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I dimenticati del coronavirus, a casa senza lavoro e lavoro senza protezioni Breaking news, Cronaca

Firenze – Il coronavirus mette in luce le criticità della nostra società, occidentale e in particolare italiana. Fra i vari nodi al pettine, ciò che emerge è, nel mondo del lavoro, non solo il fatto che i lavoratori godono in generale di meno tutele circa i rischi di una pandemia come quella che stiamo vivendo (anche se dal primo ministro Conte arriva proprio oggi la  rassicurazione che i fondamentali della protezione, ovvero guanti e mascherine, dovrebbero essere gratuiti) ma che c’è tutto un settore di lavoratori che viene comunque escluso dalle tutele previste dal governo, grazie alle caratteristiche del proprio lavoro.

Una situazione molto concreta e e ben poco di scuola, come raccontano Anna e Chiara, due sorelle fiorentine che fino a poche settimane fa riuscivano a reggere il compito di sostenere la famiglia. “Si tratta di una situaizone senza via d’uscita – dice Anna – almeno per quanto mi riguarda. il mio lavoro consiste nell’offrire servizi educativi per le scuole, in particolare progetti per la parità di genere e di educazione contro la violenza e il bullismo. Un’attività che viene svolta come libera professionista. Ovviamente, qualsiasi cosa succeda che interrompa la richiesta lascia senza lavoro e dunque senza stipendio, neppure con quei paracaduti che sono propri del lavoro dipendente”. In realtà, non si trattava di grosse cifre, impportanti però per contribuire al budget famigliare.

“Per quanto mi riguarda – dice invece Chiara, la sorella – svolgo attività di cameriera in un ristorante che attualmente è, come tutti gli esercizi del genere, chiuso. Il problema tuttavia è che nei giorni precedenti la proprietà ci aveva convocato, chiedendoci di firmare un contratto che abbatteva del 50% le ore lavorate”. E, dal momento che anche in questo caso non si tratta di grosse cifre, ciò che rimane è ben poco. Anche se, vista la chiusura del locale causa coronavirus, la speranza è che, secondo quanto promesso dal governo, le piccole imprese ( e di conseguenza i dipendenti) non saranno abbandonati.

Se il problema è molto grave per le famiglie come quelle di Anna e Chiara, anche per chi dovrebbe godere di più tutele le cose non vanno benissimo, come testimoniano le richieste dei sindacati, dalla Cgil, Cisl e Uil a quelli di base, Usb, Cub e Cobas.

Un caso simbolo, che riguarda buona parte dei fiorentini, è quello degli operatori dei servizi al sociale delle cooperative. Si tratta in buona sostanza di quei lavoratori la cui cooperativa ha vinto gli appalti per i servizi in questione, e perlopiù si occupano di servizi domiciliari agli anziani. Ebbene, come denunciano gli operatori, mancano le mascherine: al massimo vengono dsitribuite in numero di 4 agli operatori, che tuttavia, a causa della particolare natura del lavoro svolto (per alcuni utenti serve un vero e e proprio abbraccio per tirarli su dal letto, e lavarli), funzionano al massimo per un utente.

In altre parole, sono monouso. Il che significa che al massimo (in media le mascherine consegnate sono tre) i servizi che vengono svolti sono 4, a fronte di molti più utenti. “La preoccupazione principale – fanno sapere i lavoratori – è il rischio di portare in casa dei nostri utenti, perlopiù anziani e quindi nella fascia a maggior rischio, l’infezione da coronavirus, dal momento che siamo noi i vettori esterni. Ed è una responsabilità che non vogliamo e non possiamo prenderci”.

I dubbi riguardano anche le nuove mascherine consegnate, che secondo molti lavoratori, sarebbero a sicurezza molto bassa. Tant’è vero che a qualcuno sarebbe stato consigliato di “rinforzarle” con un fazzoletto.  Una situazione che rischia di sfociare, se non ci saranno risposte alla lettera inviata all’azienda e alla segnalazione fatta giungere alla Prefettura, nell’inizio della procedura di raffreddamento. Anche se la speranza è quella di avere risposte positive dalla cooperativa. Lettera e segnalazione alla Prefettura sono state inviate dall’Usb, in rappresentanza dei lavoratori; una lettera di segnalazione e richieste alla direzione delle cooperative è stata inviata anche dalla Cub Sanità di Firenze. La Cub mette anche in luce le preoccupazioni dei lavoratori delle strutture semiresidenziali socio sanitarie, e, “pur condividendone I’obiettivo e l’inquadramento come livelli essenziali di assistenza, siamo a rilevare quanto quotidianamente ci viene segnalato dagli operatori: difficoltà di mantenere le distanze di sicurezza data la tipologia di utenza; impossibilità di mantenere la stessa nei mezzi di trasporto; diffìcoltà di sanificazione dei mezzi di trasporto; mancanza di gel, mascherine monouso e quant’altro previsto dalle disposizioni nazionali e regionali”. Dunque, concludono, al momento sarebbe “impossibile garantire quanto disposto dalla Regione Toscana, per cui con la presente si chiede la sospensione di tali servizi, come anche attuato in altre Regioni, almeno fino al momento in cui sarà possibile garantire le misure di sicurezza previste”.

Un altro segmento di lavoratori che, causa coronavirus, rischiano di non godere di protezioni adeguate pur nella crescita del lavoro, sono i riders. A mettere in luce le problematiche di una categoria che riveste varie criticità, sono Cgil-Cisl e Uil che in un comunicato sottolineano: “A Firenze, a fronte della chiusura al pubblico degli esercizi commerciali, si può ossevare un numero alto di rider al lavoro soprattutto nei dintorni delle catene di ristorazione che continuano l’attività attraverso il Food Delivery.

Così come continuano le consegne di altri beni”. Una ricaduta attesa, cui però non corrisponde la pur augurabile attenzione nei confronti della salute dei riders. “I ciclofattorini sono sprovvisti di indicazioni da parte delle società che, nonostante le nostre sollecitazioni, non si sono curate di fornire neanche dispositivi di protezione individuale (gel, guanti, mascherine, etc):  sono quindi molto esposti al contagio e, a loro volta, potrebbero esporre i clienti. Molti lavoratori ci raccontano di essere preoccupati per la situazione”, dicono dalla Cgil e dagli altri sindacati, che lanciano una nuova sollecitazione alle società per modificare questo stato di cose, e, in assenza di dispositivi, “che il servizio venga immediatamente sospeso”.

“Contemporaneamente abbiamo chiesto al Governo di prevedere ammortizzatori anche per questi lavoratori che – ricordiamo – lavorano senza garanzie e tutele, ancora pagati a consegna, e nella maggior parte dei casi non hanno neanche l’indennità di malattia, poiché operano prevalentemente con la forma dell’autonomo occasionale”. Concludono Cgil, Cisl e Uil: “Invitiamo infine anche le Istituzioni locali a intervenire per verificare la situazione e garantire le norme di salute e sicurezza per questi lavoratori”.

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