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I social, l’umanità, la guerra: torna il Festival Middle East Now Cinema

Firenze – Al Cinema della Compagnia la nona edizione del Festival Middle East Now. Dal 10 al 15 Aprile, Firenze ospita un programma ricchissimo di film, documentari, eventi speciali, tra cui una mostra fotografica “Flaying Boys” e uno spettacolo teatrale “White Rabbit, Red Rabbit” interpretato da Fabrizio Gifuni. Il festival è stato presentato dai direttori Roberto Ruta e Lisa Chiari insieme a Monica Barni (Vicepresidente della Regione toscana), Stefania Ippoliti (Responsabile Area Cinema, Fondazione Sistema Toscana) e Tommaso Sacchi (assessore alla cultura del Comune di Firenze). Il direttore Roberto Ruta ha presentato i focus principali del Festival:

HASHTAG# MIDDLE EAST tema innovativo e di grande rilievo per comprendere il complesso fenomeno del uso dei Social Media e di Internet nel Medio Oriente contemporaneo. Cosa significa essere connessi in Medio Oriente? Il festival vuole raccontare e osservare lo storytelling che milioni di persone costruiscono tutti i giorni attraverso la rete.

Come ogni anno il festival organizza poi Il Punto delle 19.30: Mercoledì 11 aprile si parla di Siria, raccontare la vita nonostante la guerra, intervengono tra gli altri Talal Derki, regista del film “Of Fathers and Sons” e Mohammed Albakkar, portavoce dell’Aleppo Media Center, e Filippo Mancini, coordinatore del progetto fotografico Life in Syria. Modera l’incontro Giuseppe Alizzi, autore del libro Sham Sham e noto esperto di Siria.

Il caso Siria viene raccontato anche con una rilevante selezione di film: la prima italiana del documentario “Of Fathers and Sons” (Siria 2017), vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultima edizione del Sundance Film Festival, in cui il regista Talal Derki realizza un ritratto crudo e realista del generale Abu Osama, leader islamista radicale di Al-Nusra, braccio siriano di Al-Qaeda, e segue l’addestramento del branco di giovani che lo idolatra. “Mr. Gay Syria” (Turchia 2017) di Ayse Toprak parla invece di omosessualità nella società siriana. Inoltre segnaliamo “Focus Syria in Short”, sezione dedicata ai cortometraggi creati da giovani film-maker siriani.

Il Middle East Now dedica un Focus alla regista palestinese Annemarie Jacir, protagonista della Opening night il 10 Aprile al Cinema La Compagnia con il suo nuovo film “Wajib”. Il film ha debuttato al festival di Locarno, vinto premi ai migliori festival internazionali, è stato candidato agli Oscar 2018 e uscirà nelle sale italiane il prossimo 19 Aprile distribuito da Satine Films. Abu Shadi e suo figlio si ritrovano dopo tanti anni per compiere il rito tradizionale del Wajib: consegnare a mano le partecipazioni al matrimonio della figlia e sorella. Ad introdurre la proiezione la regista, l’attore Saleh Bakri, e il produttore di Ossama Bawardi. Nei giorni successivi sarà proiettata, inoltre, una selezione delle opere più famose di Annemarie Jacir: “Like Twenty Impossibles”(2003), primo cortometraggio palestinese selezionato a Cannes; “Salt of this Sea”(2008), primo lungometraggio diretto da una regista palestinese, scelto per la sezione Un certain Regard del Festival di Cannes; “When I Saw You”(2012), vincitore del premio NETPAC al Berlin International Film Festival e nominato agli Oscar 2013.

Il Festival propone, di fronte a uno scenario geopolitico inquietante, uno spazio creativo in cui l’arte, la musica, la cucina possano diventare luogo di incontro reale e immaginario. Ed ecco allora, dall’Afghanistan, “Rockabul” (2018), che chiuderà il festival domenica 15 Aprile, in cui Trevis Beard racconta le vicende dei District Unknown, prima band heavy metal del paese. La loro grande sfida è fare musica rock in un paese in cui la musica è considerata maledetta e viene bandita. Dall’ Arabia Saudita giunge invece il documentario “The Poetess” (Arabia Saudita/Germania, 2017) di Stefanie Brockhaus e Andreas Wolff, dedicato alla poetessa e attivista saudita Hissa Hilal, divenuta famosa in tutto il mondo grazie al talent show “Million’s Poet” e alle sue poesie contro il terrorismo e il fanatismo islamico.

