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I ragazzi della Maremma: sfidano le regole per la solidarietà Cronaca

Campi, strade, veicoli, cassonetti, tutto è coperto da una viscida melma limacciosa che pare gelato al cioccolato. Si fa fatica a stare compostamente in  piedi, anzi bisogna muoversi circospetti per non cadere. Dove le acque si stanno ancora ritirando le strade sono acquitrini melmosi. Mi fa da guida Marzia Fanfani, del Nucleo Operativo di Protezione Civile – divisione logistica dei trapianti, volontaria di lungo corso e con esperienza nelle calamità. Dopo aver calzato gli stivali di gomma, ci addentriamo a piedi, nelle vie di Albinia pochi veicoli in giro, nonostante questo la circolazione è difficile a causa della melma che si è depositata sul fondo stradale rendendolo piuttosto viscido, e la ridotta larghezza delle strade, perché ai lati ci sono dovunque cumuli di macerie fangose, sono gli arredi, e le cose che erano dentro gli appartamenti al piano terreno di ogni palazzo, negli scantinati e nei garages, tutte andate irrimediabilmente distrutte, tutto da buttare. L’odore nauseabondo di muffa è diffuso dovunque, come pure dovunque ci sono persone operose intente a svuotare le  proprie case e cantine da tutto quel che vie era dentro, chi ha già svuotato inizia l’operazione di lavaggio con le idropulitrici. Porte e finestre, tutto è aperto con la speranza che la giornata di sole sia propizia ad un rapido prosciugamento per provare a ritornare a casa.

Intanto una macchina della Polizia Municipale, con un dispositivo di diffusione sonora passa per le strade annunciando che l’acqua è diventata di nuovo potabile. Una buona conquista verso la normalità, quella normalità di cui questa gente ha voglia e bisogno! C’è ancora tanto da lavorare, case da svuotare, strade da ripulire, masserizie da rimuovere, però le persone con dignità si sono rimboccate le maniche e si stanno dando da fare, In piazza non c’è nessuno che si rammarica, che protesta che non funziona nulla, eppure purtroppo non tutto va alla perfezione, ma si lavora. Lavorano coloro che sono stati vittime di questa catastrofe, per loro immane, lavorano le istituzioni che hanno impiegato uomini e mezzi come ruspe piccole e grandi, gru a ragno, lavorano i volontari delle varie organizzazioni ed articolazioni con le loro divise colorate e variegate di fango. Poi camminando ogni tanto si trovano delle squadre di otto, dieci, ragazzi, armati di pale e scope, la cui divisa sono i loro vestiti
lordi di fango fino ai capelli, qualcuno che si è scacciato una mosca ha il volto segnato come i  capi indiani prima delle grandi battaglie. Sono volontari che spontaneamente sono arrivati dai paesi vicini, ed anche non proprio vicini, per aiutare queste persone che neppure conoscono, come si va in soccorso di un amico.

Sono tutti giovani, baldanzosi, armati dei loro strumenti primitivi e la loro forza stà nella volontà ferma di essere utili. Commento con Marzia, sempre al mio fianco pronta a darmi buoni consigli, e lei mi rappresenta che secondo le attuali norme questi ragazzi sono fuori legge perché non sarebbe permesso partecipare alle operazioni di soccorso se non appartenenti ad articolazioni riconosciute e accreditate. Sebbene sia un po’ imbarazzante perché sembra di violare una intimità, non resisto e faccio qualche foto ad uno di questi gruppi, un paio di ragazzi fanno una smorfia come per mettersi in posa, è come rompere il
ghiaccio, sorrido e ci mettiamo a parlare. Chiara mi racconta che sono un gruppo di sette, volevano essere otto per fare due macchine complete ma uno all’ultimo momento non è venuto. Vengono da un paese vicino e sono partiti la mattina all’alba, hanno già svuotato due cantine ed un garage, adesso si stanno spostando in attesa che qualcuno li chiami, gli hanno detto che due strade più sotto potrebbero aver bisogno e stanno andando a vedere. Gli chiedo se sanno di essere non esattamente nelle regole, perché dovrebbero partecipare alle operazioni di soccorso tramite un’associazione di volontariato.

Mi guardano straniti, ed uno commenta, mahh… io di associazioni non ho mai fatto parte, però penso che adesso sia necessario fare qualcosa per queste persone; ed un altro: certo che di regole strane ce ne stanno. Mi chiedono perché, guardo Marzia che stava iniziando a spiegarglielo, ma nel frattempo un’uomo sulla sessantacinquina  si avvicina e dice ragazzi avrei bisogno di aiuto c’è un po’ di fango da togliere da questo androne… salutano cordiali ed educati ed uno ci dice…grazie ce lo spiegherete un’altra volta… magari se c’incontriamo al mare! E il gruppo sparisce nell’androne.  Resto davvero ben
impressionato di questi ragazzi con cui ho parlato e di tutti gli altri davvero tanti,
che probabilmente sono fuori dai numeri resi noti dalle fonti ufficiali ma che sicuramente hanno dato un contributo importante al riavvicinamento alla normalità. Ragazzi che non mi sono sembrati per nulla schizzinosi, anzi fieri del loro vestito di fango simbolo ineluttabile del loro aiuto a queste persone che avevano bisogno di loro, pronti con la spensieratezza dell’entusiasmo di sentirsi utili anche a sfidare regole per andare ad aiutare chi  neppure conoscono. Questi sono i nostri ragazzi di oggi e saranno ricordati come i muddys
della maremma!


Massimo Pieraccini

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