorso dell’enciclica inizia con una informazione previa (cap.1) dei “vari aspetti dell’attuale crisi ecologica allo scopo di assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile” (15).

Dobbiamo, cioè, “soffermarci brevemente a considerare quello che sta accadendo alla nostra casa comune” (17).

…………..
Qui di seguito il link al test integrale – Comandamenti ecologici – Laudato sii

I dieci comandamenti per una “conversione ecologica”

Dal complesso percorso tracciato dall’Enciclica Laudato sii di Papa Francesco è possibile abbozzare un decalogo ecologico: i dieci comandamenti o principi per una “conversione ecologica”. I comandamenti sono prescrittivi: ingiungono un “dovere”; i principi, invece, sono orientativi: indirizzano alla realizzazione di un valore morale.

  1. Contrasta ed evita l’indifferenza

“Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione [della crisi ecologica], anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale” (14).

“È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo, c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile” (25).

“Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza” (52).

  1. Affronta e avversa il riscaldamento climatico globale

“Molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento, e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell’ecosistema, come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali. Non hanno altre disponibilità economiche e altre risorse che permettano loro di adattarsi agli impatti climatici o di far fronte a situazioni catastrofiche, e hanno poco accesso a servizi sociali e di tutela” (25).

“Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni” (51).

“La medesima logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale è quella che non permette di realizzare l’obiettivo di sradicare la povertà. Abbiamo bisogno di una reazione globale più responsabile, che implica affrontare contemporaneamente la riduzione dell’inquinamento e lo sviluppo dei Paesi e delle regioni povere” (175).

  1. Assicura e fornisci acqua a tutta la terra

L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. Le fonti di acqua dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali. La disponibilità di acqua è rimasta relativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l’offerta sostenibile, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. Grandi città, dipendenti da importanti riserve idriche, soffrono periodi di carenza della risorsa, che nei momenti critici non viene amministrata sempre con una adeguata gestione e con imparzialità. La povertà di acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all’acqua potabile sicura, o subiscono siccità che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza” (28).

Un problema particolarmente serio è quello della qualità dell’acqua disponibile per i poveri, che provoca molte morti ogni giorno. Fra i poveri sono frequenti le malattie legate all’acqua, incluse quelle causate da microorganismi e da sostanze chimiche. La dissenteria e il colera, dovuti a servizi igienici e riserve di acqua inadeguati, sono un fattore significativo di sofferenza e di mortalità infantile” (29).

L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per que­sto è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità” (30).

L’acqua è una risorsa scarsa e indispensabile, inoltre è un diritto fondamentale che condiziona l’esercizio di altri diritti umani. Questo è indubitabile e supera ogni analisi di impatto ambientale di una regione” (185).

  1. Assisti e aiuta i poveri

“L’impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo” (48).

“Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (49).

“È opportuno puntare «specialmente sulle necessità dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibattito spesso dominato dagli interessi più potenti». Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana” (52).

“Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro” (128).

  1. Contesta il mito del progresso illimitato

“Alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. […] Altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento” (60).

“Il fatto è che «l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza», perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza” (105).

“La gente ormai […] prende coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale al progresso dell’umanità e della storia, e intravede che sono altre le strade fondamentali per un futuro felice. Ciononostante, neppure immagina di rinunciare alle possibilità che offre la tecnologia” (113).

“Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di «cambiare il modello di sviluppo globale», la qual cosa implica riflettere responsabilmente «sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzione e distorsioni»” (194).

  1. Resisti alla tentazione del potere

“Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli «stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale” (5).

“Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia” (53).

Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomi­che lanciate in pieno XX secolo, come il grande spiegamento di tecnologia ostentato dal nazismo, dal comunismo e da altri regimi totalitari al ser­vizio dello sterminio di milioni di persone, senza dimenticare che oggi la guerra dispone di stru­menti sempre più micidiali” (104).

“È diventato contro-culturale scegliere uno stile di vita con obiettivi che almeno in parte possano essere indipendenti dalla tecnica, dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e massificante” (108).

“La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi princìpi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione” (178).

  1. Accetta e assumi la logica della gratuità

“Il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine” (194).

“Tuttavia, non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale. I singoli indi­vidui possono perdere la capacità e la libertà di vin­cere la logica della ragione strumentale e finisco­no per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale” (219).

“Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno” (159).

“Un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’e­goismo. Viceversa, il mondo del consumo esa­sperato è al tempo stesso il mondo del maltratta­mento della vita in ogni sua forma” (230).

  1. Favorisci la transizione alle energie rinnovabili

“Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti ― specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas ―, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio. In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe già essere cominciato, è legittimo optare per il male minore o ricorrere a soluzioni transitorie. Tuttavia, nella comunità internazionale non si raggiungono accordi adeguati circa la responsabilità di coloro che devono sopportare i costi maggiori della transizione energetica” (165).

“In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza” (179).

La politica e l’industria rispondono con lentezza, lontane dall’essere all’altezza delle sfide mondiali. In questo senso si può dire che, mentre l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità” (165).

  1. Acconsenti una ragionevole decrescita

“Se in alcuni casi lo svilup­po sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti de­cenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappia­mo che è insostenibile il comportamento di co­loro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in con­formità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti” (193).

“Abbiamo bisogno di «cambiare il modello di sviluppo globale», la qual cosa implica riflettere responsabilmente «sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni»” (194).

Il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare l’inquinamento” (195).

“Ricordiamo il principio di sussidiarietà, che conferisce libertà per lo sviluppo delle capacità presenti a tutti i li­velli, ma al tempo stesso esige più responsabilità verso il bene comune da parte di chi detiene più potere” (196).

  1. Promuovi una sana sobrietà

“Diceva Benedetto XVI che «è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti caratterizzati dalla sobrietà, diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso»” (193).

La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti, quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia” (223).

Non è facile maturare questa sana umiltà e una felice sobrietà se diventiamo autonomi, se escludiamo dalla nostra vita Dio e il nostro io ne occupa il posto, se crediamo che sia la nostra soggettività a determinare ciò che è bene e ciò che è male” (224).

“La pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene co­mune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita” (225).

 

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