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I russi in Toscana: “Le sanzioni? Esportate idee e conoscenze” Economia

Firenze –  Se i prodotti sono bloccati dalla sanzioni, allora si possono esportare in Russia conoscenza, collaborazione tecnica, idee e creatività. All’indomani dell’incontro fra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente russo Vladimir Putin le istituzioni e le imprese toscane si sono incontrate a Firenze per riannodare i fili della collaborazione al di là dei problemi geo-politici e della diplomazia. Insomma non si possono buttare a mare rapporti economici e di fiducia fra i due Paesi che hanno portato l’Italia a essere il terzo partner commerciale di Mosca, ma pensare al futuro.

L’appello è stato lanciato dalle due parti nel corso di un seminario sulle relazioni economiche italo-russe organizzato dalla Associazione Conoscere Eurasia e dal Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa San Paolo e Banca Intesa Russia.

L’analisi economica mette in evidenza tuttavia che, più che le sanzioni, sono state la crisi economica nella Federazione Russa  (-5% il Pil 2014) e la svalutazione del rublo (quasi -50%) a dare un colpo all’export. Secondo l’Istat le vendite dei prodotti toscani si sono ridotte del 14,8% (-11,6% il dato nazionale) per un valore complessivo di circa 576 milioni di euro contro i 617 milioni dell’anno precedente. Colpito soprattutto il settore agricolo (-50%) mentre il manifatturiero ha perso quasi il 15 per cento.

Considerando il caso fiorentino, tuttavia, la riflessione offre qualche motivo per non essere pessimisti. E’ vero che per Firenze – come ha detto il presidente della Camera di Commercio Leonardo Bassilichi – l’export verso la Russia rappresenta solo 270 milioni su 10 miliardi, ma è proprio da questo dato che si deve partire: “Possiamo solo crescere – ha detto – inserendosi nei settori che la crisi geopolitica non ha toccato: il trasferimento della tecnologia, la moda che per ora non ha perso alcun punto, e anche l’agroalimentare offre opportunità”.

Dunque l’impasse riguarda solo una piccola parte dell’esportazioni verso Mosca, come ha sottolineato Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e di Conoscere Eurasia, e il partner russo, sulla scia dell’appello lanciato da Putin a Milano, è aperto alle imprese italiane così come agli investimenti in Italia.

“Intanto ci sono delle linee di prodotti che non sono stati toccati dalle sanzioni, come il vino – ha sottolineato Konstantin Krokhin, presidente del Comitato italiano della Camera di Commercio di Mosca – e poi è completamente aperta la collaborazione tecnologica: non sono indispensabili prodotti per creare attività industriali”.

Gli imprenditori italiani non sono abbastanza attivi, ha lamentato Krokhin, annunciando un forum a Mosca nel prossimo mese di ottobre soprattutto per offrire tutte le informazioni necessarie, il know how “perché gli imprenditori possano entrare in un mercato che solo nella regione di Mosca conta 150 milioni di persone”.

Testimone delle potenzialità del mercato russo è stato Stefano Ricci, l’imprenditore del lusso con un giro 98 per cento del nostro giro d’affari il 98% del quale  è realizzato all’estero,  soprattutto in Cina e in Russia, secondo il quale adesso il mercato russo si è stabilizzato. Ma sul medio periodo – questa la previsione di Marco Follini di Banca Intesa – “ci sarà una profonda ristrutturazione dell’economia russa, ancora troppo legata alle vendite di petrolio e gas”. Ed è per questo che le imprese italiane non possono permettersi di stare a guardare.

foto: www.mmtitalia.it

 

 

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