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I seicento anni di Obizzo da Montegarullo, condottiero di ventura fra Emilia e Toscana Cultura, Turismo

Roccapelago (Modena)- Nell’Appennino modenese e, in particolare, a Roccapelago è stato ricordato il 600esimo anniversario della morte di Obizzo di Montegarullo, uno dei più famosi capitani di ventura, che ribellatosi al dominio estense costituì nel Frignano una propria signorìa contendendo ai lucchesi il possesso di castelli sull’Appennino modenese e che condusse una vita avventurosa tra Emilia e Toscana distinguendosi per spirito guerriero ma anche per astuzia, come numerosi esempi dimostrano.

Nelle Croniche di Giovanni Sercambi sono narrati i principali avvenimenti che lo riguardarono ma le notizie biografiche le troviamo nel sito www.condottieridiventura.it , con una dettagliata cronologia.

Nato nel 1347 discendeva da Radaldino Radaldi di Roccapelago . Suo nonno era Neri che fu podestà di Barga, capitano della repubblica di Firenze ed ebbe parte notevole nella stesura degli Statuti del Frignano, come ci ha detto Enzo che nel castello di Roccapelago guida i visitatori nell’interessante percorso museale “Sulle orme di Obizzo”

Sposata una Montecuccoli, Radaldino ebbe in dote il castello di Montegarullo addumendone il cognome. I Montegarullo divennero esponenti del partito guelfo e nel 1373 il giovane ma già rinomato Obizzo fu a capo delle truppe fiorentine che assediarono gli Ubaldini a Badia di Susinana. Si accordò con un disertore che allontanò le guardie e aprì le porte della rocca. Per questa vittoria Obizzo ottenne onori e ricompense dalla repubblica fiorentina. Nel 1382 fu in Val d’Orcia, espugnò Celle sul Rigo, fece decapitare i comandanti nemici e distrusse l’intero paese.

Tornato nel modenese, conquistò numerosi possedimenti, a cominciare da Roccapelago, la sua terra d’origine. Ma ciò comportò una lunga contesa con Lucca che, dalla Garfagnana e dal passo San Pellegrino, aveva esteso i propri domini oltre Appennino. Infatti, nel 1393, la possente rocca fu espugnata dai lucchesi che, alleatisi con gli Estensi si impossessarono di Pievepelago, Sant’Andrea Pelago, Flamignatico. Assediato dagli estensi presso Pavullo, Obizzo si accordò col marchese d’Este e conservò gran parte dei suoi possedimenti. L’anno successivo, approfittando di una tregua con i lucchesi, vendette loro alcuni castelli ma poi, con un colpo di mano, se ne impadronì nuovamente.

(La ricostruzione dell’assedio di Roccapelago viene effettuata nel percorso “Sulle orme di Obizzo” attraverso un plastico e la suggestiva narrazione di Enzo Ferroni ).

Dopo alterne vicende,si vide riconosciuti in feudo dagli estensi Roccapelago, Pievepelago, Sant’Andrea e altre 16 località del Frignano e fu nominato podestà di Sestola. Nel 1406 fu di nuovo in Toscana come capitano generale dei fiorentini nella guerra contro Pisa .Strinse d’assedio Vicopisano e, dai monti di Buti, lo investì con numerose bombarde e catapulte che uccisero oltre 150 persone. Proprio con una catapulta gettò dentro le mura una spia pisana con un cartello al collo.

Quando Vicopisano si arrese Obizzo dovette rientrare in tutta fretta nei propri possedimenti perché il figlio Neri era attaccato da milizie estensi. Nonostante l’alleanza con il signore di Parma Ottobono Terzi, per cui conto si spinse a Mirandola e nella valle del Panaro, nel 1408 perse gran parte dei suoi castelli, a cominciare dalla prediletta Roccapelago dove fu preso prigioniero il figlio Antonio.

Costretto a fare atto di obbedienza a Nicolò d’Este, Obizzo fu obbligato a cedere i castelli che ancora deteneva e a trasferirsi a Ferrara. Ma nel 1411 tornò a guidare le truppe fiorentine contro il re di Napoli Ladislao d’Angiò spingendosi fino alle porte di Roma. Nel 1415, secondo una memoria lasciata da un suo nipote, morì a Lucca, probabilmente di malattia. Ma una tradizione popolare asserisce che fu ucciso da un colpo di balestra mentre si trovava a Riolunato, nel Frignano nel luogo dove oggi sorge una colonna sormontata da una croce. La versione del nipote è giudicata la più attendibile. Tuttavia, proprio a Riolunato in località Castello, il castello dei Pelosi (di cui sono ancora visibili imponenti resti, a cominciare da una splendida torre) fu una delle dimore predilette da Obizzo

A Roccapelago, la residenza principale, è possibile vedere il Museo Storico “Sulle orme di Obizzo da Montegarullo”  nato per iniziativa della Associazione Volontaria Pro Rocca che da anni opera per la tutela, lo studio e la valorizzazione di questi luoghi.

Il museo ripercorre le vicende di Obizzo mediante quadri disposti in ordine cronologico recanti le fotografie delle illustrazioni originali, i disegni a tratto di penna del bibliotecario Salvator Bongi e il testo della cronaca, illustrata con pregevoli miniature realizzate ad acquerello, di Giovanni Sercambi storico lucchese, nato nel 1348 .

Vengono così narrati gli assalti dei castelli del Frignano dell’anno 1393 (tra i capitani lucchesi c’era anche il Sercambi) . Un plastico, con una suggestiva illustrazione da parte di Enzo Ferroni rievoca nei dettagli l’assedio del castello di Roccapelago dove furono impiegate le macchine da guerra di quel tempo, come mangani, trabucchi e catapulte, ma non solo, vennero usate anche le prime armi da fuoco come le bombarde.

La rocca non fu espugnata ma fu trattata la capitolazione in cambio di 1700 fiorini d’oro.

Ad arricchire la parte documentaria è presente un stimolante diorama relativo all’assedio di Roccapelago. Vi sono armi medievali in asta, mazze, scuri, asce spade e corazze riprodotte sapientemente su modelli originali da Del Tin, un artista di Maniago famoso in tutto il mondo. E’ presente una balestra, di particolare effetto, con arco in acciaio e leva di caricamento del tutto simile a quelle usate nell’assedio. Si può ammirare la magnifica armatura della fine del XIV secolo, vanto dei signori dell’epoca che la indossavano nelle grandi occasioni. Inoltre, il suggestivo Corpo di Guardia dell’antico castello di Roccapelago, ultimo baluardo posto sul confine con la Toscana. Infine, la mostra non poteva mancare un elemento di raffinatezza e fascino: gli abiti medievali indossati un tempo da persone di ceto elevato.

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