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I “rottamatori” non sfondano a Palermo Politica

I “rottamatori” non sfondano a Palermo. Il candidato di Renzi, il giovane Davide Faraone, si ferma in terza posizione dopo l’outsider Francesco Ferrandelli (ex-partito umanista, ex-IdV, incoronato da Miccichè, leader di Grande Sud, come “la parte migliore della sinistra”, amato da quella parte del Pd siciliano che ha sostenuto il governatore Lombardo) e Rita Borsellino. Protagonista di una polemica tutta interna al Pd che rilancia un tema scottante anche per il “giovane” Renzi (sostegno anche economico del partito ai candidati ufficiali, niente per gli “altri”) Davide Faraone, all’indomani della bocciatura, insiste sul tema: “Senza notabili, senza apparati alle spalle con i miei ragazzi straordinari e i palermitani liberi abbiamo ottenuto un grande risultato!” scrive su Twitter.

Sono strane le primarie. Come già registrato, giocano vari elementi che spesso spiazzano le previsioni più informate. E quelle di Palermo non hanno fatto eccezione alla regola. Ora, per i gruppi renziani, si potrebbe aprire un ragionevole dubbio. Cosa succede nella trama della favola renziana del “bravo ragazzo” che lotta contro il vecchio drago-partito avendo immancabilmente la meglio?
Pur con tutti i distinguo che una realtà complessa come quella palermitana e siciliana in genere impone, l’impressione è che i “ragazzi”, al di là della loro età anagrafica, siano diventati adulti.
E che la trama della narrazione paghi qualche piccolo cedimento alla stanchezza dell’elettorato nel continuo magnificare “gioventù” e “entusiastico volontariato” . Insomma, forse la storia ha cominciato ad annoiare un po’, sicuramente il “rottamatore” paga in qualche misura l’avere esaltato la saga del “nuovo” contro il “vecchio”. A Palermo l’imprimatur di Renzi, anche stavolta sostanzialmente contro Bersani e contro i “vecchi” del partito, non ha avuto nessun effetto dirompente. Rita Borsellino, che per assurdo giocava in svantaggio proprio perchè segnalata dalle gerarchie romane del Pd, si è avvicinata di circa 160 voti al vincitore, fermi restando i risultati diffusi questa mattina. Non dimentichiamo che ci sarà un riconteggio delle schede nel pomeriggio.

Ma lo straordinario è che il vincitore di queste primarie del centrosinistra non è stata neppure quella signora che il “vecchio” partito aveva sostenuto: è arrivata vicina, ma non ce l’ha fatta. Un dato che smonta il teorema Renzi, che presenta se’ stesso e I suoi “candidati” come il nuovo che avanza.
Stavolta ha vinto uno che poteva essere uscito dalle scuderie dello stesso sindaco di Firenze: giovane, nuovo, non amato dalle gerachie romane. L’outsider. Per Renzi, un nuovo dubbio: ce la farà a mantenere il monopolio della “rottamazione”?

I numeri, seppure ancora sotto aggiustamento, qualcosa dicono. Eccoli:  Ferrandelli 9.945 preferenze, Borsellino 9.878, Faraone 7.975, Monastra, proveniente dal movimento della Borsellino "Un'altra storia", 1.750.
Due elementi balzano agli occhi: il distacco fra i primi due e gli altri e il fatto che, se Antonella Monastra, cresciuta all’interno del movimento della Borsellino, non si fosse presentata, le possibilità per la sorella del giudice ammazzato dalla mafia di passare sarebbero state quasi matematicamente certe.
Emerge anche il fatto che quei circa 2mila voti di scarto fra la seconda e il terzo sono abbastanza da non essere attribuibili solo a un problema di sostegno (mancato) del partito romano (addirittura deleterio, come s’è visto in altre circostanze) ma, al limite, dalla scarsa considerazione in cui esponenti siciliani come Cracolici e Lumia hanno tenuto il candidato “renziano”. Verrebbe da dire, come in altro contesto e in altra dimensione hanno fatto i socialisti francesi riguardo all’ “intromissione” della Merkel a favore di Sarkozy contro il candidato socialista Hollande: “I francesi i loro presidenti se li scelgan da se’”. Chi ha orecchie per intendere ….
 

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