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Chi sono i lucanidi? Rubriche

“Alé! È impazzita, quando mai i cervi volano…più o meno il ciuccio che vola…” no amici, sono coleotteri e precisamente: il Cervo volante (Lucanus cervus). La prima volta che ho visto uno di questi splendidi animali era al dipartimento di zoologia dell’Università di Napoli, dove ero tesista; sulla scrivania del professore c’era un bell’esemplare sotto resina che faceva da fermacarte per le innumerevoli scartoffie. Naturalmente ho pensato più volte che era bellissimo e lo guardavo da tutte le parti analizzandolo nei dettagli. Poi un giorno nella mia casa in campagna ne ho visto uno in volo… che magnifica creatura. E pensare che già Plinio, il noto naturalista, lo conosceva descrivendolo in modo preciso ed accurato.
Appartengono all’ordine dei coleotteri ed hanno come doppie ali: quelle di sopra chitinose dette elitre, inadatte al volo ma protettive delle vere ali che si trovano al di sotto. La caratteristica importante che evidenzia questi grossi insetti sono le “corna”. Queste robuste appendici, con molti denti acuti, somiglianti a corna di cervo, non sono altro che mascelle superiori straordinariamente sviluppate: i maschi le hanno più grandi delle femmine. Le grandi mascelle superiori non servono affatto per l’alimentazione, ma per la difesa contro i nemici e soprattutto nelle lotte con altri maschi per il possesso delle femmine: i maschi rizzandosi fieramente ed afferrandosi con le ramose mascelle si azzuffano con furia finché uno dei due lottatori perde le forze e cade al suolo. Ogni tanto accade che uno dei due combattenti preso dalla foga della battaglia, sollevi l’altro contendente con le possenti mascelle e lo tenga un po’ sollevato a sgambettare nell’aria per poi farlo cadere a terra.
A giugno questo insetto frequenta i boschi di querce ed al crepuscolo è sovente vedere i maschi che volano alla ricerca di una compagna per l’accoppiamento che avviene di notte.  È proprio quello che mi accadde a Monteriggioni mentre tornavo a casa da una sagra di sera, quando un cervo volante scambiò la mia caviglia per una gigantesca compagna e ci si arrampicò tutto soddisfatto chiaramente rimase deluso dalla scrollatina e forse anche dall’odore. Comunque era proprio un bell’esemplare, che rischiava di essere calpestato, e così lo deposi nell’erba lontano da facce disgustate, e soprattutto dalle scarpe!
Ma il maschio, compiuto il suo dovere di focoso amante muore. Dopo l’accoppiamento la femmina scava un cunicolo nel terreno fino alle radici di una vecchia quercia deperente per deporvi le uova. Le larve, rotonde e lunghe 2,5 mm, hanno uno sviluppo oltremodo lento che dura dai 6 agli 8 anni  e si nutrono del legno della quercia in putrefazione. Verso il quinto anno le larve misurano 108 mm e sono grosse un dito. La testa cornea è munita di antenne costituite da 4 articoli e le mandibole presentano una superficie di masticazione armata di denti ottusi. La larva adulta prepara un grosso bozzolo grande come un pugno costituito da terra e legno di quercia: trascorre 3 mesi nello stato di ninfa prima di trasformarsi in un insetto perfetto che svolazza alla fine di giugno per circa un mese.
Per questo salvaguardare i querceti è molto importante, poiché capita che la femmina, non trovando le querce per la deposizione, ripieghi su altre specie arboree, con il risultato che le larve si metamorfosino diventando specie aberranti detti “caprioli volanti” (Lucanus caproleus).

Disegni di Tiziana Tramontano

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