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I simboli del razzismo: a Prato si accende il dibattito Politica

Prato – Questi sono i giorni che vedono tirate giù dai piedistalli, imbrattate, decapitate le statue, perché – sostiene il movimento “Black lives matter” – bisogna cancellare una memoria storica intrisa di schiavismo, colonialismo, oppressione. Pagine e pagine del passato che sarebbero state  scritte a senso unico con l’intento di annichilire le ragioni degli oppressi e far tacere le voci di chi ha meno diritto di parola. Orbene siamo però sufficientemente pronti a riscriverne un’altra di storia? È questo il mezzo giusto con cui accendere i riflettori sulla storia dei vinti?

Complice un post su Fb del consigliere del partito democratico del Comune di Prato Marco Biagioni, il dibattito si è acceso in città via social “Nessuno osi tirare giù le statue “; “Rimuovete quelle statue”. Contattato telefonicamente l’autore del post ribadisce: “Non imbratterei di certo una statua. Ma non me la sento di condannare a priori chi lo sta facendo”.

Ecco le sue motivazioni: “Nel mondo sta accadendo che chi vive discriminazioni razziali nelle società occidentali ha avviato un movimento internazionale che sta facendo emergere la necessità di rivedere la nostra storia. Il fatto che ci sia chi arriva ad abbattere o imbrattare le statue per esprimere un disagio e denunciare un sistema oppressivo che nasce da lontano, deve porre la politica di fronte a una seria riflessione. Penso che la sinistra dovrebbe dare voce a queste battaglie incanalandole nei giusti strumenti democratici e istituzionali. Per un partito progressista fermarsi a criticare questi atti senza aver neanche provato seriamente a rappresentare i bisogni che vi sono dietro è un errore. Questa può essere un’opportunità per iniziare un nuovo percorso politico contro le discriminazioni”. E, ancora: “C’è un razzismo sistemico che è presente anche nel nostro Paese e si presenta a vari livelli politico, culturale ed istituzionale”.

Sul raid contro la statua di Indro Montanelli avvenuto poche sere fa a Milano firmato e filmato da Rete Studenti Milano e LuM, Biagioni ricorda che fu imbrattata anche l’anno scorso da parte del movimento femminista «Non una di meno»: “E’ sicuramente un gesto estremo, ma è il segnale di un disagio che non si ferma alle sole discriminazioni razziali, ma si interseca con altre questioni, come quella femminile e di una lotta a una società ancora fortemente maschilista”.

E ha poi concluso:”Non concentriamoci solo su chi imbratta le statue: la responsabilità principale di questi episodi è da attribuire alla mancanza dei partiti che non danno loro voce. Perché compito della politica è quella di mettersi in ascolto di queste persone e realtà per poi fare proposte nelle sedi opportune”.

E sulla necessità di ascoltare  chi oggi si sente ancora discriminato, Marco Biagioni ricorda che i Giovani Democratici sabato 20 giugno alle ore 17.00 al Circolo l’Unione di Vergaio hanno organizzato un incontro dal titolo “Prato antirazzista: da George Floyd al razzismo sistemico italiano”.

Un’iniziativa  per approfondire la nascita del movimento sorto dopo il caso di George Floyd, e per fare il punto di vista di chi vive una discriminazione razziale sulla propria pelle. Parteciperanno infatti i rappresentanti delle comunità migranti di Prato.

Foto: Marco Biagioni

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