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I favolosi ’60: quando anche gli uomini sapevano piangere Opinion leader

Firenze – Nei favolosi anni ’60 non erano ancora apparsi il mito dell’uomo che non deve chiedere mai né lo stereotipo del maschio alpha. Era ancora in voga l’amore romantico, alla ricerca dell’anima gemella. Questo almeno nelle canzoni, dove ragazzi e ragazze potevano soffrire d’amore e spesso anche gli uomini ne piangevano .

Lo stesso Celentano che era allora un anticonformista re del rock (ricordiamo 24mila baci che fece scalpore a Sanremo perché iniziò voltando le spalle al pubblico) cantava nel 1961 “e se piango d’amor non mi sento ridicolo” (Non esiste l’amor) e l’anno dopo vinceva il Cantagiro con Stai lontana da me, un testo non convenzionale ma che inizia con le parole Io che ho pianto per te.

Nel 1963 Fabrizio Ferretti portava al successo Oh baby piangerò per te  ma anche Paul Anka annunciava  Piangerò per te, un brano molto gettonato tra i giovani. E Don Backy, sempre nel 1963 lanciava il brano cult  Amico che inizia con i versi

Tu piangi e non vuoi dirmi la verità/ Cosa c’è che non va/Però io lo so, l’amavi e se ne andò

Nel 1965 successo a Sanremo per Nicola di Bari e Gene Pitney con Amici miei in cui il protagonista annuncia che quella sera andrà da lei ma avverte: “E se ritornerò/ e vorrò piangere/vi prego amici miei/ di non parlar” Poi, nello stesso danno Nicola di Bari partecipa al Cantagiro con  Piangerò

Da notare che una scena per alcuni versi simile a quella di Amici miei c’era anche in Quando vedrai la mia ragazza(1964) dove però Little Tony chiede all’amico di fare da ambasciatore ma se il risultato sarà sfavorevole invece di piangere si consolerà con una bevuta  “Non dirmi niente mai/ In un bar ci saranno due bicchieri per noi”.

Nel 1966 The Rockes interpretano i fermenti nuovi della beat generation con Che colpa abbiamo noi  che ha sul lato b la raffinata Piangi con me. un brano anch’esso di successo.

Gianni Morandi nel 1967 porta al successo Se perdo anche te nella quale annuncia “Ma piango l’amore di un’unica donna/ che non ho, forse più”.

E  anche nel  fatidico 1968 Little Tony  sottolinea che  Un uomo piange solo per amore dicendo alla ragazza Vedi queste lacrime che scendono

Ricordo,infine, che nel 1966 usciva Con le mie lacrime  l’unica canzone dei Rolling stones  cantata in italiano. Si trattava della celebre As Tears Go By, che Mick Jagger e Keith Richards, avevano scritto nel 1965 e che era divenuta subito un gande successo  L’anno dopo la cantarono nella nostra lingua con una traduzione fedele all’originale, cosa assai rara, all’epoca.

Quanto alle lacrime bisogna dire che originariamente la canzone era stata scritta per una donna, Marianne Faithfull, icona della musica pop e all’epoca compagna di Jagger.

Perché se nelle canzoni i ragazzi piangevano per amore le ragazze ovviamente, non erano da meno. Pensiamo a Una lacrima sul viso, a Se piangi se ridi con cui Bobby solo vinse il Festival di Sanremo del 1965, a Piangi se vuoi (1964). cantata da Vasso Ovale

Anche presso i cantautori le donne continuano a piangere come in Ogni volta di Venditti (Ogni volta che piango per te) del 1995. Anche Vasco Rossi  esclama E ogni volta che dopo piango in una canzone  del 1982  anch’essa intitolata Ogni volta  ma è un pianto più…. esistenziale perché riguarda varie emozioni che segnano la vita

Baglioni  invece è  equanime quando nel 1981 afferma in Via :  “Io ti baciavo mentre tu piangevi /E adesso che io piango tu chi bacerai?”.

Ma negli anni ’60 c’è anche un’altra caratteristica. Per le ragazze si usava il vezzeggiativo bambina (che oggi appare un diminutivo anche se all’epoca non era considerato tale) .

Le origini le troviamo nell’Italia dell’anteguerra. Penso a Bambina innamorata del 1936 di Bracchi-D’Anzi che inizia con i celebri versi Bambina innamorata / Stanotte t’ho sognata. E nel 1939 Prima di dormire bambina portata al successo da Michele Montanari (Prima di dormir, bambina Mandami un bacio d’amor)

Un appellativo che troviamo in molti film specie di matrice hollywoodiana pensiamo ad  Humphrey Bogart che in Casablanca nel dire addio a  Ilsa esclama : “Un giorno capirai… Buona fortuna, bambina! “ (anche se questo appellativo appare davvero arduo pensando alla forte personalità di Ingrid Bergman).

Nel 1959 troviamo la mitica Ciao ciao bambina di Domenico Modugno (che tutti conosciamo con questo refrain anche se il titolo era Piove ). Appare quasi scontato che Romantica vincitrice a Sanremo nel 1960 nel nome del tradizionalismo inizia con “Bambina bella Sono l’ultimo poeta che s’ispira ad una stella” 

Nel 1961 Tony Dallara vince Canzonissima con Bambina Bambina. E ancora nel 1981 Jimmy Fontana canta Bambola bambina (Bambola bambina/ sempre nella mente mia)  che divenne la sigla della serie TV  La donna bionica. 

Naturalmente questo articolo si basa su un’ elencazione empirica e ci saranno altri titoli che non mi sono venuti in mente ma credo che serva egualmente a cogliere lo stile di un’epoca..

Tuttavia, non vorrei dare un’impressione falsa quindi preciso che gli anni ’60 erano tutt’altro che mesti. Si poteva piangere per amore ma si aveva fiducia nel futuro. Tant’è vero che in vari elenchi sulle canzoni più tristi della musica leggera non ne ho trovata nessuna  appartenente agli anni ’60.Che, facendo seguito alle macerie della guerra e ai sacrifici della ricostruzione erano appunto favolosi in quanto espressione della  joie de vivre. La disillusione sarebbe venuta nel decennio successivo come testimoniano anche vari famosi brani dei cantautori.

Foto. Bobby Solo

 

 

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