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“I padri di Raul” romanzo di nuove ipotesi famigliari Cultura

Marco Piermattei è uno scrittore fiorentino di 38 anni, che ci offre una curiosa e coinvolgente opera prima. Ma ancor prima di dire qualche parola sul libro, è interessante afferrare la chiave interpretativa che egli stesso dà della sua narrativa. Una chiave la cui traccia narrativa si ritrova nella "credibilità" che avvolge le esistenze dei tre protagonisti. Una chiave che sta in buona parte nelle "lunghe passeggiate" fatte dallo scrittore nei corridoi della Facoltà di Scienze Politiche, intento a osservare, registrare e archiviare suoni, odori, mondi, vite diverse e spesso parallele, nel corso dei suoi trascorsi universitari. "Ho cominciato ad appassionarmi; fra tutto quello che mi stava davanti agli occhi, non c'era niente da buttare – ricorda ora Piermattei – c'erano tante piccole, grandi storie". 

E la chiave del suo sentire e dunque del suo scrivere, sta proprio qui. Le storie. Ma perchè, in fondo, appassionarsi alle storie e al loro narrare?
"Il vero motivo – spiega Marco – è sostanzialmente la possibilità di chi scrive di far acquistare consapevolezza alla gente. Voglio dire che, dopo aver scritto questo libro come un mio viaggio privato di fantasia, mi sono accorto che l'utilità della scrittura e della narrativa è sostanzialmente la sua capacità, presentando storie, di dare consapevolezza alla gente, offrendo un paradigma, fantastico quanto si vuole, delle passioni e delle situazioni, forse dei desideri, che scuotono la comunità umana. Un discorso che va fatalmente a cadere sulla figura dell'intellettuale. Che ruolo può giocare l'intellettuale nella nostra società? Quello dell'analisi, della riflessione e dell'aiuto a prendere consapevolezza di ciò che accade. Dunque, una funzione vitale per l'umanità".

Ed ora, il libro. Singolare, sorprendente, affascinante: cosa c'è di nuovo nel mettere in scena il classico triangolo, lui, lei, l'altro? Eppure, Marco Piermattei qualcosa di nuovo lo trova. E mette insieme un romanzo che coinvolge, nonostante alcune asprezze di scrittura, giocato sulle vite di tre ragazzi, di tre provenienze famigliari diverse, calati insieme per una sorta di fatalità nei rapporti scolastici, amicali, e infine d'amore.
Interessante, perchè mette in scena vite con un così forte profumo di credibilità, che perfino la scelta che da adulti fanno di vivere insieme la loro "trinità" in modo consapevole sembra naturale al lettore. Naturale e infine impossibile, quando la pazzia farà sgretolare quello di loro che sembra il più forte, che è sicuramente il leader, Danilo. Toccherà a Maurizio e Glenda crescere quel figlio, Raul, figlio di due padri e di una irripetibile, struggente, armonica fase della loro vita. In tutto questo, l'ombra di un fatto indicibile, di cui l'artefice è Danilo, il complice Maurizio, la vittima il fratello di Glenda, mette le cause per l'improvvisa diaspora dei tre amici, il loro ritrovarsi e anche quel "covare" di qualcosa che infine prende forma nelle angoscie famigliari di Danilo e nel suo perdere il controllo dell'ombra.

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