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I film toscani alla 68° mostra di Venezia Cinema, Spettacoli

Scorre l’ultima settimana prima dell’arrivo di una civiltà aliena sulla terra: i governi hanno lanciato l’annuncio in una notizia di seconda serata che non ha entusiasmato nessuno. Il Paese che gli extraterrestri troveranno è stanco e disilluso, in piena crisi economica. La gente reagisce come sa: da un lato il razzismo, dall’altro strampalate ipotesi mistico-religiose. Ma per Luca Bertacci (interpretato da Gabriele Spinelli) l’arrivo degli extraterrestri cambierà ogni cosa. Luca è un uomo con enormi problemi di relazione, abbandonato dalla madre quando era piccolo, è cresciuto nell’odio per il sesso femminile, incapace di provare sentimenti. Questa chiusura emotiva ne ha fatto un emarginato senza passioni e senza sogni, spende la sua vita tra il lavoro (barista in una sala bingo), rari pranzi con il padre (che ogni volta rinnova il dolore per l’abbandono della madre) e un’attrazione segreta, inconfessabile e repressa per una vicina di casa. Ma ecco la rivelazione, ecco gli alieni che nella forma e l’atteggiamento sono tanto simili ai “grigi” di Incontri ravvicinati, ma che si distinguono soprattutto per la loro capacità di sapere “che cosa è bene e che cosa è male”. Agiscono ai margini della vicenda modificando la vita di Luca, innescando eventi che lo porteranno a scoprire una verità inaspettata e sconvolgente sulla madre e il suo “abbandono”, fino a dargli una nuova possibilità di vita e una speranza di felicità. Al termine della storia è difficile non pensare che gli extraterrestri siano alla fine venuti sulla terra solo per Luca. Come un regalo.
Accanto al film di Gipi, ma nella sezione “Controcampo italiano” (inventata un paio di anni fa dal direttore della Mostra Marco Muller e destinata a far emergere le nuove leve del cinema nazionale), troviamo invece due altri titoli. Il primo è Matenity Blues del carrarese Fabrizio Cattani, che tocca uno dei temi al contempo più scottanti e più nascosti della nostra società: il matricidio. Ispirato a una pièce teatrale di Grazia Verasani, From Medea, la pellicola racconta di quattro madri: Clara, Eloisa, Rina e Vincenza, ognuna con una sua storia alle spalle, ognuna con un presente certo dentro al centro di recupero, ognuna con un futuro incerto in cui la convivenza con il dolore custodito e il reintegro nella vita di tutti i giorni rappresentano un’incognita e dove l'unico motivo di sopravvivenza resta il reciproco sorreggersi nella comune, sventurata, sorte. Il secondo è invece Cavalli, il film che l'esordiente Michele Rho ha tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore fiorentino Pietro Grossi. Ambientata alla fine dell'Ottocento e girata a Colle Val d'Elsa e dintorni, la pellicola ha al centro della storia il rapporto tra generazioni: alla fine dell'Ottocento, la prematura scomparsa della madre costringe Alessandro e Pietro, due fratelli molto diversi per temperamento e sensibilità, a confrontarsi tra loro, in un difficile legame traslato simbolicamente sui due bellissimi puledri che la madre ha lasciato loro in eredità. Ancora nella sezione “Controcampo” troviamo in gara il cortometraggio del regista pistoiese Stefano Lorenzi (che l'anno prossimo girerà a Firenze I calcianti, il film sul Calcio Storico), dal titolo The Cricket: ambientato all'aeroporto Galileo Galilei di Pisa, il corto racconta il singolare episodio di un lavoratore immigrato che, attirato da un misterioso suono, sarà inspiegabilmente costretto a prendere una decisione importantissima per la sua vita.
I titoli della truppa toscana a Venezia non si esauriscono qui: fuori concorso Pivano Blues, un documentario che ricostruisce la straordinaria vita di Fernanda Pivano, con i disegni animati firmati dall'artista pisana Ursula Ferrara e con le musiche originali composte dai Litfiba. Alle Giornate degli Autori il cortometraggio di Duccio Chiarini, Hit the Road, nonna e il documentario Il mundial dimenticato, del pisano Lorenzo Garzella e del fiorentino Filippo Macelloni, che racconta le vicende del campionato Mondiale di Calcio del 1942 giocato, si racconta, in Patagonia e mai riconosciuto dagli organi ufficiali dello sport. Senza dimenticare, naturalmente, che madrina della serata d'apertura e di quella di chiusura è stata scelta l'attrice fiorentina Vittoria Puccini. Quest'anno, insomma, un Lido che più “toscano” non si può…

Marco Luceri

 

 

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