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I grandi elettori toscani: Rossi, De Robertis e Fuscagni Politica

Firenze – Come anticipato da Stamp, i tre grandi elettori che, dalla Toscana, andranno a Roma ad eleggere il presidente della Repubblica sono il presidente della Regione, Enrico Rossi, la vicecapogruppo del Partito democratico, Lucia De Robertis, la portavoce dell’opposizione, Stefania Fuscagni (Forza Italia).  Nella votazione di questa mattina in Consiglio regionale, su 50 votanti, Rossi ha ottenuto 24 voti, De Robertis 23 e Fuscagni 22. Marina Staccioli  (Fratelli d’Italia) ha ricevuto 4 voti e Daniela Lastri (Pd) 1. Otto le schede bianche.

“E venuto meno l’impianto di rappresentanza istituzionale e dunque la scelta all’interno di questo consiglio regionale è di ordine meramente politico”: così Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, in apertura dei lavori della seduta dell’assemblea toscana convocata per l’elezione dei grandi elettori. Monaci, ricordando quanto già precisato in una nota diffusa ieri (martedì 20 gennaio), ha chiarito: “Per quanto mi riguarda ringrazio i colleghi che avessero pensato che potrei essere un grande elettore, ma in questa circostanza preferisco fare il notaio”. Il presidente ha quindi declinato gli estremi tecnici del voto per i grandi elettori: un massimo di due preferenze con voto segreto per ciascun consigliere; tre delegati eletti di cui uno espressione delle minoranze. “Cinquantacinque elettori e cinquantacinque i potenziali eletti” (tutti i consiglieri), visto che “già due mesi fa” si è proceduto a saggiare se vi fossero le condizioni – che non c’erano – per un’eventuale “rappresentanza esterna”.

Per Giuseppe Del Carlo (capogruppo Udc), “non una bella cosa” che l’impossibilità di procedere a una soluzione istituzionale sia scaturito da “incontri a livello interlocutorio”, frutto di “trattative trasversali”. “Lo apprendiamo oggi direttamente da lei”, ha detto rivolgendosi a Monaci, “Sarebbe stato politicamente più corretto procedere a una verifica collegiale”. E sarebbe stata “migliore la soluzione istituzionale, segno di unità del Consiglio regionale e di unità di intenti della Toscana”. Del Carlo ha annunciato scheda bianca. Monaci ha comunque ricordato che “l’aula è sovrana, e la verifica sarà fatta proprio qui, ora. Il voto è segreto”.

Le scelte, sia quella che i delegati saranno chiamati a compiere a Roma, sia quella del Consiglio, sono comunque politiche, ha detto Alberto Magnolfi (capogruppo Ncd). Certo, ha aggiunto, le scelte si possono fare attraverso “un metodo istituzionale”, con “un percorso di trasparenza” e che assicuri “pari dignità di tutti”: ma così “non è stato fatto”. “Ho ricevuto la telefonata da Santini (capogruppo Forza Italia, ndr) solo a cose fatte”, ha detto Magnolfi, parlando di “intese trasversali già maturate, che anche in questa occasione ci hanno escluso”. Il consigliere ha quindi parlato di “Patto del Nazareno in versione toscana”, come “quanto di più pericoloso vi sia per la vita delle istituzioni”. Magnolfi ha annunciato scheda bianca per rimarcare “la condanna politica di questi metodi”.

Ivan Ferrucci (capogruppo Pd), a proposito di “scelta politica”, ha rimarcato  quanto sia cambiato il quadro politico di riferimento “rispetto a due anni fa”, anche per quanto riguarda la composizione del Consiglio regionale: “È un fatto oggettivo – ha detto – non possiamo non tenerne conto”. Ferrucci ha ringraziato quindi il presidente del Consiglio per il ruolo istituzionale svolto, anche sottolineando il ruolo dell’assemblea regionale, dove vi è “un elemento di valutazione politica rispetto alla rappresentanza dei gruppi”. Ha quindi candidato Enrico Rossi, oggi non presente in aula per motivi di salute, e la vice capogruppo del Pd, Lucia De Robertis.

Anche Giovanni Santini (Forza Italia) ha ringraziato Monaci “per la sensibilità avuta” a fronte comunque di un quadro politico molto mutato, anche in Consiglio regionale. Il “tecnicismo” della elezione dei delegati per Roma, che impone un rappresentante delle opposizioni, ha permesso a Santini di indicare “con assoluta serenità” la candidatura di Stefania Fuscagni  (portavoce dell’opposizione). Un ruolo istituzionale che, “pure avendo subito delle contrazioni, è comunque rimasto riferimento dello schieramento all’opposizione”. Riferendosi al cosiddetto Patto del Nazareno – “maggioranza e opposizioni si incontrano per scelte che hanno necessità di condividere” – ha quindi replicato a Magnolfi (Ncd): “Rispetto chi contesta questo fatto; mi riesce difficile accettare le critiche da chi condivide responsabilità di governo”.

Mauro Romanelli (gruppo misto) ha ringraziato Monaci, ricordando “la prassi politica” che c’è sempre stata di scegliere presidente della Giunta, presidente del Consiglio e vicepresidente di minoranza dell’assemblea. “Siamo sempre stati e ancora saremmo a favore di questa soluzione”, ha detto il consigliere che, alla pari di Del Carlo, ha affermato di non essere stato compreso nella verifica condotta coi gruppi maggiori. “Si è scelto di preferire De Robertis e Fuscagni rispetto a Monaci e Benedetti, perché ritenute persone aderenti al patto politico volgarmente chiamato Patto del Nazareno”. Romanelli ha manifestato “completo e radicale dissenso politico” rispetto a questa scelta, si è rammaricato che non vi fossero candidature alternative e ha annunciato scheda bianca.

“Oggi celebriamo il decesso della politica nel senso nobile del suo significato – ha esordito Gabriele Chiurli (Gruppo misto) – dalla votazione dei grandi elettori verrà infatti fuori la volontà dei poteri forti, quindi una piena maggioranza bulgara che di fatto va a sottoscrivere il Patto del Nazzareno in maniera dittatoriale”. Da qui l’auspicio: “Spero che i cittadini toscani se ne rendano conto e lo dimostrino con le prossime elezioni”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Le votazioni di oggi manderanno a Roma tre differentemente renziani, per questo candido Marina Staccioli, non solo per capacità ed esperienza, ma perché tra le candidature uscite è l’unica che non obbedirebbe ad una telefonata di Renzi”. “Quella della consigliera Staccioli è la candidatura per chi non si arrende al partito unico del primo ministro, che presiede un Governo non eletto dal popolo”, ha sottolineto Donzelli.

Antonio Gambetta Vianna (capogruppo Più Toscana) si è detto dispiaciuto per le poche candidature uscite: “Meglio se c’erano più candidati, esprimeremo la nostra preferenza e terremo in conto anche la rappresentanza di genere, che certo non guasta”. Altro commento: “Portare tutto a confronto con il Governo nazionale è sbagliato – ha concluso il consigliere – Chi va a Roma voterà secondo le proprie sensibilità e convinzioni”.

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