energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

I Passi dolenti di Pirri sugli specchi dell’esistenza Opinion leader

Firenze – Ho avuto sinceramente  timore di scrivere le solite, inutili  banalità di fronte ai Passi di Alfredo Pirri  e alla musica di Alvin Curran,  due artisti davvero  fuoriclasse , che  hanno dato vita alla  installazione visiva e sonora inaugurata nel chiostro del Museo del Novecento giorni fa. Poi ascoltando e leggendo con quanta semplicità Pirri stesso è capace di proporre la sua opera, si prende coraggio di esprimere , ciascuno a suo modo,  emozioni e suggestioni le più diverse.

Già il luogo , cioè l’ex  ospedale d’epoca medicea, architettonicamente ispirato all’Ospedale degli Innocenti; e poi l’ex scuola fondata da Pietro Leopoldo  “a benefizio delle zittelle povere della città”  e perciò detta delle Leopoldine,  ha un suo richiamo, aldilà della attuale utilizzazione, specie nel chiostro, che mantiene una suggestione di silenzio.

Il percorso,  pavimentato di specchi, si svolge.-.scrive Pirri stesso.-. “come una croce  dentro un quadrato (…..) quasi una testa che unisce due figure, una crocefissione (…..) una sintesi perfetta di umanesimo e fede, una giunzione che quest’opera proverà a rendere più evidente per poterla allo stesso tempo criticare e smontare”. Per ribadire, in sostanza, che l’arte non è più specchio del mondo ma trasformazione , in questo caso sinteticamente acustica.

Infatti,  l’assorbimento  che dei suoni derivati dai  Passi  ne fa Alvin Curran, musicista sperimentale di grande  inventiva, non è  un complemento dell’opera, ma l’opera stessa. Il percorso di specchi destinati ad essere infranti dai passi che li calpesteranno segue  il disegno rettilineo e regolare del chiostro in un contrasto suggestivo fra la razionalità  geometrica dell’architettura e la sua voluta frantumazione, interrotta dai bordi in pietra serena  e del  verde erbaceo al loro interno  .

Il pubblico cammina infrangendo lo specchio che stride, alcuni divertiti di poterlo infrangere impunemente, altri più silenziosi e attenti alla musica di Curran che ne capta i suoni  col suo pianoforte elettronico e li amplifica creando sensazioni drammatiche, come muraglie che  crollano, scosse di terremoto o suoni di  fischi , quasi impertinenti. Insomma  la gamma musicale è vastissima e così le sensazioni di chi ascolta, con  le risonanze spirituali del tempo e  della storia, che Pirri non disdegna  “ I percorsi rettilinei e regolari si spezzeranno sotto il peso dei corpi (….) – afferma ancora l’Artista.-. ricreando un’immagine dolente e sfaccettata di un luogo e di un’epoca che ha tentato di saldare il ragionamento logico con l’aspetto religioso e simbolico”.

A che cosa avrà pensato Pirri? Forse alla malinconia dei poveri convalescenti del XVI secolo che si aggiravano in quelli spazi .-.allora orti.-. nella speranza di una guarigione. O forse ai pensieri malinconici delle zittelle povere in attesa  di un amore impossibile o di qualche dura costrizione loro  imposta . Tutto è lecito e bello quando l’artista stesso non mette limiti alla fantasia e alle riflessioni di chi vive la sua opera, senza inutili, criptici  snobismi ,come avviene troppo spesso.

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »