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I sindaci Pd alzano la voce: vogliamo contare nella scelta delle priorità Politica

Firenze – Intendiamoci bene non siamo una nuova corrente – dicono – e se si vuole usare questa parola famigerata diciamo che è una “corrente di idee”. Sindaci così tirati a lustro e pronti alla battaglia nel partito era difficile incontrarli solo qualche mese fa. Stavolta fanno sul serio e hanno approfittato di un incontro al Festival dell’Unità di Firenze per lanciare il guanto di sfida.

Protagonisti Dario Nardella, primo cittadino di Firenze, con i colleghi Valeria Mancinelli di Ancona, Emiliano Del Bono  di  Brescia e Brenda Barnini di Empoli, efficacemente moderati dalla giornalista della Nazione Cristina Privitera. Da mesi in collegamento permanente via chat, insieme a tanti loro colleghi i quattro hanno deciso che è arrivato il momento che i sindaci facciano sentire la loro voce nella scelta delle priorità politiche. Pare un’ovvietà se si pensa quanto sia importante la loro esperienza diretta dei problemi dei territori, e invece non vengono ascoltati e sarebbero stati anche tenuti fuori dalla cabina di regia della gestione dei fondi europei se non avessero alzato la voce. Eppure, ha ricordato Nardella, il piano Marshall del secondo dopoguerra vide il ruolo chiave dei comuni negli investimenti per la ricostruzione (insieme alle Ferrovie dello Stato).

Ancora loro, i primi cittadini eletti direttamente, rappresentano l’unica forma di selezione della classe dirigente rimasta in Italia, quella che alla fine mette alla prova competenza, carattere, capacità di leadership. Una classe dirigente all’altezza, perché – ha sottolineato Mancinelli – “è il fallimento dell’élite che produce il populismo”.

Per questo Del Bono ha parlato apertamente di una “profonda frattura all’interno del Partito Democratico”: “I sindaci delle città non sono in sintonia con il gruppo dirigente nazionale”, colpevole di non tenere conto dei problemi reali del Paese. Il pericolo è quello di concentrarsi solo sulle tattiche per la elezioni del Presidente della Repubblica e non sui temi forti (uno per tutti: l’integrazione, l’inclusione sociale, il lavoro). “In una vicenda come quella della Gkn i politici romani dovevano venire qui non per fare un’intervista televisiva ma stare ai cancelli fino a che non veniva risolto il problema di 400 persone licenziate con una e-mail come fece La Pira per il Pignone”, le forti parole di Nardella.

Ci sono tanti problemi di portata strategica nel governo dei territori che dovrebbero essere in cima alle priorità dell’azione del partito. Per esempio la semplificazione (“il decreto in fase di conversione non basterà”), vale a dire l’alleggerimento della iper-regolamentazione fatta soprattutto dai governi di centrosinistra (Mancinelli) che impedisce di governare: “Per la conferenza dei servizi sulla tramvia di Bagno a Ripoli ci sono voluti due anni e mezzo, nonostante la previsione normativa, senza sanzioni, di 90 giorni” (Nardella).

Con tutto quello che hanno da fare, i sindaci finora si sono concentrati sull’amministrazione, ma ora è venuto il momento di uscire dalle retrovie di far sentire la loro voce (Brenda Barnini) con iniziative forti, senza escludere persino lo sciopero, se il centro continua a non ascoltarli. Nei prossimi giorni presenteranno un emendamento al pacchetto di norme a firma Zanda, Parrini e altri a tutela dei sindaci in discussione in Parlamento, che toglie l’incandidabilità per i sindaci che ambiscono a un seggio in Parlamento a meno che non si dimettano sei mesi prima. “Si tratta di una norma anticostituzionale – così i quattro sindaci – e giudicheremo l’impegno dei nostri parlamentari nel fare passare l’emendamento”.

Il secondo banco di prova sarà la gestione delle risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Attenzione, raccomanda Brenda Barnini, a rischio sono soprattutto i fondi destinati al capitolo sociale, inclusione e parità di genere, quelli che nessuno in Europa considera strategici. Deve toccare ai sindaci garantire che siano spesi bene e nei tempi previsti dall’Europa.

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