Middle East Now 2018 ha selezionato importanti film che provengono da Isralele e Palestina. In “Soufra”, di Thomas Morgan, è la cucina a dare una speranza alle protagoniste: Mariam Shaar, rifugiata palestinese ha trascorso tutta la vita nel campo profughi di Burl El Barjneh a sud di Beirut in Libano, insieme ad un gruppo di donne gestisce la società di catering Soufra e cerca di espandere le attività al di fuori del campo. Il documentario “MUHI GENERALLY” (Israele, 2017), di Rina Castelnuovo-Hollander e Tamir Elterman, racconta la storia di un ragazzino di sette anni di Gaza, vivace e coraggioso, che ha vissuto tutta la vita in un ospedale israeliano, dove è stato accolto da piccolissimo a causa di una grave malattia autoimmune. In anteprima si potrà vedere il documentario “The Oslo Diaries”, di Mor Loushy, Daniel Sivan (Israele, Canada, 2018), sui retroscena degli accordi di Oslo tra Israele e Palestina.

Il Festival fin dalle prime edizioni ha mostrato grande attenzione a Iraq e Iran. Nell’edizione 2018 vedremo l’ultimo film del regista Mohamed Al- Daradji, “The Journey” (Irak 2017), storia di una giovane attentatrice suicida alla stazione di Baghdad, che rimette in discussione i suoi piani dopo un incontro che le cambierà la vita. Ci sarà anche la prima italiana di “Mirrors of Diaspora” di Kasim Abid (Iraq, Regno Unito, 2017), sull’esilio, l’alienazione, la creatività, l’identità, attraverso le vite di sette artisti iracheni coinvolti nella diaspora da più di quarant’anni.

Dall’Iran una commedia tra documentario e finzione: “Before Summer ends” di Maryam Goormaghtigh (Francia, Iran, 2017). I protagonisti del film sono tre giovani iraniani appena laureati alle prese con un viaggio nel sud della Francia. “20th Suspect Circuit” di Hesam Eslami (Iran 2017) racconta invece l’improbabile amicizia tra il regista e il capo di un gang criminale giovanile che scatena scorribande per le strade di Teheran. Nella stessa sezione il pluripremiato “Stronger than a Bullet” di Maryam Ebrahimi (Iran, Svezia 2017), su Saeid Sadeghi, fotografo durante la guerra Iran-Iraq, inventore di immagini di propaganda, oggi pentito. Per la prima volta al festival il Sudan con il film “Iman” di Mia Bittar (Sudan 2017).

Uno speciale Focus sarà dedicato ai giovani registi emergenti del Kuwait e alle diverse interpretazioni della tecnologia, con una selezione di corti “The Best Life” di Meqdad Al-Kout (Kuwait 2016), spaccato divertente sull’ossessione contemporanea dell’essere connessi.

Segnaliamo, tra gli Eventi Speciali del Festival, le mostre “The PEOPLE’S SALON” e “FLYING BOYS” della fotografa irachena TAMARA ABDUL HADI, una delle fotografe mediorientali più affermate, co-fondatrice di Rawiya, il primo collettivo di fotografe donne in Medio Oriente. La fotografa presenterà a Firenze, alla FSM Gallery, due dei suoi ultimi progetti fotografici, che indagano le rappresentazioni dell’identità maschile nel mondo arabo, esplorandone complessità e stereotipi. La mostra sarà inaugurata giovedì 12 Aprile alla Fondazione Studio Marangoni, dove sarà visibile fino al 31 maggio 2018.

Non mancherà il teatro, con “WHITE RABBIT, RED RABBIT”, spettacolo interpretato dall’attore Fabrizio Gifuni. “White Rabbit Red Rabbit” è un testo teatrale scritto da Nassim Soleimanpour nel 2010, che conta più di mille repliche in tutto il mondo e che sarà sabato 14 Aprile al Teatro Cantiere Florida di Firenze.

Al termine del Festival, la sera di domenica 15 Aprile, saranno assegnati i premi “Middle East Now Award”, al miglior film votato dal pubblico, “Best Short Film by NYU Firenze”, al miglior cortometraggio votato da una giuria composta da studenti della New York University di Firenze, “Best Off”, riconoscimento al miglior cortometraggio d’autore conferito da OFF Cinema.

 

Foto: l’immagine logo del Festival tratta da “FLYING BOYS” della fotografa irachena TAMARA ABDUL HADI,

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