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I Mondiali protagonisti della città in tutte le lingue del mondo Cronaca

 Il secondo giorno dei mondiali di ciclismo si è aperto con la cronometro individuale donne junior sotto un sole primaverile e un cielo blu, sgombro di nuvole. Il percorso della gara, 16 km dal Parco delle Cascine al Mandela Forum, ha attraversato il centro storico lungo la direttrice che dal Lungarno Vespucci riaggancia la sua traiettoria in Santa Croce. Semideserte le principali arterie cittadine interessate, fiorentini e turisti hanno assistito al passaggio del gran circo su due ruote lungo il tragitto che fiancheggia Santa Maria del Fiore per poi sfociare in Via dell’Oriuolo.

Non stupisce che sia ancora una volta il Duomo il magnete dello spettacolo anche per chi la città la conosce bene e può scegliere di tenersi lontano dalla calca, perché se un’atleta che sfreccia lungo i viali è una ciclista, quando passa sotto gli occhi del Brunelleschi è una che ha già vinto, qualunque tempo porti a casa. Poco importa ai presenti, quindi, che la vittoria sia andata alla Francia con Séverine Eraud, la prima a tagliare il traguardo di Viale Paoli. Il tifo, qui, è uguale per tutti, e a scattare foto e gridare incitamenti in tutte le lingue del mondo sono a centinaia, una folla composta aldilà delle transenne. A qualcuno, a dire il vero, importa eccome chi corra più forte delle altre, ma a sciorinare nomi di squadre, record e tempi individuali sono pochi esperti. Tra questi, l’immancabile “amico di Bartali” (tra l’altro, appena nominato 'Giusto tra le nazioni' dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto), che con il Ginettaccio nazionale magari avrà fatto appena una chiacchierata, ma che in onore di quella non manca, oggi, di polemizzare sulla brevità del percorso (“Sedici km? E che ci vuole?”).

Pochi gli esperti, insomma, e qualche apparente infiltrato, fan delle due ruote in tenuta completa che si accontenta di veder sfilare le atlete con un velato sguardo d’invidia. La parte del leone l’hanno fatta i turisti che si son trovati in uno spettacolo nello spettacolo, spesso spaesati da cotanta eccezionalità e indecisi se scattare foto in direzione Via Brunelleschi, da cui sbucavano le atlete, o oltre le loro teste, in alto verso il campanile. Da qui, peraltro, una volta tanto gli obiettivi hanno puntato verso il basso, come quelli di chi ha scelto la lanterna del Duomo per non farsi mancare niente.

Nessun dubbio, invece, per chi a Firenze è arrivato proprio per questi Mondiali, come un’intera squadra di ciclisti dilettanti della Nuova Zelanda o una famiglia di Boston con 5 figli arrivata la scorsa notte, per i quali il jet-lag niente a potuto contro la passione. E niente hanno potuto anche i cittadini riluttanti, pochi, e tali (sembrerebbe) più per principio che non per altro, borbottanti per l’evento contro il sindaco e la giunta tutta, dimostrazioni viventi – si direbbe – del detto per cui se tutti i fiorentini ti danno ragione, allora hai sbagliato qualcosa. Borbottanti ma pur sempre presenti, insomma, come i moltissimi negozianti che hanno seguito il passaggio delle atlete, un occhio fuori, un occhio dentro al negozio. Il ritorno di un evento del genere è del resto innegabile e spesso getta semi che continuano a germogliare a lungo. È forse tra questi l’esposizione “2 ruote per la città del futuro”, inaugurata da Renzi nel pomeriggio presso l’ex tribunale di Piazza San Firenze.

 

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