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I nuovi dehors sono brutti e nascondono Firenze Opinion leader

Ma chi volesse farlo al vecchio caffè delle “Giubbe Rosse”, in piazza della Repubblica a Firenze, avrebbe meno agio. In quella specie di sala ristorante che è il nuovo dehors del locale, la piazza non si vede quasi più. Sembra fatto a posta perché gli avventori non vi  sostino troppo a lungo, ma mangino e vadano via.
Non so come il vicesindaco di Firenze, Dario Nardella , nell’articolo che ha pubblicato su “la Repubblica” in difesa di queste  nuove installazioni, possa opporre al “bestiario” del passato, come egli chiama la varietà  delle precedenti edicole  (su cui si può essere anche d’accordo),  queste… gabbie per l’umano bestiario.
In piazza della  Repubblica siamo di fronte a una specie di stand per fiere gastronomiche che tolgono alla vista perfino le insegne dei Caffè : “Giubbe Rosse” o “Donnini” che sia. Inoltre, come si raccordano con la piazza ottocentesca queste nuove strutture? O invece: se non si vuol stare sul tradizionale ma innovare, allora si abbia il coraggio di un cambiamento vero, con materiali e design veramente innovativi. Questi non sono “modelli minimalisti di design moderno” come scrive Nardella , ma costruzioni piuttosto anonime , in certi casi senza giusto motivo per  sostituirsi  ai precedenti, come nel caso di  “Rivoire”,  che aveva un dehors tradizionale ma di sicuro  buon gusto e piacevolezza. Per aggiornare non si potevano certo invocare le Pyramides, ma qualcosa in più, dai “56 progettisti” (sic) in concorso, ci si poteva aspettare. Piazza della Signoria, che appunto Nardella cita, non è “una piazza di stampo europeo”  e non potrà diventarlo  neppure  con i nuovi dehors, pesanti nelle strutture e nei teloni, senza quell’ariosità che la vista della piazza merita. Per non parlare di piazza San Giovanni, un vero vulnus al Battistero assediato da ben cinque dehors  e venditori ambulanti  sull’altro lato. Il caffè  “Scudieri” ha messo sul selciato l’edicola  d’ordinanza  che di sera , o nei giorni di pioggia, è illuminato esageratamente all’interno in modo da far risaltare piatti e stoviglie sporche come in una trattoria, fra le proteste degli altri esercenti del settore ‘meno fortunati’, cioè con meno spazi, ecc.
Che poi “dentro le mura della città” si siano permesse “più di 300 occupazioni raddoppiate  negli ultimi dieci anni (…) con 7000 mq.di superficie solo nel centro storico”, non  fa onore a chi l’ha permesso e  continua a permetterlo;  né questa  è una buona ragione per peggiorare.-.se possibile .-. la situazione. Quanto al richiamo alle terrasses sui boulevards parigini, meglio non fare paragoni fuori contesto, come d’abitudine  : lì sono state date regole logistiche  unitarie , che vengono rispettate,  ma niente imposizioni alla cieca. Ma aldilà di tutto: chi viene a Firenze, anche il turista frettoloso,  viene per vedere quello che conta: la bellezza di una piazza,  di un architettura o di una scultura  che  non deve essere mortificata per nessuna ragione. Insomma, in mancanza di colpi di genio (rarissimi) meglio lasciar parlare il linguaggio proprio ad ogni realtà urbana storicizzata  e andarle, semmai,  incontro.

Forse,  invece dei famosi 56 progettisti, era meglio aver coinvolto i nostri studenti di Architettura o dell’Accademia, per modificare gli esterni dei caffè fiorentini: poteva essere un’occasione di studio e di avvicinamento alla loro città.
Infine, che cosa c’entra con i nuovi  dehors “l’obbligo di garantire servizi agli utenti come la connessione internet  wi-fi o fasciatoi e seggioloni per bambini”. Va bene essere ‘internet dipendenti’ anche durante la degustazione di un gelato , ma mi scusi,  caro Nardella, domandi a sua mogle se preferirebbe fasciare e rifasciare il bebé in piazza, sotto il tendone, oppure nei servizi igenici all’interno,  efficienti e puliti (con fasciatoi !)  che a noi mancano. Questo sì vorrebbe dire fare di Firenze una città “di stampo europeo” .

Annamaria Piccinini  

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